La storia dell'altro senso

È il meno sviluppato dei cinque sensi. Eppure, l’olfatto aiuta a perceperire il mondo e talvolta, senza esserne consapevoli, influenza il rapporto con gli altri. Ed è il senso più legato alle emozioni, capace di risvegliare, in un millesimo di secondo, un ricordo affettivo anche lontanissimo nel tempo.

di Mariateresa Truncellito

Comincia così, con una spiegazione del più animalesco e nello stesso tempo più raffinato degli strumenti sensoriali umani, l’affascinante percorso all’interno del Museo internazionale della profumeria di Grasse, la città degli aromi affacciata sulla Costa Azzurra. Il museo ha riaperto da poco, dopo quattro anni di lavori che hanno ampliato una collezione pubblica unica al mondo, creata nel 1989.

Il museo affronta la storia delle fragranze con un approccio antropologico: materie prime, fabbricazione, industria, innovazione, usi sacri e profani, commercio, design. E ne sottolinea le funzioni: comunicare, sedurre, sognare, anche se, prima di tutto, il profumo è questione di chimica. In mostra, ci sono circa 3 mila pezzi, come flaconi egizi, greci, romani e oggetti da toilette di tutto il mondo e tutte le epoche, compreso uno scrigno da viaggio di Maria Antonietta. Una selezione dei 50 mila pezzi che costituiscono l’intera collezione, fatta di donazioni, acquisti e depositi di musei francesi. Il museo è diviso in cinque sezioni che presentano un continente e un tema (eleganza e classicismo, magia e dinamismo, frivolezza e igiene) in un circuito polisensoriale che permette di toccare e sentire le materie prime e vedere il risultato della creazione di un «naso».

Perché proprio a Grasse? Un microclima favorevole e l’abbondanza di piante aromatiche spontanee hanno decretato la vocazione per la profumeria della città da circa due secoli. In Europa, il commercio dei profumi a base di alcol diventa importante dalla metà del Cinquecento, con una crescente richiesta di materie prime vegetali fresche.

A Montpellier, dove sorge la facoltà di medicina con una scuola di farmacia, non ce ne sono, a causa del clima troppo aspro. Si appoggia così a Grasse, che produce profumi per le concerie, sorte qui fin dal Trecento. Dalla metà del Seicento, la richiesta di guanti di cuoio profumato intensifica la coltivazione di piante come il gelsomino, arrivato dalle Indie, e la tuberosa, importata dall’Italia. Sul finire del Settecento, però, la moda passa e la produzione esclusiva di profumi diventa preponderante.

Grasse soppianta definitivamente Montpellier e diventa il centro della coltivazione, del commercio di materie prime e di fabbriche con agenti in tutta Europa. Con la rivoluzione industriale si affermano nuove tecniche, come la distillazione per iniezione di vapori o la concentrazione degli estratti, e le sostanze sintetiche che riproducono, a minor costo, quelle naturali: la cumarina, per esempio, scoperta nel 1868 da William Henry Perkin, ed estratta dalla fava Tonka, all’origine di tutta la famiglia dei profumi felce (niente a che vedere con la pianta, hanno note di lavanda e bergamotto) come il celebre Jicky di Guerlain.

Nel 1866 a Grasse ci sono un’ottantina di fabbriche di profumi ed è già cominciata la conquista dei mercati mondiali, con filiali di produzione in tutto il Mediterraneo e agenti nella principali capitali, comprese Montreal, New York, Rio de Janeiro e Buenos Aires.

Dagli anni Trenta, però, la produzione locale di materie prime cala rapidamente, per la concorrenza estera: nel 1939 l’estratto di rosa della Bulgaria costa l’equivalente di 1800 euro, quello di Grasse 4270. Durante la guerra, la città si trova isolata dalla maggior parte dei luoghi di approvigionamento e gli Stati Uniti, fino a quel momento il principale cliente, si dotano di una propria industria chimica all’avanguardia.

I profumieri grassesi sono restii a usare le sostanze sintetiche, e sostengono il ritorno alla tradizione. Così facendo, perdono lo spirito d’iniziativa nella ricerca applicata e nell’innovazione tecnologica. Il consumo di prodotti da profumeria da parte di strati sociali più modesti implica la creazione di prodotti di minor qualità e a basso costo, chea Grasse vengono ignorati. Dagli anni Cinquanta, c’è una crisi profonda: una dopo l’altra, le fabbriche vengono assorbite dalle multinazionali.

Oggi Grasse resta una delle città francesi più prospere, grazie all’alta qualità delle essenze naturali prodotte nei suoi stabilimenti - una quindicina di industrie integrate in grandi gruppi internazionali – per l’industria dei profumi d’alta gamma e la cosmetica, ma anche per per l’industria alimentare. E grazie a ciò, anche se con meno romanticismo, può continuare a rivendicare la sua reputazione di capitale storica della profumeria.

www.museesdegrasse.com

da «Verve», maggio-giugno 2009