Anna

Se mangi grasso, sei grasso. Inutile illudersi: perché tutti siamo fatti di ciò che mettiamo nel piatto. E non c’è certo da meravigliarsi se quelli che mangiano terribilmente male di solito sono più malati e fuori forma di quelli che cercano di alimentarsi in modo sano. Dunque, se vogliamo cambiare, conquistare peso forma, energia e benessere, dobbiamo innanzitutto scegliere i cibi giusti. Lo suggerisce Gillian McKeith nel suo best seller “Sei quello che mangi” (uscito in questi giorni anche in Italia, edito da Corbaccio), due milioni di copie vendute in tutta Europa. Nutrizionista inglese e conduttrice televisiva (“Sei quello che mangi” è anche una trasmissione di successo, seguita da oltre 4 milioni di spettatori), definita dal Sunday Times la “guru del cibo della Gran Bretagna”, McKeith ha tra i suoi discepoli membri della casa reale, divi della tv, politici, sportivi e star hollywoodiane come Demi Moore e Charlize Theron, che riceve nella sua clinica di Londra. “Oggi ne sappiamo molto di più sul legame tra il cibo e la salute. Eppure in passato la gente mangiava molto meglio”, sottolinea. “Non abbiamo tempo e perciò mangiamo a casaccio ciò che e’ pronto, disponibile, comodo. Senza preoccuparci delle conseguenze: invece di nutrirci, ci limitiamo a riempire lo stomaco”.

di Mariateresa Truncellito

Chiuse per smog. Le città italiane si arrendono: all’evidenza delle centraline di rilevamento e alle salate multe dell’Unione Europea. La legge stabilisce che in un metro cubo di aria non ci siano più di 50 microgrammi di polveri sottili, la micidiale miscela di particelle solide e liquide (metalli, solfati, fibre d’amianto, polveri di cemento e carbone…) chiamate Pm10 perché hanno un diametro inferiore a 10 micron. Ma a Milano ce ne sono fino a oltre 190, a Sondrio 152. La normativa europea consente di superare il limiti solo per 35 giorni all’anno. Il 2005 è appena cominciato, ma il bonus è già esaurito: Padova, Verona, Venezia, Torino, Pavia sono città fuorilegge. Ma da Bolzano a Napoli, il traffico sta creando grattacapi a tutti. Mani in alto, dunque. E occhi al cielo: sindaci e amministratori sono tutti impegnati in una virtuale danza della pioggia, l’unica in grado di metterli, paradossalmente, al riparo dalle polemiche.

di Mariateresa Truncellito

C’è quello sul mal di testa, il primo di livello internazionale (alla Sapienza di Roma), e quello sulle calamità naturali, per non essere più impreparati di fronte allo tsunami (sempre alla Sapienza). C’è quello per progettare futuristiche auto da corsa (Università di Camerino) e quello sulla pallacanestro (Istituto universitario di scienze motorie a Roma), per formare Ct da squadra imbattibile. Una volta il master, la specializzazione dopo la laurea, faceva pensare a top manager in grisaglia alle prese con bilanci, alta finanza e direzione del personale. Il super-corso del momento? Il master in mediazione culturale, per studiare le culture islamiche, buddiste e induiste e gestire i fenomeni migratori. Anche se i corsi della facoltà di economia continuano a essere i più gettonati (sono oltre 200 e attirano il 18 per cento dei laureati), esistono master su qualsiasi cosa, e molte offerte sono davvero singolari. Perche in Italia è boom di specializzazioni: per l’anno 2004-2005 sono stati previsti almeno 1500 master. Solo nel 2001-2002 erano appena 491.

di Mariateresa Truncellito

Imprenditrice, libera professionista o commerciante. Tra i 33 e i 44 anni. Colta. Residente al nord-est o al centro. È il ritratto dell’italiano medio che si rivolge alla medicina omeopatica. Roba da ricche? Curarsi con l’omeopatia, in effetti, costa: viene praticata spesso privatamente e i “rimedi” sono a carico del paziente, anche se alcune mutue private, come la Casagit dei giornalisti o l’Enam degli insegnanti di scuole elementari e materne, li rimborsano almeno in parte. Non solo: l’omeopatia in Italia è più costosa che altrove. In Francia, in particolare, dove il popolarissimo Oscillococcinum costa 7,48 euro contro 14 euro da noi, secondo l’IMS/Nielsen. Ma lo si può trovare anche a 5 euro, se il farmacista d’oltralpe decide di fare più sconto alla clientela.

di Mariateresa Truncellito

Cambia la stagione e, complice la temperatura ballerina di questo autunno, arrivano puntuali i primi malanni. In attesa del freddo “vero”, che porterà la “vera” influenza, invece di ricorrere subito ai farmaci in molti preferiamo rivolgerci alle terapie naturali: almeno il 15 per cento degli italiani utilizza abitualmente le erbe medicinali.

di Mariateresa Truncellito

Si fa presto a dire America. Ma quale? C'è il Texas megalomane di Bush, dollari, petrolio & potere. O l'America trendy e modaiola di New York, sempre un palmo avanti al resto del mondo. C'è quella luccicante ma fintissima di Hollywood, Los Angeles. Quella abbronzata e muscolosa delle spiagge californiane. Quella kitsch, esagerata e sfrenata di Las Vegas. E poi c'è la Lousiana. L'America che non ti aspetti. Perché lo Stato del pellicano e delle magnolie, i simboli nazionali, punta sul romanticismo (è una delle mete preferite dagli americani in luna di miele) e sulle tradizioni: dalle chiassose parate del Mardi (il prossimo cadrà il 24 febbraio 2004) all'indolenza delle piantagioni. E se il resto degli States si interroga su come condurre la guerra al cibo spazzatura e all’obesità, qui la gastronomia è strepitosa. Ma, soprattutto, la Lousiana è orgogliosa di poter vantare una storia che la avvicina all'Europa. Di qui sono passati francesi, spagnoli, inglesi, italiani, africani e pirati caraibici, lasciando tracce indelebili. A cominciare dal nome, affibbiato ai territori del delta del Mississippi dall’esploratore francese Robert de La Salle, in onore del suo re Luigi XIV.

di Mariateresa Truncellito

Smettere: lo desidera il 90 per cento dei 12 milioni di fumatori italiani. E sono sempre più numerosi quelli che almeno ci provano. Dal 1980, le vendite di tabacco in Italia sono in sensibile diminuzione. Nel 1997 la Federazione tabaccai ha contato più un milione di fumatori in meno rispetto all'anno prima. Il 30 per cento dei non fumatori lo è stato fino a ieri.

di Mariateresa Truncellito

Matteo ha due anni, ma indossa la tutina per i quattro: mamma e nonna ne ostentano il peso con lo stesso orgoglio riservato alla sua prima parolina. In Italia il culto della magrezza è una religione vietata ai minori: il 20 per cento dei nostri bambini è obeso e ha un tasso di colesterolo inferiore solo a quello dei piccoli americani. E spesso i figli battono addirittura mamma e papà. Secondo una ricerca condotta nelle scuole elementari della Lombardia, un bambino su tre ha 180 mg di colesterolo totale e uno su otto oltre 200 mg. «In genere è un problema di famiglia», sottolinea Franco Berrino, direttore della divisione di Epidemiologia dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Se gli adulti sono attenti alla loro dieta, anche i bambini mangiano bene. Viceversa, il bambino cicciottello ha spesso genitori sovrappeso. Naturalmente, può esserci una componente genetica. Ma l'alimentazione gioca un ruolo importantissimo». Tanto è vero che nelle famiglie over-size persino il cane, se c'è, ha problemi di peso.