Tratti Distintivi

Giorgio Forattini - Coraggio, libertà, sberleffoCoraggio, libertà, sberleffo. Sono i capisaldi della carriera di Giorgio Forattini e anche il titolo della grande retrospettiva milanese che ne celebra la matita acuminata

di Mariateresa Truncellito

Fa paura un paese che ha paura delle parole. Ancora di più se le parole – o le immagini – «sovversive» strappano un sorriso. Perché non c’è miglior difesa che poter dire la propria, sotto qualsiasi forma, senza timore di censure. La Corte di Cassazione ha ribadito che la satira è un diritto di tutti, sancito dall’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di pensiero. E le ha riconosciuto una «funzione di controllo esercitato con l’ironia e il sarcasmo verso il potere... La satira è riproduzione ironica e non cronaca di un fatto; esprime un giudizio che necessariamente assume connotazioni soggettive e opinabili, sottraendosi a una dimostrazione di veridicità». Insomma: la satira è un punto di vista, che non è obbligatorio condividere ma che è bene possa essere espresso. Eppure, in Italia, la sola parola «satira» fa ancora prudere molte mani, come ha dimostrato la cronaca recente.

Perciò non sarà una semplice retrospettiva, ma anche un’attualissima provocazione la mostra antologica dedicata a un grande maestro italiano del genere: Giorgio Forattini, protagonista di un’esposizione che, non a caso si intitola «Coraggio Libertà Sberleffo». Dal 3 luglio al 27 settembre 2009, a Palazzo Reale di Milano i visitatori potranno compiere un lungo viaggio nella satira, ma anche «sfogliare» un sussidiario sui fatti e i misfatti della politica italiana e internazionale dagli anni ‘70 a oggi. La mostra è itinerante ed è accompagnata da un volume, edito da Electa, che racconta 11 legislature, 33 governi e centinaia di avvenimenti riletti dalla matita acuminata di Forattini.

Nato a Roma il 14 marzo 1931, ex agente di commercio, Giorgio Forattini ha iniziato la sua carriera intorno ai 40 anni, cominciando a collaborare con Paese Sera, dopo aver vinto un concorso per fumettisti. Negli anni Ottanta, passando da Panorama a La Repubblica a La Stampa, diventa il più celebre vignettista satirico italiano. Tra i successi, le macchiette irriverenti dei politici: Craxi come Mussolini, Spadolini nudo, D’Alema come Hitler comunista, Fassino scheletrico, Amato Topolino, Berlusconi mignon, Veltroni bruco, Buttiglione scimmia, Prodi prete, Bossi Pluto... La vignetta più nota dopo il referendum sul divorzio nel 1974, con Amintore Fanfani sparato come tappo da una bottiglia di champagne con l’etichetta NO. L’ironia non ha risparmiato nemmeno se stesso: nell’emblema della mostra Forattini si vede come un centauro che scocca una matita tricolore. Si presume, avvelenata.

Il curatore dell’esposizione è Gherardo Frassa, da oltre vent’anni «inventore» di mostre all’insegna della più sfrenata fantasia; tra le ultime, «Arrivano i Beatles», ad Aosta, e «Mao for Sale», a Firenze. Con lui, Verve ha potuto curiosare in esclusiva anteprima nel backstage di Palazzo Reale. Cogliendo l’essenza di un evento che, per volontà dello stesso Forattini, sarà «spettacolare, allegro e visionario, ma soprattutto popolare». «È stato il lavoro più difficile della mia carriera», spiega il curatore. «Ho lavorato per oltre dieci mesi per trovare una sintesi all’altezza dell’artista e che non annoiasse il pubblico. Basti pensare che Forattini ha prodotto oltre 13 mila vignette e pubblicato 45 volumi».

L’autore ha infatti richiesto che la mostra non fosse una semplice sfilata di disegni. Perciò l’allestimento ideato da Gherardo Frassa è scenografico e ricco di sorprese. Accanto a un centinaio di opere originali, molti disegni sono stati trasformati in preziosi manufatti da una squadra di artigiani e giovani artisti. «La mostra ha l’ambizione di essere anche una piccola enciclopedia di cultura popolare», continua il curatore. «Un piacevole ripasso della nostra storia recente che però possa divertire anche i ragazzi che non la conoscono. Per accentuarne il carattere popolare, abbiamo chiesto al Comune di Milano di regalarla a tutti coloro che quest’estate restano in città: potranno visitarla per sorridere, per distrarsi, ma anche per indignarsi ed emozionarsi. Forattini infatti, dopo averli presi in giro per tutta la vita, al momento della loro scomparsa ha celebrato alcuni personaggi pubblici con vignette molto poetiche e commoventi, raccolte nella sezione intitolata “La pietas”». Un esempio: l’immagine di Berlinguer di spalle, rivolto al mare, i capelli mossi dal vento come una bandiera con falce e martello e la stella in volo verso il cielo.

La satira non ha mai navigato in acque buonissime e anche Forattini ha passato i suoi guai, documentati nella mostra. «Questa esposizione è anche il grido di Forattini in difesa della satira», sottolinea Frassa. «Molte vignette inneggiano alla libertà di pensiero, e vogliono invitare a riflettere, in un momento in cui potrebbe essere in discussione la libertà di espressione tout court».

Il percorso si snoda in un labirinto di stanze e corridoi dove – passando dalla Prima alla Seconda Repubblica, dai «tormentoni» alle elezioni, dalla religione alla politica internazionale, dallo sport alla tv, per citare solo alcuni dei temi - ci si imbatte in stampe digitali, gigantografie, sagome, sculture, video, dipinti e installazioni in legno, metallo, carta, stoffa, plastica, tela, vetro, ceramica, resina, gesso. Il tutto mescolato con grande fantasia. Spiega Gherardo Frassa. «I personaggi sono celebrati in una serie di edicole: il politico è l’icona al centro, con intorno disegni satirici-ex voto che ne illustrano la carriera e alcune reliquie simboliche». Ecco il Presidente Cossiga con un piccone tricolore a grandezza naturale tricolore, Prodi con un cappello da curato di campagna con falce e croce, Di Pietro con il vocabolario aperto sulla voce «azzeccare» e un manganello, Casini con un rosario che termina con uno scudo crociato. E non manca un armadio che racchiude uno scheletro che ha il volto di Fassino e Berlusconi che regge un telecomando enorme dove sui tasti, al posto dei canali, ci sono facce di persone.

Alcune vignette sono state trasformate in teatrini tridimensionali con personaggi in rilevo, mentre i cortei politici sono presentati con videoproiezioni di vignette col sonoro dei cori di protesta. Il visitatore è anche invitato a diventare protagonista del divertimento. Può, per esempio, cimentarsi in un grande gioco dell’oca nel quale le pedine sono i politici e le caselle momenti chiave della seconda repubblica (chi finisce nella casella Tangentopoli deve andare in prigione). E c’è anche la possibilità di diventare una... vignetta vivente. Spiega Gherardo Frassa: «Su una pedana c’è la poltrona del presidente della Repubblica Napolitano. Dietro, su una mensola, la corona con falce e martello. La parete è rossa ma, arrampicato su una scala, Berlusconi la sta ridipingendo di azzurro. Chi vuole può sedersi sul trono e farsi fotografare. E lo stesso può fare nella vignetta di Berlusconi che fa le corna. Ancora, c’è uno specchio con i baffetti e i capelli di D’Alema, dove il visitatore si può rimirare sotto la scritta “Dai un volto umano al comunismo”». In questa mostra, quindi, tutti possono realizzare il sogno di qualsiasi aspirante vip: non sei davvero un personaggio finché Giorgio Forattini non ti ha messo alla berlina.

da «Verve» n. 37-38, luglio-agosto 2009