di Mariateresa Truncellito
Se non hai una storia tua, non importa: se hai abbastanza denaro, puoi comprare quella degli altri. E, se la amministri con amore e con passione, ma senza esserne geloso, tutti verranno ad ammirarla. E’ una sensazione comune quando si entra in un museo americano, colmo di vestigia del nostro passato. Nostro, nel senso di europei, che ritrovano le proprie radici nel Nuovo Mondo. Che, come nessun altro, sa valorizzarle.
Comprare la storia era un passatempo comune tra i miliardari americani vissuti tra Otto e Novecento. Pierpont Morgan era uno di loro. Uno che non credeva neanche un po’ al detto evangelico «Bussate, e vi sarà aperto». Anche, perché, altrimenti, non sarebbe mai diventato uno dei banchieri più famosi della storia. Lui pensava, al contrario, che «Se lo devi chiedere, non l’avrai mai». Lui non chiedeva, comprava. E collezionava: opere d’arte, pezzi d’antiquariato, e soprattutto libri rari, codici miniati, prime edizioni, manoscritti, incisioni, disegni. Cose come Adamo ed Eva, una delle opere più famose di Albrecht Durer, del 1504. Gli appunti buttati giù da Galileo Galilei sui satelliti di Giove tra il 14 e il 25 gennaio del 1611. Il manoscritto, con inchiostro di differenti colori, del Concerto per corno in Mi maggiore di di Wolfgang Amadeus Mozart (1782-83). E anche uno degli 11 esemplari ancora esistenti della Bibbia pergamenata di Gutenberg del 1455 o il Livre de la Chasse di Gaston Phebus, un libro illustrato del 1410. Non sorprende affatto scoprire che nel 1909, quando Morgan gli chiese in dono il manoscritto di Wilson lo zuccone, Mark Twain, per l’onore di affiancare tali frutti dello scibile umano, gli rispose: «Una delle mie più grandi ambizioni è stata finalmente soddisfatta».
In effetti, anche senza essere un grande scrittore, ma molto più modestamente un viaggiatore curioso, di fronte a ciò che si ammira nella Morgan Library non è possibile non emozionarsi. Del resto, lo stesso Pierpont Morgan, tutt’altro che un arido tycoon della finanza, si emozionava parecchio. E, a un certo punto, la sua casa nel cuore di Manhattan non bastava più per contenere il suo entusiasmo. Tanto che nel 1902 chiese agli architetti McKim, Mead & White di affiancarla con un incantevole palazzo di marmo candido, in stile Rinascimento italiano, per ospitarvi l’ormai ricchissimo tesoro, in una profusione di affreschi e decori che tolgono il fiato. Undici anni anni dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 1913, il figlio J Pierpont Morgan Jr donò la raccolta del babbo agli Stati Uniti. E al mondo intero.
Oggi la Morgan Library & Museum resta uno dei luoghi più affascinanti di tutta New York. Appartata, tranquilla, è un angolo di pace in Madison Avenue, tra la e la 36 e la 37. Continua a racchiudere una delle più straordinarie collezioni del mondo, in un complesso che comprende la biblioteca originale e la casa di Morgan Jr. E, da pochi mesi, offre un’ulteriore attrattiva: si riapre al pubblico dopo essere rimasta inaccessibile per quasi tre anni, durante i quali ha subito una straordinaria ristrutturazione, un progetto da 106 milioni di dollari firmato dall’architetto italiano Renzo Piano in collaborazione con Beyer Blinder Belle Architects & Planners LLP. Il museo ora si sviluppa intorno a un ampio cortile centrale impreziosito da angoli verdi. Uno spazio di quattro piani dalle cui vetrate si scorgono bellissimi scorci sulla città e un tocco di verde. Un ambiente d’atmosfera, intimo e piacevole, che stimola il desiderio di scoprire le meraviglie racchiuse nelle tante gallerie della Morgan Library.
Il progetto di Piano, oltre a ridefinire gli spazi, ha creato un armonico raccordo tra la Morgan House (progettata da Isaac Newton Phelps intorno al 1852-53), l’originale Morgan Library (completata nel 1906) e l’edificio aggiunto dopo, chiamato The Annex, disegnato da Benjamin Wista Morris nel 1928. Il risultato è di grande eleganza, e il passaggio da un edificio a un altro e, attraverso i secoli, dal passato al presente al futuro ha una straordinaria fluidità. Il progetto comprende, oltre alla sala di lettura e a uno spazio per le collezioni temporanee, un nuovo auditorium, due ristoranti (Morgan Cafe e The Morgan Dining Room), e un grande negozio. «Il progetto conserva il particolare fascino della Morgan Library & Museum e le sue dimensioni raccolte», ha detto Piano. «Ma visitarla ora sarà un’esperienza più bella, più aperta: abbiamo scelto un vetro lumioso come il cristallo, e l’acciaio. Materiali sinceri, che creano il giusto senso di forza e limpidezza tra vecchio e nuovo».
Anche Pierpont Morgan sarebbe soddisfatto del risultato, affidato, guarda caso, a un architetto del Vecchio Continente. Ma dove nasceva la sua passione di collezionista? Il grande banchiere discendeva da un’illustre e ricca famiglia del New England, giunta in America prima della Rivoluzione. Fra i suoi antenati c’era James Pierpont, uno dei fondatori della Yale University, e il reverendo John Pierpont, abolizionista e poeta. Pierpont nacque nel 1837 ad Hartford, Connecticut, e crebbe viaggiando per l’Europa: oltre a conoscerne profondamente la varietà di culture, parlava correntemente il francese e il tedesco. A vent’anni cominciò a lavorare nella finanza, affiancando il padre. Con il quale, per tre decenni movimentò capitali dall’Europa all’America, che, all’epoca, era un’economia emergente. Pierpont viaggiava per incontrare i partner a Londra almeno una volta all’anno, cosa che aumentò il suo amore per la cultura europea.
Una passione sempre più condivisa. Negli anni Sessanta dell’Ottocento, terminata la guerra civile, ci fu un grande risveglio culturale. Le famiglie americane che potevano permetterselo cominciarono a viaggiare in Europa. Al ritorno, l’entusiasmo per ciò che vedevano nei musei e nelle città d’arte cominciò a tradursi nel desiderio di acquistare quadri, sculture e opere da poter contemplare nelle loro case.
Pierpont Morgan cominciò a mostrare il suo interesse per libri e manoscritti quando era un giovane uomo d’affari, e cominciò così ad acquistare originali storici e letterari. romanzi e opere storiche autografe. Già alla fine degli anni Settanta possedeva una collezione di disegni e una biblioteca di classici rilegati in pelle, libri d’arte e alcuni manoscritti. Suo padre morì nel 1890 lasciandogli un’eredità di 12,4 milioni di dollari. Morgan, a 53 anni, assunse il comando della sede bancaria a Londra. E cominciò a collezionare alla grande. Con una convinzione: «Nessun prezzo è troppo alto per un oggetto di indiscutibile bellezza e autenticità certa».
Quando la raccolta divenne troppo vasta per la sua casa, commissionò la costruzione di una biblioteca a Charles McKim, dicendogli: «Voglio una gemma». Nel 1905, quando era quasi pronta, assuse Belle da Costa Greene come sua bibliotecaria personale. Belle, fino a quel momento impiegata nella biblioteca della Princeton University, era una donna di straordinaria eleganza, cultura e intelligenza. Suo padre era stato il primo afro-americano laureato ad Harvard. Si presentava al lavoro indossando abiti di alta sartoria e preziosi gioielli, sostenendo: «Anche se sono una bibliotecaria, ciò non significa che devo vestirmi da bibliotecaria». In un decennio Belle riorganizzò la collezione Morgan e, dopo la morte di Morgan, ne sarebbe diventata la prima direttrice. Per il suo appassionato lavoro, è considerata «l’anima della Morgan Library».
Belle e il nipote di Morgan, Junius, aiutarono il banchiere a costruire una delle più grandi biblioteche private d’America. Erano loro a consigliargli i nuovi acquisti. Al momento della sua morte, la collezione contava 600 volumi ed era già la più preziosa raccolta al mondo di manoscritti medievali e del rinascimento. Dalla fine degli anni Novanta al 1913 Morgan aveva speso circa 60 milioni di dollari (circa 900 milioni di dollari di oggi) per i volumi. La sua collezione copriva l’intera conoscenza artistica e umana della civiltà occidentale, dall’epoca medievale ai tempi moderni.
Pierpont Morgan morì nel sonno al Grand Hotel di Roma, il 31 marzo del 1913. Il suo patrimonio era valutato in circa 60 milioni di dollari. Lasciò la gestione della collezione a suo figlio J.P. Morgan Jr,. detto Jack. Nel testamento scrisse che desiderava che la collezione fosse «sempre disponibile per l’istruzione e il piacere del popolo americano» e che «la mancanza di tempo mi ha finora impedito di mettere in pratica questo proposito».
Jack dovette vendere parte della collezione per pagare le tasse e disporre di denaro liquido e ne donò una parte al Metropolitan Museum of Art (Morgan faceva parte del Comitato dei garanti, che presidette dal 1904 fino alla morte) e al Wadsworth Atheneum. Nel 1914 mise la collezione d’arte di suo padre in mostra al Metropolitan, l’unica volta in cui fu visibile tutta insieme. Nel 1924 fondò la biblioteca come ente autonomo e la affidò a un comitato di garanti con una dotazione di 1,5 milioni di dollari. Da allora, non ha mai smesso di crescere: nel 1928 fu costruito l’Annex, collegato alla biblioteca da una galleria. Nel 1988, la casa di Jack Morgan, fu pure aggiunta al complesso. Nel 1991 fu costruito il giardino, come elemento di raccordo tra i vari edifici. La ristrutturazione di Renzo Piano ha aggiunto alla Morgan Library 7 mila metri quadrati, ampliando di oltre il 50 per cento gli spazi espositivi.
225 Madison Avenue at 36th Street
New York, NY 10016
Tel: 001.212.685-0008, Fax: 001.212.481-3484
email: visitorservices@themorgan.org
http://www.morganlibrary.org
Orari: dal martedi al giovedì dalle 10.30 alle 17; venerdì dalle 10.30 alle 21; sabato dalle 10 alle 18; domenica dalle 11 alle 18. Chiusa al lunedì, il Giorno del ringraziamento, Natale e Capodanno.
Ingresso: adulti $12; ragazzi fino a 16 anni $8; dai 65 anni $8; bambini fino a 12 anni gratis. L’ingresso è gratuito per tutti il venerdì dalle 19 alle 21.
da «Verve» (ed. Verve International), febbraio 2007
