Parco Güell, la follia e la natura

Nato come ambizioso, e fallimentare, progetto di lottizzazione, il giardino pubblico più famoso di Barcellona è uno dei capolavori di Antoni Gaudì

di Mariateresa Truncellito

La panchina «interminabile» del Parco Güell a Barcellona è il luogo preferito dai pensionati per fare quattro chiacchiere e dagli innamorati per scambiarsi baci appassionati. Perché Gaudí, nonostante la sua ossessione per la decorazione esasperata, era molto attento alla comodità: per raggiungere lo scopo, mise a sedere sul gesso ancora da modellare un uomo nudo, per poter poi riprodurre la sua configurazione anatomica.

Tutta la parabola artistica e umana del «più geniale degli architetti» e del «più catalano dei catalani» è stata all’insegna dei contrasti. Finale compreso. Il 7 giugno 1926 un uomo miseramente vestito e male in arnese, appena uscito dalla chiesa di San Filippo Neri, viene investito da un tram. I tassisti si rifiutano di caricarlo sull’auto, e arriva in ospedale solo quando un passante decide di occuparsene. Ma cinque giorni dopo, al suo funerale ci sarebbe stata tutta Barcellona. Anche se Antoni Gaudí i Cornet era una specie di eroe popolare, nessuno lo aveva riconosciuto sul selciato, perché pochissimi lo avevano visto di persona e ancora meno in fotografia, mezzo che lui rifuggiva.

Gaudí era nato il 25 giugno 1852 a Reus, in una famiglia di ramai. Si traferisce nella capitale per frequentare la Scuola di Archiettura, proprio mentre Barcellona è oggetto di un grande piano di urbanizzazione. Il giovane non è uno studente modello, ma un originale sì: del suo disegno di un portale di cimitero per l’esame di progettazione impressiona soprattutto un carro funebre, messo lì per «creare l’atmosfera». Per il direttore della facoltà l’aspirante architetto è «un genio o un pazzo». Un giudizio che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. E oltre.

A soli cinque anni dalla laurea, nel 1883, Gaudí vanta tre importanti incarichi che lo collocano tra i professionisti catalani di maggior successo del momento: due cantieri per residenze signorili, Casa Vicens a Barcellona e Villa El Capricho a Comillas, e la nomina di architetto-capo del cantiere della Sagrada Familia. Mentre l’amico di lungo corso, il conte Eusebio Güell y Bacigalupi, magnate del tessile e mecenate, gli affida la sistemazione della sua proprietà, Finca Güell.

Quando l’Esposizione Universale del 1888 lancia Barcellona sulla scena mondiale, Güell e Gaudí condividono gli stessi ideali politici e sociali, in particolare l’affermazione dell’identità catalana. Nello stesso anno viene inaugurata la prima costruzione di Gaudí nel cuore antico della città, Palacio Güell, ed emergono le prime contrapposizioni tra sostenitori e denigratori della sua architettura. In questo stesso periodo, Gaudí passa da una fase espressiva eclettica a una più modernista, il movimento artistico che comprende Art Nouveau, Jugendstil, Floreale, Sezession, Liberty. Il Modernismo catalano, che celebra i fasti dell’alta e media borghesia, si esprime con forme e colori esuberanti, valorizza l’artigianato di ceramisti, fabbri ferrai, ebanisti; mescola tecniche costruttive innovative con quelle della tradizione locale. Gaudí ci aggiunge l’attenzione al mondo della natura e l’importanza attribuita alla geometria.

Tra il 1890 e il 1914 realizza i suoi capolavori: Casa Calvet, Casa Batlló, Casa Milà, Villa Bellesguard, la ristrutturazione della Cattedrale di Palma di Maiorca, la Cripta della chiesa della Colonia Güell, le Escuelas provisionales della Sagrada Familia.

E il Parco Güell (1900-14). Un progetto ambizioso: tornato dall’Inghilterra, dove ferve il dibattito sulle città-giardino, Eusebio Güell si entusiasma all’idea di realizzarne una: la immagina come un lussuoso quartiere privato sulla brulla e accidentata Muntanya Pelada, dalla quale si gode però un bel panorama sul mare, l’entroterra e la città. Gaudí prevede norme molto precise per la realizzazione degli edifici residenziali su 60 lotti e per la vita degli abitanti del parco. Eusebio Güell predispone le attrezzature pubbliche.

Ma alla buona società barcellonese il progetto non piace: al Parco Güell vengono ad abitare solo l’avvocato Trìas, Guadí col padre e la nipote, e il Conte Güell. Il figlio di quest’ultimo nel 1923 lo dona alla città che lo rende parco pubblico. Dal nel 1984 è nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Il parco dimostra il talento paesaggistico di Guadí, le sue approfondite conoscenze botaniche e la capacità di coniugare architettura e natura: anche cercando di tradurre in pietra le superfici delle foglie o dei tronchi di alberi o mimetizzando le forme con la vegetazione. Progetta un complesso tracciato di percorsi interni, disegnati ad andamento sinuoso lungo le curve del terreno, ripido e roccioso, senza modificarne la conformazione. Si aiuta creando terrazzamenti e viadotti, quando il percorso si trova sospeso nel vuoto. Il rispetto assoluto della struttura accidentata del luogo lo stimola a inventare grotte e porticati sostenuti da colonne inclinate, con fusto spiraliforme o antoporfico. Arricchisce la scarsa vegetaziona con pini, carrube, querce, palme, lasciando prosperare ginestre, rosmarino, timo, gelsomino, glicine.

Il portone di ingresso al parco è in legno fino al 1965, quando viene sostituito con la cancellata in ferro battuto con motivi a foglie di palma proveniente dalla recinzione di Casa Vicens. I due edifici ai fianchi ospitano la casa del custode e aree di servizio per il parco, e forse sono ispirati dall’opera di Wagner Hansel e Gretel, rappresentata in quegli anni al teatro Liceu di Barcellona.

Il visitatore si trova di fronte una scalinata iridescente rivestita di ceramica, composta da due rampe simmetriche spezzate in tre tratti. In mezzo, figure e punti di sosta che permettono all’acqua di scorrere nascosta, e di emergere nelle fontane. La vasca più bassa ospita un giardino giapponese in miniatura. A un piano intermedio la fontana è sovrastata dallo scudo della Catalogna, inserito in un medaglione. La terza fontana è dominata dall’iguana che richiama Pitone, mitico guardiano delle acque sotterranee.

L’area-mercato è occupata da 86 colonne doriche che sostengono una copertura composta da cupolette appoggiate a travi leggermente ricurve. Il tutto è rivestito da ceramica bianca che, grazie a riverberi luminosi e alla leggera inclinazione di qualche colonna, suggerisce il movimento delle onde marine. Il rivestimento di ceramica è interrotto da tondi policromi, in ceramica e cristalli, con serpi intrecciate. A fianco c’è una sorgente d’acqua minerale che Eusebio Güell aveva messo in commercio col suo nome.

La piazza del teatro greco in terra battuta è cintata dal lungo e continuo sedile a serpentina, decorato con superfici coperte di parti di ceramica irregolari (a trecandis). Il suo andamento consente di formare piccole anse, mentre il profilo esterno si raccorda col fregio del sottostante tempio dorico che nella parte alta è ornato da gargouilles a forma di teste leonine. Il sedile è molto celebrato dai critici d’arte, perché ha anticipato il linguaggio espressivo di Mirò, Picasso e Braque.

Con il Parco Güell Guadí ha dato una grande lezione: ha dimostrato che si può rendere abitabile anche una zona impervia. E lo ha fatto rispettando l’ambiente al punto che l’architettura sembra essere stata generata dalla natura. Non male, per un folle.

da «Verve», novembre/dicembre 2009