L'infinito sempre caro a Tullio Pericoli

Quarant'anni di ricerca sul tema del paesaggio in mostra ad Ascoli

di Mariateresa Truncellito


«Un volto è come una mappa: la osservo per coglierne la storia che vi è stata scritta un po’ alla volta ogni giorno. E che la rende diversa dagli altri sei miliardi di facce che ci sono nel mondo». Tullio Pericoli è noto soprattutto come ritrattista.

Ma la filosofia che guida il suo lavoro traspare anche dalle opere della mostra Sedendo e mirando, paesaggi dal 1966 al 2009, alla Galleria di arte contemporanea di Ascoli Piceno fino al 13 settembre 2009. È la più grande esposizione mai realizzata sulla ricerca paesaggistica condotta dall’artista marchigiano (è nato nel 1936 a Colli del Tronto, Ascoli, ma vive dal 1961 a Milano). Curata da Elena Pontiggia, la mostra segue l’evoluzione dell’artista in oltre 40 anni di attività.

«Il paesaggio è un tema che non ho mai abbandonato» spiega Pericoli, «e che ho trattato in periodi diversi, ora in forma di racconto, ora in modo più astratto». L’esposizione presenta 130 opere, molte inedite: soprattutto oli, sulla cui materia pastosa l’artista a volte interviene con incisioni che danno spessore al dipinto e fanno vibrare la superficie. «Dentro il mio dipingere metto il piacere di trasformare in pittura la bellezza del mondo usando i graffi del disegno come antiche cicatrici di un volto, i solchi del pennello, la sapienza dell’impaginazione, la capacità di leggere con gli occhi le stratificazioni e le relazioni presenti nella natura».

Si parte da Studio per la città in fiamme, del 1966, si prosegue con la serie delle Geologie e, attraverso gli acquerelli della seconda metà degli anni Settanta, si arriva alle opere più recenti, dense di segni e di materia, meno figurative e in apparenza prive di riferimenti alla natura. Tra queste ci sono i lavori più significativi, come la monumentale Lunetta per Torrecchia, eseguita nel 2002 per la residenza di campagna di Carlo Caracciolo. Spiccano anche opere come Terra rossa (2004), Terreni (2007) e Alta collina (2008), adottata come logo dalla campagna in difesa del paesaggio condotta da Italia Nostra del 2008.

Commenta Elena Pontiggia: «Il paesaggio di Pericoli si ispira alla terra dove è nato, ma si esprime liricamente e liberamente, divenendo un paesaggio della fantasia e dell’anima, un linguaggio universale. Come in gran parte dell’arte moderna, il paesaggio è un pretesto per una cartografia interiore e visionaria, una geografia di idee e affetti. I paesaggi di Pericoli sono abitati non dall’uomo, ma dal tempo. Da quelle stesse stagioni che Leopardi si figurava sedendo e mirando la siepe dell’Infinito».

da «Verve» (ed. Verve International), marzo 2009
(firmato Giulio Montevecchia)