Ragazze, parliamo di sesso
di Mariateresa Truncellito
Giovanissime e sesso: molta pratica, poca teoria. Le ricerche sociologiche, ma anche i dialoghi nei blog frequentati dai ragazzi, mostrano che la “prima volta” arriva spesso durante la scuola media e la promiscuità - complici alcol e sballo del sabato sera - è molto elevata. Ma la disinvoltura non è solo precoce, è anche incauta. «Il sesso a rischio continua a dominare buona parte delle esperienze degli adolescenti italiani», dice Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano. «Al progressivo abbassamento dell’età del primo rapporto e al crescente numero di ragazze – ormai la maggioranza - che hanno rapporti prematrimoniali non si è accompagnata a un'adeguata educazione contraccettiva, sentimentale e sessuale».
Risultato: la pillola del giorno dopo spopola tra le teen. Tra il 2006 e il 2007 ne sono state vendute 356 mila confezioni, il 60 per cento in più dal 2001 quando il farmaco arrivò sul mercato. Il 55 per cento delle donne che l'hanno utilizzata sono ragazze fra i 14 e i 20 anni. In compenso, meno del 20 per cento delle giovani fa contraccezione ormonale (pillola, anello vaginale o cerotto). Ed è stabile l’uso dei profilattici: dai 98.200 pezzi del 1995, ai 100.200 circa del 2005. Perché questo abbassamento della guardia? «Dal 1995 si è ridotta l'emergenza Aids, grazie ai farmaci che hanno trasformato l'infezione in malattia cronica», risponde Graziottin. «E poco si è fatto per mantere alta l'autoprotezione su tutti gli altri fronti».
Questi numeri rivelano rapporti non protetti sul fronte delle gravidanze indesiderate, ma anche di numerose malattie. Non c'è solo l'Aids. «Molto diffusi sono herpes genitale, candidosi e clamidia, aumentate tra le giovanissime di 6-10 volte in dieci anni, e il Papillomavirus, responsabile di condilomi e carcinomi del collo dell’utero», spiega la ginecologa. L'anno scorso in Lombardia ci sono stati anche 248 casi di sifilide nei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni. Contrarre una patologia venerea in giovane età significa mettere un'ipoteca sulla salute futura. Le infezioni da clamidia e gonococco sono la prima causa di lesione irreversibile dell'endometrio e delle tube. Purtroppo queste infezioni possono rimanere a lungo silenti, e spesso vengono individuate solo quando le coppie si rivolgono ai centri per la fertilità assistita, intorno ai 30 anni, e può essere troppo tardi.
«A dispetto di tante campagne informative sulla contraccezione, esiste ancora una totale ignoranza dei rischi reali e quotidiani per ragazze normali», commenta Graziottin. Le cause? Molteplici, anche romantiche: «Quando ci si innamora ci si fida come se l'amore fosse un talismano che protegge da ogni rischio: “Siccome ci amiamo non ci può succedere nulla di male”. Dati emersi da un’indagine condotta lo scorso anno dal sito Scegli tu (www.sceglitu.it) della SIGO, Società italiana di ginecologia e ostetricia, hanno mostrato come il ricorso alla pillola del giorno dopo sia massimo proprio nelle ragazze innamorate da poco». Aggiunge Rossella Nappi, ginecologa della Fondazione Maugeri di Pavia: «I giovani vivono una sessualità più libera. Possono avere rapporti come e quando vogliono, però spesso mancano del senso di responsabilità: si sentono onnipotenti e tendono a sottovalutare le conseguenze di un rapporto sessuale non protetto. C'è anche chi non prende precauzioni perché vuole sfidare il destino o mettere alla prova la propria fertilità: tanto, si dicono, se succede qualcosa possiamo prendere la pillola del giorno dopo».
Oltre all'abbassamento dell'età del primo rapporto, un elemento di rischio nuovo rispetto al passato è l'aumentato consumo di alcol e droghe. «Sostanze capaci di ridurre la percezione dei pericoli e la capacità di autoprotezione, creano uno stato di euforia favorendo la promiscuità sessuale, la possibilità di avere più rapporti con persone diverse nella stessa sera e – soprattutto per le ragazze – il rischio di subire rapporti non desiderati».
Il corpo misterioso
Anche i medici fanno autocritica. Secondo Giorgio Vittori, presidente della SIGO, «Aver puntato solo sulle giovani per promuovere l'uso del profilattico è stato un errore». Concorda Rossella Nappi: «Anche noi esperti abbiamo enormi difficoltà nel fare educazione sessuale. Gli studenti che incontro nelle scuole sembrano sempre molto interessati. Ma forse il nostro modo di parlare è troppo dogmatico e quello che passa è un messaggio di proibizione e non di prevenzione. Così, anche se cerchiamo di sdrammatizzare, nessun ragazzo ha il coraggio di parlare della sua sessualità. Non solo: le ragazze non conoscono il loro corpo, non sanno riconoscere il momento dell'ovulazione, non hanno chiaro il meccanismo delle mestruazioni».
Per Alessandra Graziottin, «È evidente che le campagne informative sono pensate da adulti per adulti, e non sanno andare al cuore dei ragazzi. E poi i genitori, anche quelli più giovani, sono latitanti sul fronte dell'educazione sessuale. Spesso perché ignoranti loro stessi».
Sul fronte della comunicazione tra genitori e figli sembra che ci sia molta strada da percorrere. Un’indagine demoscopica dell’Istituto Astra su 1566 donne italiane ha analizzato come è cambiato, nel tempo, il dialogo tra madri e figlie. Ancora oggi il 62 per cento delle giovanissime non parla di contraccezione. Per la stessa ricerca, usa pillola o cerotto solo il 12,3 per cento delle intervistate, contro un inquietante 46,4 per cento “che non usa nulla”. «I genitori, purtroppo, spesso rifiutano di accettare l'idea che i loro figli abbiano una vita sessuale», commenta Graziottin. «Solo 5 su cento immaginano che le loro figlie quattordicenni abbiano rapporti, quando in realtà si tratta del 38 per cento».
L'ignoranza è il primo nemico da combattere. «Molte giovani, ma quel che è peggio molte mamme, zie, sorelle maggiori non conoscono le differenze tra pillola contraccettiva, pillola del giorno dopo e pillola abortiva», continua Graziottin. Aggiunge Rossella Nappi: «Non dimentichiamo che solo il 29 per cento delle italiane usa la pillola, ai minimi europei».
Al Congresso della Società europea della contraccezione, lo scorso maggio, gli esperti hanno sottolineato come il boom italiano della pillola del giorno dopo evidenzi proprio una chiara non conoscenza del prodotto, che da rimedio di emergenza troppo spesso diventa di routine. «Le ragazze sottovalutano l'impatto di questo farmaco che invece per l'organismo è un vero shock ormonale», avverte Nappi. «Mentre in Francia la pillola del giorno dopo è utilizzata soprattutto dalle ragazze che usano anche la pillola anticoncezionale, in caso di dimenticanza o se sono state male, in Italia ci sono teen ager che la prendono addirittura quattro volte all'anno, senza rendersi conto che è molto più sicuro per la loro salute assumere un anticoncezionale ormonale a dosi controllate, pillola, cerotto o anello vaginale. E sono da sfatare luoghi comuni spesso trasmessi dalle madri».
Fra le convinzioni più dure a morire, che la pillola anticoncezionale faccia male, che non sia naturale, che aumenti la crescita di peli o faccia perdere i capelli, che bisogna smetterla per due anni prima di avere figli... «Ma la paura più frequente nelle ragazze è quella di ingrassare, e ciò le spinge a rivolgersi verso metodi meno sicuri», continua Nappi. «E poi molte madri, anche istruite e di buon livello sociale, sono convinte che la contraccezione sia una faccenda da uomini, che tocchi al partner pensarci: con questa premessa, come possono comunicare alla figlia l'importanza di prendersi cura di sé e del partner quando fanno l'amore?».
Per colpa di un bacio
Se la famiglia non riesce a trasmettere messaggi precisi, la scuola fa poco, prevale l'improvvisazione e il passaparola fra coetanei. Nel 2008 ci sono ancora adolescenti convinte di poter rimanere incinta con un bacio, mentre altre pensano di potersi proteggere da gravidanze indesiderate con lavande a base di Coca-cola, rapporti che durino meno di un minuto, facendo l'amore in piedi o in acqua. Credono che la prima volta o l'assenza di orgasmo le mettano al riparo da ogni rischio. Incredibile? Eppure, secondo la SIGO sono “suggerimenti” molto diffusi nei blog per giovanissime e nelle lettere che le ragazzine scrivono alle rubriche di posta dei giornali.
Da un sondaggio recente di SIGO e SIMG (Società italiana di medicina generale) che ha coinvolto 616 camici bianchi in tutta Italia, emerge che solo lo 0,3 per cento delle under 19 ha una buona educazione sessuale e solo una ragazza su 4 raggiunge un livello sufficiente. E ancora: la prima volta (età media per il 60 per cento delle ragazze 16 anni, quando l'80 per cento dei ragazzi lo ha già fatto) è senza precauzioni per una su tre, solo il 50 per cento usa metodi sicuri e solo il 16 per cento delle ragazze ricorre alla contraccezione ormonale. «Risultati che fanno riflettere ed evidenziano la vulnerabilità delle italiane», dice Alessandra Graziottin.
Lo conferma anche l'andamento delle interruzioni di gravidanza: secondo l'Istituto superiore di sanità, dal 1978 in Italia l’aborto è in calo. Tranne per le minorenni (1.360 richieste al giudice nel 2006, più 10,7 per cento dal 1999) e le immigrate (il 31,6 per cento del totale). L’età media delle ragazze che si rivolgono al giudice tutelare per poter abortire si sta abbassando: nel 1995 era di 17 anni, oggi è 16 anni e 9 mesi. «Forse è eccessivo parlare di allarme», sottolinea Emilio Arisi, direttore dell'ostetricia e ginecologia del Santa Chiara di Trento e consigliere nazionale SIGO. «Ma al di là dei numeri, sono casi drammatici per le pesanti ripercussioni sulla psiche e le condizioni sociali della ragazza e della sua famiglia. È dimostrato che le gravidanze precoci si associano a un maggior rischio di grave depressione post partum, e le adolescenti cadono più facilmente vittime di aborti clandestini».
Aggiunge Alessandra Graziottin: «Molti italiani, soprattutto con responsabilità politiche ed educative non si sono impegnati lasciando sole e in una pericolosa ignoranza le generazioni più giovani. Questo è il dato su cui riflettere e fare autocritica: il fallimento dell’educazione contraccettiva. Prendersela con la legge 194 che regola l'aborto è strumentale».
Conclude Rossella Nappi: «Va rinforzata l’informazione e l'educazione sulla contraccezione. Bisogna rassicurare le ragazze: oggi, grazie al progestinico di quarta generazione, il drospirenone, il rischio di chili di troppo è superato. Tanto che è la pillola che lo contiene è la più utilizzata al mondo. Dobbiamo impegnarci per far giungere messaggi positivi alle donne perché l’Italia rimane agli ultimi posti in Europa per l’utilizzo di metodi contraccettivi».
da «Elle» (Hachette Rusconi), marzo 2009
