Costume
Da copricapo contadino ad accessorio delle stelle del cinema. Come Hermès ha fatto dell'umile foulard una icona di stile
di Mariateresa Truncellito
È nato prima il fazzoletto o il foulard? E poi: è un’accessorio dove prevale l’aspetto pratico o quello frivolo? Il valore d’uso o l’allure preziosa? Nella storia di questo tutt’altro che insignificante quadrato di stoffa i due quesiti si rincorrono e si intrecciano continuamente. E dare una risposta definitiva è tutt’altro che semplice. Ci proviamo.
Da uniforme militare sinonimo di classe ed eleganza
di Mariateresa Truncellito
Dici trench e pensi Humphrey Bogart. O Matrix, a seconda dell’anagrafe. Di certo, per il suo mix di glamour e praticità, è difficile collegarlo al sergente nella neve. Eppure è lì che dovrebbe andare l’immaginazione: trenchcoat è la traduzione di pastrano da trincea. Oddio, pastrano: il trench è semmai il principe dell’autunno e della primavera, quando tutto è troppo o troppo poco. Tranne il trench, appunto, che riesce pure a essere sportivo o elegante a seconda della situazione. Una magia alla portata solo dei grandi classici.
Un negozio dove la moda segue (e fa) la storia
di Mariateresa Truncellito
L'ammiraglio Nelson, Oscar Wilde, Charlie Chaplin, il duca di Windsor, Cecil Beaton: sono solo alcuni degli illustri gentiluomini clienti di James Lock & Co., il più antico e famoso cappellaio del mondo. La bottega è ancora là, al numero 6 di St. James Street a Londra, dove venne aperta oltre trecento anni fa. E ancora vende alcuni tra i prodotti inglesi più... tipici: le bombette da città e da cavallo, i «formal», gli eleganti cilindri neri e grigi, e i cappelli da campagna di feltro asciutto e indistruttibile. La sua storia, da sempre, riflette quella della società inglese. E se le mode passano, James Lock & Co non ha mai archiviato la sua produzione, pur aggiornandosi: fino ad aprirsi, in anni recenti, alla modisteria femminile.
di Mariateresa Truncellito
Lo scenario: un castello medievale. I protagonisti: baroni, duchi, contesse. Per la nuova campagna di Habsburg hanno posato davanti all'obiettivo di un grande fotografo. Anzi, di due. Ecco come è andata
Più che un catalogo di moda, sembra un album di famiglia. A cominciare dalla copertina, che ricorda un’antica pergamena: la collezione autunno-inverno 2006-2007 Habsburg si presenta in un modo così particolare e raffinato che fa venire voglia di capire come nasce l’idea di una vetrina tanto inconsueta. Anche perché i fotomodelli non sono le “solite” top e gli abituali “efebi palestrati”, ma autentici, blasonatissimi nobili. Divertenti e divertiti. Verve è andata perciò a curiosare sul set. Inviato speciale, Giovanni Tagini che ha fotografato il backstage, mentre Elfie Semotan realizzava gli scatti carichi di charme per il catalogo. Considerata la “grande dame” della fotografia di moda austriaca, Semotan lavora nel settore dagli anni Settanta e ha collaborato con Helmut Lang. Le sue foto sono state pubblicate, tra l’altro, su Vogue, Elle, Marie Claire e il New Yorker Magazine.
di Mariateresa Truncellito
L’ultima frontiera della civiltà dei consumi? È lo “shoppertainment”: abbinare il piacere (o il dovere) dello shopping a passeggiate nella natura, tour enogastronomici, visite ai monumenti o divertimento sfrenato in un parco tematico.
Perché, diciamo la verità, andare per compere può essere molto stressante. Certo: centri commerciali e outlet, oltre a rendere accessibili a tutti le griffe del lusso, hanno eliminato l’affannosa ricerca di un parcheggio, le scarpinate chilometriche in mezzo al traffico cittadino e la battaglia con l’orologio. Ma, d’altra parte, proprio con la loro sterminata offerta di firme, negozi, promozioni, gli outlet spesso fanno sentire il visitatore come la pallina impazzita di un flipper. E, soprattutto in periodi di caccia grossa all’affarone, è facile essere presi dall’ansia di non riuscire a vedere tutto e tornarsene a casa stanchi e colpevoli come scolaretti che non hanno finito i compiti.
di Mariateresa Truncellito
Tabù: ha ancora senso questa parola? Sembra di no, almeno in quella che una volta ne era la sfera per eccellenza: il corpo e la sessualità. Gli omosessuali non sono più costretti a nascondersi, un film porno come Gola profonda è un cult da intellettuali, i locali per scambisti sono sulle guide turistiche. Non è più tabù la coppia dove lei è “più grande” (e più ricca, più potente, più famosa), da Demi Moore a Barbara De Rossi. Né quella mista, lei bianca lui nero, lei cinese lui italiano. Non sono più un tabù le corna, diventate un vessillo da sventolare in tv. Ma non è più tabù nemmeno un figlio con problemi di droga, se dei guai di Lapo Elkann, rampollo di una delle più importanti famiglie italiane, si parla nel salotto di Bruno Vespa.
di Mariateresa Truncellito
Muffi è arrivata a casa nostra cinque anni fa, in una gelida serata di novembre. Una gatta tricolore, bassina e buffa. I suoi (ex) padroni avevano messo la sua cesta all’aperto, perché in casa c’era un nuovo cucciolo, un neonato. Muffi non ha accettato l’affronto. E si è cercata una nuova famiglia. Glicine invece è arrivata tre anni fa. Un micetto magro magro, con orecchie enormi. Qualcuno l’aveva gettato nel nostro giardino. E noi - Muffi compresa - non abbiamo avuto il coraggio di respingerlo.
di Mariateresa Truncellito
Il loro fascino intramontabile colpisce ancora: le celebra un film, un libro, un disco. Da sempre conquistano le donne. Gemme del mare, dalle forme perfette o irregolari, talismani di felicità o simboli d’amore
di Mariateresa Truncellito
La tv è una valle di lacrime. È abbonata ai lucciconi Mara Venier e piange come un vitello Giucas Casella quando azzecca il numero che completa la cinquina del telespettatore. Singhiozzano i reclusi nella casa del Grande Fratello quando qualcuno riacquista la libertà. Piangono travolti dalla commozione Maradona e Sofia Loren, e piange pure l’ospite Maria DeFilippi. Piangono perdenti e vincitori di «Operazione Trionfo», mamme e papà soddisfatti e delusi e non trattiene le lacrime il tenero Miguel Bosé. Monica Lewinsky è fuggita in lacrime dallo studio di Porta a Porta in occasione della sua intervista mancata. Le lacrime, insieme con costume, scettro e corona, sono la dotazione obbligatoria di Miss Italia. Ed è stato un pianto greco la caccia alle Veline: alla finale ha singhiozzato Elisabetta Liberale, impietosamente esclusa dalla giuria, e Gabriella Capizzi, che invece di partecipare al grande abbraccio delle vincenti, è tracimata in un pianto a dirotto per «l’ingiusto ripescaggio» di Giorgia Palmas (che invece rideva). Fa i capricci Naomi Campbell con l’amica Donatella Versace, ma poi si pente e piange. Naturalmente durante una affollata conferenza stampa. Piange l’algida Gwyneth Paltrow regina nella notte degli Oscar 1999. Piange Deborah Compagnoni quando dichiara ufficialmente il suo ritiro dall’attività agonistica.
di Mariateresa Truncellito
Uno sguardo, un sorriso, il tono della voce, un certo modo di muovere le mani o di camminare. L’eleganza. I discorsi. Ad alcune (poche) fortunate, sembra che basti proprio niente per affascinare: anche se non sono bellissime, riescono ad avere grande successo con gli altri, gli uomini, ma anche le donne. Invece, le “comuni mortali” (e sono la maggioranza) quando va bene si sentono trasparenti, ignorate dall’universo mondo. E quando va male... non si sopportano proprio. E figuriamoci se pensano di poter sedurre gli altri!