Scoperte: Armi, acciaio e meraviglie

Il passato turbolento e il presente glorioso della collezione di Herny Frick, il tycoon più odiato d'America

di Mariateresa Truncellito

In un mondo dove impera la meschinità, non è da tutti meritarsi l’appellativo di «uomo più odiato d’America» o «peggior CEO americano di tutti i tempi».

L’onore è toccato a Henry Clay Frick, magnate del carbone e dell’acciaio vissuto tra il 1849 e il 1919, nonché proprietario di una preziosa raccolta di opere d’arte in una splendida dimora sulla Fifth Avenue. Che oggi, sotto il nome di Frick Collection, appartiene ai newyorkesi e a noi tutti, dato che è un museo aperto al pubblico.

Mr Frick decise di lasciare la collezione al popolo, per incoraggiare lo studio dell’arte. E, forse, con la speranza di passare alla storia come munifico filantropo e non come uno dei più acerrimi nemici del sindacalismo moderno.

Visitare la Frick Collection - una delle migliori raccolte d’arte degli Stati Uniti - permette di immergersi nello splendore di un’epoca nella quale l’alta borghesia poteva semplicemente chiudere preoccupazioni e ansie fuori dalla porta.

Le 16 gallerie dall’atmosfera intima e serena racchiudono, oltre a porcellane cinesi e di Sèvres, orologi, argenti e bronzi, tappeti e mobili di alto antiquariato, un’eccezionale sfilata di capolavori della pittura e della scultura europee, dal Rinascimento al post impressionismo: dalla Fragonard Room, con le grandi tele del Progresso dell’Amore del maestro francese del rococò, al più austero Living Hall, con capolavori di Holbein, Tiziano, El Greco e Bellini; dalla West Gallery, con paesaggi di Constable e Corot, ritratti di Rembrandt e Velázquez, e la tela La padrona e la serva di Vermeer (la collezione ha ben tre dipinti del pittore olandese) alla Sala degli Smalti, dominata dal San Giovanni Evangelista di Piero della Francesca fino alla East Gallery, con lavori di Degas, Goya, Turner, Van Dyck, e molti altri.

Il museo presenta anche esposizioni temporanee: fino al 23 agosto 2009 c’è una mostra dedicata al pittore e dandy James Abbott McNeill Whistler (1834–1903), ritrattista dell’aristocrazia e dei circoli boèmien di Londra e Parigi e maestro dell’Estetismo. Si possono ammirare quattro ritratti a grandezza naturale, l’evocativa marina Symphony in Grey e Green: The Ocean (1866), oltre a pastelli e acquaforti realizzati dal pittore durante un soggiorno a Venezia.

Mostre temporanee a parte, il filo conduttore della Frick Collection è il gusto squisito dell’antico padrone di casa. E perciò, al di là delle sue intenzioni, il visitatore merita di conoscerne meglio la vita.

Henry Clay Frick era il nipote di un ricco distillatore di whiskey di West Overton, Pennsylvania. Suo padre aveva mandato in fallimento l’attività. Il giovane Henry Clay, che invece aveva ereditato dal nonno il fiuto per gli affari, mollò l’università per mettersi in società con due cugini e un amico in un’attività di trasformazione del carbon fossile in coke per acciaierie. Col fermo proposito di diventare milionario prima del 30° compleanno.

Nel 1880 Henry Clay è l’azionista di maggioranza della H.C. Frick & Company, con mille operai e il controllo dell’80 per cento della produzione di carbone in Pennsylvania.

L’anno dopo, mentre trascorre a New York la luna di miele con la neomoglie Adelaide Childs, Frick conosce il re dell’acciaio Andrew Carnegie e combina un altro matrimonio: dà vita a un cartello tra la sua azienda e la Carnegie Steel Company, e ne assume la presidenza.

Nei ritagli di tempo tra casa e bottega, fonda un esclusivo circolo di caccia e pesca, il South Fork Fishing and Hunting Club di Johnstown, con i più potenti tycoon della Pennsylvania occidentale. Per svagarsi su un lago privato, il Lake Conemaugh, il club finanzia la costruzione di una diga in terra battuta: in quell'epoca la più grande del mondo.

Il 31 maggio 1889, la combinazione fra cattiva manutenzione e un inverno nevoso seguito da una piovosa primavera, provoca il cedimento della diga: l’acqua travolge numerose cittadine fino a Johnstown, provocando circa 2200 morti e 17 milioni di dollari di danni.

Frick e gli altri membri del club creano un comitato per aiutare le vittime. Ma anche per impedire che la notizia del disastro divenga di dominio pubblico.

Con successo: Philander Knox e James Hay Reed, avvocati e compari di merenda di Frick, dribblano le cause giudiziarie: i milionari che avevano voluto la diga non vengono ritenuti legalmente responsabili del suo crollo. I tribunali considerano l’evento «volontà divina» e perciò nessuna vittima ha diritto a un risarcimento.

Molti membri del circolo, però, mettono volontariamente mano al portafoglio: Henry Clay Frick, in particolare, elargisce migliaia di dollari per la ricostruzione di Johnstown, mentre Andrew Carnegie finanzia la nuova biblioteca (oggi ospita un museo dedicato alla grande inondazione).

Il sodalizio tra Frick e Carnegie finisce nel 1892 a causa della reazione del primo al grande sciopero degli operai della Carnegie Steel Company di Homestead.

Gli operai picchettano lo stabilimento. Frick, noto antisindacalista, mentre sono in corso le trattative fa circondare con una palizzata sormontata da filo spinato lo stabilimento (perciò soprannominato «Fort Frick»). Un esercito privato di agenti della Pinkerton si scontra con i lavoratori nella notte del 5 luglio 1892, con morti e feriti. Per mettere fine alla battaglia deve intervenire la milizia statale. Molti operai vengono licenziati, quelli che restano hanno il salario dimezzato.

Frick, accusato di aver messo in piedi una reazione eccessivamente violenta, diventa il bersaglio delle organizzazioni sindacali. E di un complotto per ucciderlo: il 23 luglio dello stesso anno, l’anarchico russo Alexander Berkman irrompe nel suo studio, armato di un revolver e di una lima. Il magnate viene colpito con due pallottole al collo e quattro coltellate alla gamba, ma se la cava.

La vita continua. Nel 1910, dopo alcuni anni a New York dove si era trasferito da Pittsburgh con la moglie e i quattro figli, Frick acquista un terreno per costruire una dimora dove sistemare la collezione di opere d’arte messa insieme tra una macchinazione affaristica e l’altra. Imponente ed estesa sullo spazio di un intero quartiere, secondo Frick la casa avrebbe dovuto far sembrare la Carnegie Hall, costruita dal suo ex socio nel 1890, «una baracca da minatori».

In effetti, al di là del controverso ruolo giocato da Frick nella storia dei diritti dei lavoratori americani, oggi l’edificio e le opere sono un monumento a uno dei più grandi collezionisti d’America. Costruita nel 1913-14 su progetto di Carrère and Hastings, e costata 5 milioni di dollari, è stata aperta al pubblico nel 1935 e ristrutturata un paio di volte per renderla più accogliente. Circa un terzo dei dipinti che contiene sono stati acquisiti dalla fondazione creata dallo stesso Frick (con un lascito di 15 milioni di dollari).

Il magnate del carbone e dell’acciaio concluse la sua esistenza terrena per un attacco di cuore, il 2 dicembre 1919. Alexander Berkman, l’anarchico attentatore, stava partecipando a una cena d’addio a Chicago, prima di lasciare per sempre l’America. Informato da un cronista, commentò: «Io sono stato espulso dagli Stati Uniti per volontà delle autorità federali. Frick per volontà di Dio. E sono grato del fatto che lui se ne sia andato prima di me».

da «Verve» n. 37/38, luglio/agosto 2009