Bella

di Mariateresa Truncellito

La regista Yamina Bachir Chouikh racconta nel film “Rachida” la vita negli anni di piombo in Algeria. Visti con gli occhi di una coraggiosa ragazza che si ribella alla violenza e alla paura.

di Mariateresa Truncellito

Il loro fascino intramontabile colpisce ancora: le celebra un film, un libro, un disco. Da sempre conquistano le donne. Gemme del mare, dalle forme perfette o irregolari, talismani di felicità o simboli d’amore

di Mariateresa Truncellito

Dagli spettacoli alla cronaca rosa a quella giudiziaria: così si riassume la parabola di Serena Grandi, l’attrice coinvolta nell’ultimo scandalo della Roma-bene. Un’inchiesta della Procura che ha portato alla scoperta di traffico di sostanze stupefacenti e favoreggiamento della prostituzione, con una ventina di ordinanze di custodia cautelare, 35 indagati e un numero imprecisato di illustrissimi consumatori. «È un clamoroso errore», si è immediatamente difesa la Grandi. «Sono disgustata. Tutta colpa di un’auto che ho venduto anni fa. Non ho mai ceduto droga e con la prostituzione non ho niente a che vedere. Non sono una maitresse». Si è sfogata davanti al gip nel carcere di Regina Coeli. Poi si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

di Mariateresa Truncellito

Ci sono scrittori che, oltre al talento narrativo, sembrano possedere la pietra filosofale: hanno trovato il modo di trasformare la parola scritta in oro sonante. E ogni loro “creatura”, ponderosi romanzi, saggi, ricordi di infanzia o lettere alla mamma, diventa un best-seller. Vendite (e incassi record), scalate alle classifiche, premi, pubblicità. Altre volte, il miracolo lo compie il passaparola dei lettori: come è successo per Daniel Pennac (il papà del Signor Malaussène) o per Andrea Camilleri e il suo commissario Montalbano. Tutto questo accande anche in Italia, paese di lettori assai riluttanti, benché, ogni anno vengono pubblicati 40 mila titoli. La definizione di “lettori forti”, usata dagli esperti di statistica, si applica infatti a coloro che portano a termine “almeno 11 libri all’anno” (il 60 per cento di loro sono donne). Insomma: i più diligenti tra noi leggono meno di uno al mese. Che, spesso, è l’ultimo prodotto di un alchimista miliardario della scrittura: la metà dei best-seller sono romanzi stranieri, solo un quarto italiani.

di Mariateresa Truncellito

Diciamoci la verità: chi di noi non ha qualche buon motivo per la lamentarsi? Il collega zelante o quello troppo pigro. La vicina rumorosa. La fatica di arrivare a fine mese con lo stipendio. Il mal di schiena che ci tormenta. La suocera impicciona. Il marito che ci trascura. Fa caldo, fa freddo, non la smette più di piovere... Ogni fatto della vita, triste o lieto, fondamentale o marginale, può essere un valido pretesto. La lagna, oltre (si spera) a tenere lontana l’invidia, ha anche un effetto liberatorio: bisogna pur sfogarsi, che diamine! Certo, la prospettiva cambia quando a lamentarsi sono gli altri: quelli che appena li incontri (e non importa se si siamo visti solo il giorno prima) ci aggiornano sulle loro disgrazie, dal capufficio idiota al figlio che si è fatto l’ennesimo piercing. La tentazione di “scantonare”, facendo finta di non vederli è forte. Del resto, persino Dio, a un certo punto, ha perso la pazienza di fronte al piagnucoloso profeta Giona. Figuriamoci noi, comuni mortali!

di Mariateresa Truncellito

È il più ricco e popolare scrittore di best seller del mondo. Ma lavora come un impiegato

Wilbur Smith è un bell’uomo dall’aria molto distinta: alto, elegante, indossa un abito gessato grigio (presumibilmente italiano, come le scarpe) con camicia azzurra, porta un anello. Ha un’andatura leggermente claudicante, ricordo di un incidente di caccia, sua grande passione. Prima di cominciare l’intervista, reclama una tazza di tè. Of course, sono le cinque del pomeriggio e lui è un inglese doc, anche se d’Africa: è nato nello Zambia, ex Rhodesia del Nord, il 9 gennaio 1933, abita a Città del Capo, ma possiede anche una tenuta di campagna di 27 mila acri (11 mila ettari), un’altra casa che si affaccia sull’Oceano Indiano e, di tanto in tanto, si trasferisce nella sua villa alle Seychelles...

di Mariateresa Truncellito

Chi ha sparato a Mussolini? Perché c’è chi crede che Hitler sia riuscito a fuggire dal bunker di Berlino e a rifugiarsi in Argentina? Davvero lo sbarco dell’uomo sulla luna potrebbe anche essere una clamorosa montatura della Nasa per manipolare l’opinione pubblica? Sono alcune delle inquietanti domande di cui è piena la nostra storia recente. Anche il passato, che per sua natura dovrebbe essere certo e definitivo, spesso è avvolto da dubbi, misteri, mille ipotesi e nessuna verità. Ad alcuni di questi grandi interrogativi cerca di dare una risposta un nuovo ciclo di trasmissioni su Raitre, il venerdì in prima serata: «Enigma, I misteri della storia». Tra gli autori, Corrado Augias.

di Mariateresa Truncellito

La tv è una valle di lacrime. È abbonata ai lucciconi Mara Venier e piange come un vitello Giucas Casella quando azzecca il numero che completa la cinquina del telespettatore. Singhiozzano i reclusi nella casa del Grande Fratello quando qualcuno riacquista la libertà. Piangono travolti dalla commozione Maradona e Sofia Loren, e piange pure l’ospite Maria DeFilippi. Piangono perdenti e vincitori di «Operazione Trionfo», mamme e papà soddisfatti e delusi e non trattiene le lacrime il tenero Miguel Bosé. Monica Lewinsky è fuggita in lacrime dallo studio di Porta a Porta in occasione della sua intervista mancata. Le lacrime, insieme con costume, scettro e corona, sono la dotazione obbligatoria di Miss Italia. Ed è stato un pianto greco la caccia alle Veline: alla finale ha singhiozzato Elisabetta Liberale, impietosamente esclusa dalla giuria, e Gabriella Capizzi, che invece di partecipare al grande abbraccio delle vincenti, è tracimata in un pianto a dirotto per «l’ingiusto ripescaggio» di Giorgia Palmas (che invece rideva). Fa i capricci Naomi Campbell con l’amica Donatella Versace, ma poi si pente e piange. Naturalmente durante una affollata conferenza stampa. Piange l’algida Gwyneth Paltrow regina nella notte degli Oscar 1999. Piange Deborah Compagnoni quando dichiara ufficialmente il suo ritiro dall’attività agonistica.

Rupert vs Firth
L’importanza di essere... inglesi

di Mariateresa Truncellito

Arrogante, ribelle e provocatorio l’uno. Per bene, serio e politicamente corretto l’altro. Insieme, sullo schermo, per Oscar Wilde. Due “facce” del fascino british

di Mariateresa Truncellito

Il 14 marzo 2003, a Milano, ci sarà il grande debutto di Pinocchio, il grandioso spettacolo che nasce dall’incontro tra i Pooh e Saverio Marconi, con la produzione della Compagnia della Rancia. Grandi scenografie, 300 costumi, e altrettante persone impegnate per la perfetta riuscita del musical. Uno spettacolo senza precedenti, dal costo di 10 milioni di euro, i cui diritti sono già stati opzionati da 7 Paesi europei.