Come l'acqua che scorre

Brava Casa 10/2012Nei suoi volumi sfalsati riproduce la cascata su cui sorge la celebre casa progettata da Wright. Che compie 75 anni ed è candidata a diventare Patrimonio dell'Umanità

di Mariateresa Truncellito

Fallingwater, la Casa sulla Cascata è un'utopia realizzata. Te ne rendi conto quando, prima di vederla, la senti: grazie al Bear Run, il “suo” torrente, la casa canta. E poi quando la scorgi nel bosco e ne cogli la fusione tra roccia, acqua, vetro, acciaio e cemento, tra le linee ondulate della natura e i piani geometrici dell’architetto, tra il lavoro manuale e quello delle ere geologiche. Eccola lì, la casa che solo vista in fotografia è capace di scatenare l'immaginazione. Perché tutti i bambini da grandi vorrebbero andare a vivere in una casa sulla cascata. E tutti gli architetti vorrebbero realizzarla.

L'utopia è riuscita a Edgar Kauffman Sr. e a Frank Lloyd Wright: un ricco imprenditore che sapeva pensare in grande e l'architetto più visionario del Novecento, accomunati anche dall'amore per la natura. Fallingwater nelle intenzioni del committente doveva essere un confortevole rifugio per il weekend. «Ma il risultato fu il capolavoro assoluto del maestro dell'architettura organica», spiega Lynda Waggoner, direttrice dell'edificio dal 1996 e curatrice di un libro fotografico appena pubblicato da Rizzoli, anche in Italia. «Meglio di ogni altra opera di Wright esprime la sua idea di armonia tra architettura e paesaggio, ed è capace di toccare corde profonde nel nostro cuore: il desiderio di sentirci a casa stando immersi nella natura».

Di recente, il governo Obama ha candidato la casa e altri dieci capolavori di Wright (su 400 sparsi per l'America) nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell'Unesco. Come mai solo ora, visto che per l'American Institute of Architects Fallingwater è “la miglior opera architettonica americana di tutti i tempi”? «Fino agli anni Novanta l'architettura contemporanea non era nemmeno presa in considerazione», dice Waggoner. «La candidatura non garantisce l'inclusione e c’è ancora molto lavoro da fare. Ma l’onore non poteva arrivare in un momento migliore, visto che Fallingwater festeggia quest’anno il suo 75° anniversario».

Nel 1935, quando la casa più bella del XX secolo venne disegnata, Wright aveva 67 anni, progettato centinaia di edifici ed era una specie di leggenda vivente. Ma la sua carriera era in declino, a causa della Grande Depressione. Per recuperare terreno, nella sua residenza in Wisconsin aveva fondato la Taliesin Fellowship, una comunità-laboratorio dove lavoravano, quasi gratis, giovani ansiosi di apprendere la sua lezione. Tra questi, Edgar Kaufmann jr, unico figlio di Edgar sr e Liliane Kaufmann, proprietari di grandi magazzini a Pittsburg, una città soffocata dallo smog delle acciaierie. Edgar jr aveva 25 anni quando presentò Wright ai suoi genitori che erano andati a trovarlo a Taliesin. L'architetto aveva uno stile di vita semplice e informale, ma raffinato. Non solo era in grado di progettare una casa che fosse come loro la desideravano, ma stava vivendo come avrebbero voluto vivere loro. Perciò lo portarono a vedere la cascata, nelle cui vicinanze avevano già un piccolo cottage, convinti che la casa sarebbe stata costruita in modo da poterne ammirare il panorama. Ma le cose andarono diversamente.

La cascata è un elemento architettonico che pervade l'edificio di suoni, profumi e freschezza. Ma per vederla bisogna uscire, anzi, prenderne le distanze. Così la descrive Linda Waggoner: «La veduta più nota di Fallingwater è anche quella che meglio illustra la sua caratteristica principale: l’edificio riproduce l’aspetto della cascata stessa attraverso una serie di terrazze sfalsate che si protendono dalla roccia. Tutto si proietta verso la foresta: i tre “vassoi” che corrispondono ai tre piani, sostenuti da grossi moli che li adagiano sul torrente, il percorso coperto che porta alla dependance, le vetrate, le scale, la zona conversazione in soggiorno, le mensole e persino i guardaroba con i ripiani scorrevoli. Wright conduce alla scoperta degli interni come il coreografo di un balletto: l’ingresso è nascosto, una sorta di buia fenditura nella roccia; appena giri l’angolo, ecco il luminoso soggiorno: c’è un senso di intimità, ma lo sguardo corre subito alle vetrate e alla terrazza, e sembra che non ci sia soluzione di continuità con la foresta». La pietra lucidata del pavimento richiama la pietra bagnata del torrente; il bosco è fuori, ma è come se fosse dentro. E tutto esprime l'intento di Wright di «portare nella casa il mondo esterno e permettere che l'interno della casa si espanda all'esterno». Una specie di boccaporto permette, grazie a una scalinata sospesa, di accedere dal soggiorno sull'orlo della cascata e di far entrare l'aria fresca, mentre dal lucernario soprastante entrano i raggi del sole. «Il legame con l'acqua, attraverso il pavimento, e con il cielo, attraverso il soffitto, è una delle esperienze più straordinarie della casa», commenta Waggoner.

Ai piani superiori, continuano le sorprese: le scale terminano davanti a un bivio, si può andare verso le stanze, uscire o percorrere altri corridoi che portano ad altri bivi. Wright ha così riprodotto quello che accade nei boschi, dove i sentieri si biforcano di continuo e sono tutti molto invitanti, e ciò che ci aspetta è unico, diverso da tutto il resto. Così, la terrazza della stanza degli ospiti è la sola coperta e attraverso il soffitto di vetro è possibile osservare la pioggia, mentre solo da quella della stanza da letto padronale si ammira il panorama sia a valle che a monte; e poi c’è la finestra continua d’angolo, che dalla cantina sale fino all’ultimo piano, senza montanti verticali: di notte, con le luci accese, da fuori i mobili sembrano galleggiare nello spazio.

Proprio le vetrate sono oggetto di una campagna per la raccolta di fondi privati per la loro sostituzione. «Abbiamo già la metà del necessario», spiega la direttrice. «Parte del denaro servirà per i restauri futuri, visto che i vetri qui hanno una vita di circa 20 anni. Le sfide sono molte: i muri di pietra irregolari sono magnifici, ma trattengono l'acqua e la neve. Abbiamo ridotto le infiltrazioni, ma per alcune sembra che non ci sia soluzione. Dobbiamo fronteggiare la corrosione delle parti d'acciaio a vista, ritoccare di continuo gli strati di cemento fra un mattone e l’altro, reincollare l'impiallacciatura in noce dei mobili che si stacca per l'umidità. E ci sono alcuni problemi strutturali». Edgar Kauffman sr già all'epoca dei lavori era convinto che non ci fosse abbastanza acciaio nelle pesanti terrazze. Quando le prime crepe cominciarono a manifestarsi prima che l'edificio fosse terminato, chiese la consulenza di uno studio di ingegneria civile che confermò i suoi dubbi. Ma Wright non ne volle sapere. Risultato: negli anni Novanta gli esperti dichiararono che la casa stava per collassare nel torrente e Fallingwater divenne un emergenza con 11 milioni di dollari di restauri.

Fallingwater viene spesso definita un modello di architettura sostenibile. È davvero così? «Troppo spesso adattiamo la natura alle nostre esigenze, mentre Wright lascia che si esprima e ci permette di sperimentarla in modi inconsueti», spiega la direttrice. «Ma con le attuali leggi per la salvaguardia dell'ambiente, oggi non potrebbe certo replicarla». E allora, il concetto filosofico alla base dei progetti di Wright, e cioè il vivere in armonia con la natura è davvero un'utopia? O, al massimo, il privilegio di pochi? «Io credo sia ancora possibile», risponde Linda Waggoner. «Di recente abbiamo lanciato un concorso per la progettazione di cottage a Fallingwater, da usare come sedi per i nostri programmi di formazione. Dovevano avere le caratteristiche per ottenere il massimo livello di certificazione di rispetto ambientale, ma il costo non doveva superare i 1600 euro al metro quadrato. Inoltre, non dovevano imitare i lavori di Wright, ma rispettarne i suoi principi di architettura che coesiste in armonia con la natura». Il progetto vincente, di uno studio di Vancouver, è ispirato dal paesaggio come Fallingwater e dimostra che cambiano le norme e la sensibilità, ma il lavoro di Wright resta emblematico di quello che l'architettura può e dovrebbe fare per segnare il percorso della modernità. Un sogno dal quale non ci si dovrebbe mai risvegliare.

da «Bravacasa» (ed. RCS Periodici), ottobre 2012