Vive la frange!

Jill VergottiniTra forbici, pettini e aneddoti, un libro celebra il vezzo femminile per eccellenza: la frangetta. E con lei, una famiglia di hair stylist a cui generazioni di celebrity hanno affidato le loro chiome

di Mariateresa Truncellito

«Piacere, Jill. Parrucchiera per signora». A me una che oggi si presenta così e non come “hair stylist” mi sta simpatica a prescindere. Ancora di più se la Jill in questione di cognome fa Vergottini: paradossalmente, una famiglia di hair stylist veri, quelli che negli anni ’60 e ’70 divennero sinonimo di un total look (allora non si diceva così, ma il concetto è questo) che ha stravolto e dominato la moda italiana.

Dalle loro mani e forbici d’oro sono passate molte teste famose, alla ricerca di un’immagine che le trasformasse in personaggi, senza botox e senza photoshop. Ai Vergottini si deve la pettinatura che non si spettinava mai di Raffaella Carrà (per le giovanissime: per credermi, date un'occhiata al video della sua hit Rumore su Youtube), il casco d'oro di Caterina Caselli, la zazzera corta di una giovanissima Loretta Goggi trasformata in maschiaccio nello sceneggiato La freccia nera, l’allure inconfondibile della signorina snob Franca Valeri.

Capelli corti, dalle linee pulite, geometriche, con la nuca rasata in una V perfetta, plasmate come una scultura. Una rivoluzione, per tempi nei quali si usava ancora la cofana, gonfia, laccata e cotonatissima. Tagli netti all’insegna della libertà, per una donna assertiva e sicura di sé, ma anche femminilissimi, perché quello che conta è l'attitude di chi li porta: pure Valentina, la sexy e sensuale eroina di carta di Guido Crepax, sicuramente è passata dal salone dei Vergottini.

I loro segreti – insieme con consigli per i parrucchieri e per le loro clienti - li racconta proprio Jill, in Mi raccomando la frangia (Add editore), godibilissimo a cominciare dal titolo: «Ho clienti che me lo ripetono da trent’anni, appena si accomodano davanti allo specchio», spiega lei, figlia, nipote e pronipote di parrucchieri, orgogliosa della storia della famiglia anche se, dice, «Io non volevo fare la parrucchiera. Volevo fare al hostess».

Il taglio conta più del vestito

«L'idea di mettere le mani in testa alla gente mi faceva un po' impressione. Il mio amore per il mestiere è nato lentamente, come i grandi amori che non finiscono mai. E oggi, accarezzare i capelli delle clienti è la cosa che più mi piace al mondo, e la loro fiducia mi onora». Tra il non voler fare la parrucchiera e il fare la parrucchiera, Jill ci ha infilato anche un disco, due figli e un paio di matrimoni.

In mezzo a forbici, pettini, spazzole – gli attrezzi del mestiere, come lo chiama lei – però c’è proprio cresciuta. Il primo negozio di famiglia, in via Montenapoleone (oggi è in via Sammartini 29), fu aperto nel 1962: tutto in legno, con i mobili dell’architetto Frattini realizzati da Cassina. Un ambiente nuovo, e accogliente. Dove, «Muoiono le cotonature e tutto quello che è difficile da gestire», dice la zia Lina. Ci passa la contessa Consuelo Crespi, redattrice di Vogue. Poco dopo, il Daily Mirror definisce i sette Vergottini “i migliori parrucchieri del mondo”. E tutte le donne vogliono essere “vergottinate”.

La regola aurea è: una donna con un vestito stupendo, un trucco meraviglioso ma con una pettinatura sbagliata o i capelli sciupati non è ancora nessuno. Mentre una donna con una testa perfetta ha già uno stile anche se non ha trovato ancora l'abbigliamento o il trucco più adatti: con la testa giusta, gli altri errori si avvertono meno. Una filosofia che ha cinquant'anni giusti, eppure è ancora attualissima. Anzi, lo è ancora di più oggi che il parrucchiere è un lusso da concedersi tra una corsa e l'altra, per i figli, il lavoro, il compagno, la palestra e il supermercato: «Se una testa è ben tagliata, se dona eleganza e stile, se ti lascia libera di pettinarti a casa senza diventare matta, a questo punto basta un bel vestito, un filo di trucco e il gioco è fatto».

Quanto agli hair stylist contemporanei, Jill si limita a commentare: «Il parrucchiere oggi sempre più spesso non è più capace di ascoltare, perché si sente lui il protagonista. Ma la nostra creatività e fantasia la devono portare in giro gli altri: per questo è fondamentale capire cosa le donne desiderano e si aspettano da te». Jill si esercita sulla metro rossa di Milano, destinazione quadrilatero della moda: se vedete una bella bionda con caschetto lungo e occhiali da vista sulla testa (non si rassegna alla cordicella) che vi osserva, potrebbe essere lei. «Le donne che più mi incuriosiscono sono quelle con i capelli rossi. Rosso e rame sono colori difficilissimi, a maggior ragione se non sono naturali: e non c'è niente di peggio che un colore di capelli che stona con l'incarnato. Eppure, per qualche oscuro motivo, molte signore lo adottano e sembrano tante Sally Spectra di Beautiful, con i riccetti a scovolino. Attenzione: il rosso involgarisce e, a mio avviso, invecchia. Ci vuole almeno un minimo di physique du role, uno stile adatto e soprattutto un taglio appropriato». Se volete un consiglio in proposito, chiedeteglielo fra Porta Venezia e Cordusio: «Poi scendo!».

Il tuo parrucchiere è quello giusto?

Scoprilo in 10 passi

  1. Salone di lusso, catena o parrucchiere cinese? Ovviamente aspettatevi cose diverse, per prezzi, ambiente, qualità dei prodotti, livello di professionalità, varietà delle prestazioni offerte. Ma ovunque, cercate competenza e i modi giusti per voi: il coiffeur elegante offre servizi diversi, la catena orari più liberi e velocità, il cinese risparmio di tempo, chiacchiere e denaro. In ogni caso, prediligete luoghi dove andare a farsi belle sia rilassante.
  2. Pulizia e igiene sono fondamentali: se entrate in un negozio e non è all'altezza delle vostre aspettative, chiedete un'informazione qualsiasi e andatevene.
  3. La prima volta che vi presentate nel negozio il titolare dovrebbe venirvi incontro e salutarvi con una stretta di mano: un primo contatto fondamentale, visto che toccare il viso e i capelli implica una vicinanza che concediamo a pochi.
  4. Il chimono dovrebbe essere monouso, pulito e piegato.
  5. Se possibile, fatevi fare solo una piega: avrete modo di valutare se la competenza c'è fin dal lavaggio della testa, per il quale occorrono almeno 10 minuti, con lo shampoo e il conditioner più adatti per voi. Se avete urgente bisogno di una tinta, sceglietela su una cartella colore, perché la percezione è molto personale: capita di parlare di rosso, ma in realtà volete dire mogano o rame.
  6. Prima di tagliarvi il capelli, il parrucchiere dovrebbe toccarvi la testa: serve a valutarne la grandezza, le sporgenze - importantissime per la riuscita del taglio -,e a cogliere eventuali cisti che potrebbero irritarsi pettinando.
  7. Se decidete di cambiare look, il parrucchiere dovrebbe tener conto – oltre che dei vostri gusti o del ritaglio di giornale che gli avete portato – delle vostre abitudini: per esempio se ve la cavate con spazzola e phon o siete negate e della frequenza con cui vi recate dal parrucchiere.
  8. Se avete i capelli sottili e vedete comparire un rasoio, alzatevi e andatevene: eviterete di farvi rovinare la vostra delicatissima capigliatura e di avere in testa un mocio. Il rasoio va usato con cautela, ma è molto amato dai meno esperti perché una testa “sfilata” passa anche se non è troppo simmetrica.
  9. La piega dovrebbe essere fatta da chi vi ha tagliato i capelli, perché, in teoria, doveva avere in mente il risultato. Almeno, che venga a controllare il lavoro di chi vi ha phonato, per un tocco finale.
  10. Al momento di pagare, non dovreste trovare sorprese perché non vi è stato comunicato il prezzo di un trattamento: purtroppo succede spesso che la piega sul listino alla cassa lievita anche di 10 euro “grazie” a mousse, shampoo specifici e altro. È poco professionale e estremamente maleducato.

da «Tu Style» (ed. Mondadori) n. 28, 17 luglio 2012