Espressioni - Istantanee del divenire

Dopo le numerose celebrazioni per il centenario del Futurismo, una mostra accende i riflettori sul suo rapporto con la fotografia

di Mariateresa Truncellito

I futuristi impazzivano per le possibilità espressive del cinema, e già nel 1916 se ne occuparono nel loro Manifesto della cinematografia. Non altrettante simpatie riscuoteva la fotografia, considerata un «medium freddo» che congela lo slancio vitale del divenire. Anche se utile strumento per propagandare le loro idee, i futuristi non la ritenevano una forma d’arte perché, a loro parere, si limitava a duplicare in modo meccanico la realtà. Nonostante ciò, il movimento era attirato dalle tecniche sperimentali dell’epoca, come il multiritratto a specchi e la fotografia spiritica, perché pensavano che avrebbero potuto applicarle alla pittura, rivoluzionandola.

I rapporti del Futurismo con l’ambiente artistico della fotografia vengono indagati da una mostra organizzata dalla Fratelli Alinari, Fondazione per la storia della fotografia, il Centro di ricerca e archiviazione della fotografia, e la Provincia di Pordenone: Il Futurismo nella Fotografia, curata da Giovanni Lista, si svolge Museo nazionale Alinari della fotografia di Firenze fino al 15 novembre 2009, poi a Pordenone negli spazi espositivi della Provincia, dal 5 dicembre 2009 al 7 febbraio 2010.

Le prime proposte sperimentali sono realizzate fuori dal movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti. Nel 1911, a Roma, i fratelli Anton Giulio e Arturo Bragaglia lanciano il «fotodinamismo», una visualizzazione della molteplicità del gesto e della continuità del movimento, coerente con la teoria della realtà in divenire. Umberto Boccioni respinge però le esperienze dei fratelli Bragaglia, considerando che la fotografia è per sua natura priva di un intervento creativo dell’artista, unico possibile mediatore tra il mondo e la sua rappresentazione.

La ricerca però continua: inquadratura e posa vengono considerate elementi di intervento dell’artista, e la fotografia conquista così una funzione estetica esplicita con la foto-performance inaugurata da Giacomo Balla e Fortunato Depero.
Nel dopoguerra la creatività si esprime col fotomontaggio e soprattutto col fotocollage, cioè l’integrazione di ritagli fotografici e inserti disegnati: oltre a lanciare un mix di liguaggi espressivi, in questo modo la manipolazione dell’artista diventa evidente. Vinicio Paladini, Ivo Pannaggi e Depero se ne servono come strumento politico, didattico o propagandistico, per celebrare la modernità e la civiltà tecnologica.

Negli anni Venti, alcuni fotografi professionisti come i fratelli Pedrotti e Mario Castagneri si accostano al Futurismo, mentre Giorgio Carmelich esplora il campo della foto-performance e Emanuel Lomiry la ritrattistica.

Nel 1930 c’è un grande rilancio dello sperimentalismo, con la pubblicazione del manifesto La fotografia futurista, nel quale Marinetti e Tato auspicano la ripresa di tre modelli formali dei primi anni del movimento: il fotodinamismo dei fratelli Bragaglia, il «dramma d’oggetti» del teatro sintetico e la poetica del dinamismo pittorico di Boccioni.

Le ricerche della fotodinamica vengono riformulate da Pedrotti e Wanda Wulz, mentre Pietro Masoero ne estrapola i principi creando l’aerofotografia. Riprendendo le teorie di Boccioni, Tato teorizza il «ritratto futurista di stato d’animo», con fotomontaggio per sovrimpressione di più negativi. Bruno Munari sviluppa invece la foto-performance in chiave di teatralità esotica o etnografica. Ai futuristi si affiancano poi altri fotografi professionisti, come Elio Luxardo, Italo Bertoglio, Stefano Bricarelli, Mario Gabinio, che lavorano sulla composizione d’oggetti, la fotografia industriale, il panorama urbano o la fotografia d’architettura.

La storia della fotografia futurista, indagata dalla mostra con 126 fotografie tratte dalle Raccolte Museali Fratelli Alinari e da molte importanti collezioni italiane sia pubbliche che private, oltre che da numerosi documenti storici originali, attesta come essa sia stata l’asse portante di un’evoluzione che corrisponde all’avvento dell’avanguardia e della modernità nella fotografia italiana.

da «Verve» n. 39/40 settembre-ottobre 2009