Goya

Di Mariateresa Truncellito

Immaginate che fra due o tremila anni un archeologo vada alla ricerca di tracce di un'antica civiltà scomparsa. La nostra. Tra i reperti, vista la loro attuale diffusione su scala mondiale, ci sarebbe sicuramente qualche bottiglia (o almeno qualche frammento) di Coca-Cola e qualche lattina di zuppa in scatola.

di Mariateresa Truncellito

Che c’entra il riluttante caposcuola dell’impressionismo, francese per di più, in un numero dedicato alla Germania? C’entra, eccome. Perché Edouard Manet (Parigi, 1832-1883), l’iniziatore della pittura moderna, si rivela a uno sguardo curioso uno degli artisti che più spesso hanno immortalato la birra, la “bionda”, gioiosa bevanda che più identifica la cultura e la cucina del cuore dell’Europa. E se ancora oggi in tutto il vecchio continente la birra è la bevanda alcolica preferita dai giovani, un piacere da condividere in compagnia degli amici e uno straordinario mezzo per rompere il ghiaccio e socializzare (non per niente si sposa a meraviglia con la pizza, un altro sinonimo di allegria a tavola), non appare certo azzardato immaginare il ventenne Edouard che ne viene conquistato mentre viaggia per studiare i capolavori dell’arte classica tra i musei di Olanda, Germania e Austria.

di Mariateresa Truncellito

Che francesi e italiani siano da sempre rivali nei piaceri e nella bellezza è cosa risaputa: la moda, l’arte, la musica, l’architettura, il saper vivere. E la cucina naturalmente. Un campo nel quale si sono reciprocamente punzecchiati, ma, soprattutto ammirati e influenzati.

di Mariateresa Truncellito

Quando un divo sceglie di lasciare la ribalta al culmine della carriera senza dare spiegazioni, le illazioni verso quello che ai più sembra un gesto “insano” si sprecano. È successo per Greta Garbo, per Lucio Battisti e per Mina. E successe anche a Gioacchino Rossini (1792-1868): non si è mai saputo esattamente perché il maestro pesarese, geniale, brillante e molto spiritoso, a soli 37 anni e al top della fama e della popolarità, decise che ne aveva avuto abbastanza di comporre opere teatrali e si ritirò a vita privata. Limitandosi a scrivere due opere sacre (lo Stabat Mater e la Petite messe solennelle) e cantate e piccoli pezzi per piano, per puro divertimento, raccolti sotto il titolo di Peccati di vecchiaia, con intestazioni surreali, come «Gli antipasti», in cui i singoli brani si chiamano «Ravanelli», «Acciughe», «Burro»...

Una materia prima straordinariamente plasmabile, capace di dare vita a capolavori multiformi, capaci di solleticare più sensi (la vista, il gusto, il tatto, l’olfatto), apprezzabili da un numero infinito di estimatori, di ogni sesso, eta’, religione, razza, provenienza, epoca storica. Con queste eccezionali caratteristiche, poteva il cioccolato lasciare indifferente la fantasia e la creatività di chi coltiva l’estro in cucina?

di Mariateresa Truncellito

Anche se oggi sono Zorro, SpiderMan, i mostri spaziali e le tartarughe ninja a tenere in pugno la fantasia dei nostri bimbi, non ce n’è uno che non conosca almeno la marionetta più famosa: Pinocchio, il monello bugiardo e disubbidiente che vive mille avventure prima di diventare un bambino vero. Pinocchio, il burattino senza fili, metafora della libertà, intesa come rifiuto delle convenzioni e dell’autorità. Ma anche personificazione dell’infanzia, di un’epoca fatata nella quale gli animali parlano, i soldi si trovano sugli alberi e si può credere in un futuro mondo di balocchi dove ciò che conta è solo divertirsi. Pinocchio è l’adulto che diventa grande, ma mai del tutto, mai fino in fondo. Se sarà capace di conservare dentro di sé una scheggia di quel burattino di legno.

di Mariateresa Truncellito

In molti l’hanno definita “pittrice surrealista”. Ma Frida Khalo con i suoi quadri non cercava tanto di fuggire dalla realtà, quanto di scendere a patti con essa. La sua arte, con i simboli di cui è disseminata, è un racconto biografico: attraverso i suoi celebri autoritratti, in coloratissimi abiti tradizionali, sanguinante, piena di fiori e gioielli vistosi o cosparsa di chiodi, la pittrice ci parla di sé, delle sue ossessioni, delle infinite operazioni chirurgiche, delle sue gioie, delle sue sofferenze. E del suo mondo. Che è innanzitutto il Messico, con la forza e i colori della tradizione, squillanti al limite della violenza. Così, gli scheletri che popolano le tele non rappresentano fantasmi psicanalitici: sono i golosi teschietti di zucchero venduti sulle bancarelle delle fiere il giorno dei morti, da succhiare allegramente per esorcizzare la paura dell’aldilà.