Verve
di Mariateresa Truncellito
Il Maggio Musicale Fiorentino è il più antico e prestigioso festival europeo, insieme a Bayreuth e Salisburgo. Sul palcoscenico del Teatro Comunale sono saliti i nomi più prestigiosi della musica di questo secolo: un elenco assai sommario comprende direttori, interpeti musicali e cantanti come Vittorio Gui, Bruno Walter, Furtwangler, De Sabata, Mitropoulos, Zubin Mehta, Karajan, Maria Callas, Pietro Mascagni, Bela Bartòk, Luigi Nono, Benedetti Michelangeli, Riccardo Muti (direttore dal 1969 al 1981), Zubin Metha (direttore principale dall’85). Al loro fianco, registi d’eccezione, come Max Reinhardt, Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Luca Ronconi, Liliana Cavani, Bob Wilson. E una folta schiera di grandissimi pittori e scultori: Giorgio De Chirico, Oskar Kokoschka, Felice Casorati, Mino Maccari. Il Festival occupa i mesi di maggio e giugno, ma l’attività del Teatro si estende per tutto l’anno, con la Stagione di opere, concerti e balletti, e gli spettacoli estivi nella monumentale cornice del Giardino di Boboli.
di Mariateresa Truncellito
Se non hai una storia tua, non importa: se hai abbastanza denaro, puoi comprare quella degli altri. E, se la amministri con amore e con passione, ma senza esserne geloso, tutti verranno ad ammirarla. E’ una sensazione comune quando si entra in un museo americano, colmo di vestigia del nostro passato. Nostro, nel senso di europei, che ritrovano le proprie radici nel Nuovo Mondo. Che, come nessun altro, sa valorizzarle.
di Mariateresa Truncellito
Benedette Olimpiadi: se non ci fossero, in Italia bisognerebbe inventarle. Perché, almeno una volta ogni quattro anni (o meglio, ogni due, data la scansione stagionale) rivelano al popolo più calcistico del mondo che lo sport non è solo un pallone che rotola. Il 2006 è stato l’anno del ghiaccio: improvvisamente tutti si sono scoperti una insospettabile passsone per curling e pattinaggio artistico.
di Mariateresa Truncellito
Oggi il principio educativo in base al quale è bene assecondare le inclinazioni naturali dei ragazzi è generalmente condiviso. Ma nell’India del Settecento le cose stavano in modo diverso. E fu così che il piccolo principe Sawai Jai Singh II (1686-1743), rimasto orfano a soli 11 anni, fu costretto prima a sedersi sul trono di Amber e subito dopo a rialzarsi, per correre a fare la guerra al servizio dell’imperatore Moghul Aurangzeb. E tutto ciò a dispetto della sua passione, manifestata sin dalla più “tenera infanzia”, per le scienze esatte. Matematica e astronomia comprese.
di Mariateresa Truncellito
L'ammiraglio Nelson, Oscar Wilde, Charlie Chaplin, il duca di Windsor, Cecil Beaton: sono solo alcuni degli illustri gentiluomini clienti di James Lock & Co., il più antico e famoso cappellaio del mondo. La bottega è ancora là, al numero 6 di St. James Street a Londra, dove venne aperta oltre trecento anni fa. E ancora vende alcuni tra i prodotti inglesi più... tipici: le bombette da città e da cavallo, i «formal», gli eleganti cilindri neri e grigi, e i cappelli da campagna di feltro asciutto e indistruttibile. La sua storia, da sempre, riflette quella della società inglese. E se le mode passano, James Lock & Co non ha mai archiviato la sua produzione, pur aggiornandosi: fino ad aprirsi, in anni recenti, alla modisteria femminile.
di Mariateresa Truncellito
I «due chilometri quadrati più storici d’America», l’Indipendence Hall e la Liberty Bell (l’aula dove il 4 luglio 1776 si riunirono i delegati delle tredici colonie per approvare la Dichiarazione d’Indipendenza e la campana che ne salutò la prima lettura pubblica), le bistecche al formaggio e Rocky: Philly (per i suoi), Philadelphia (per gli estranei) ha tra i feticci obbligatori per i visitatori anche il film che esattamente trent’anni fa trasformò in un divo Sylvester Stallone. Che festeggia l’anniversario (e il suo sessantesimo compleanno) regalandosi il sesto episodio della saga, in uscita Natale negli Usa e a marzo 2007 in Italia. E una statua in bronzo che lo immortala nei panni del celebre pugile, davanti al Philadelphia Museum of Art. Non un semplice omaggio a un film ma, secondo l’amministrazione locale, «il simbolo della vittoria dell’uomo comune contro le avversità».
di Mariateresa Truncellito
Se il cupolone di messer Filippo Brunelleschi, «tanto ampio da coprire con la sua ombra tutti e' popoli toscani» è da sempre l’orgoglio dei fiorentini, non altrettanto si può dire del ciclo degli affreschi che ne rivestono l’interno. Benché il Giudizio Universale di Giorgio Vasari e Federico Zuccari con i suoi circa 4000 metri quadrati costituisca il ciclo pittorico più vasto della cristianità, la città non lo ha mai molto amato.
di Mariateresa Truncellito
Per valutare la ricchezza informativa di una guida di New York si può fare un mini-test. Andate alla voce «Ponte di Brooklyn»: di sicuro ci sono i nomi di John Roebling e di suo figlio Washington, gli ingegneri che firmarono la più famosa opera civile dell’epoca vittoriana. Ma nessun chewingum avrebbe potuto scegliere come simbolo il ponte sull'East River che da 123 anni collega Manhattan a Brooklyn se non ci fosse stata anche... una signora Roebling. Eppure le guide turistiche la liquidano più o meno così: terminò i lavori «la moglie di Washington Roebling». È vero che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna. Ma, a parte che Emily Warren non fu mai “dietro” suo marito, semmai gli fu sempre accanto, la mente che portò a compimento un progetto arditissimo per i suoi tempi merita decisamente di più.
