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L'ironia in pubblicità, intervista ad Annamaria Testa

di Mariateresa Truncellito

Fateci ridere, per favore. La situazione economica e quella internazionale sono quelle che sono. Ma, almeno nel salotto di casa nostra, desideriamo un po’ di leggerezza. Così in tv impazzano i programmi di intrattenimento ed evasione, i libri dei comici sono i best-seller del momento e persino l’informazione “seria” ha bisogno delle Iene. Far ridere è un’opera di bene: tanto che Aldo, Giovanni e Giacomo vengono premiati dal presidente della Repubblica.

La pubblicità lo ha capito da un pezzo: l'ironia funziona. Niente fa vendere meglio di un moto di simpatia. E allora ridiamo: perché la sofisticata diva Gwyneth Paltrow viene scambiata per una cameriera. O magari per i virili eroi del pallone di abbarbicati come bimbi sulle spalle dei tifosi. Ci piace immaginare il paradiso come una convention di buontemponi, dove Paolo Bonolis può scherzare perfino coi santi. Si ride nella cucina di casa, perché anche un macho come Diego Abatantuono seduce gli ospiti con mestolo e grembiule. Si sorride al volante, per la Banana Butterfly o l'Agente OOFette sui manifesti stradali. E per Alex Del Piero, alla radio, infastidito da passerotti e bambini impertinenti per aver scelto l'acqua Uliveto.

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