La moda a regola d'arte

Gli abiti scultura di Roberto Capucci e le gioie di Vhernier a Palazzo Fortuny


«Non mi sono mai lasciato influenzare dalla logica del “quando me lo metto, dove ci vado?”. Non esisterebbe la storia del costume se altri, nei secoli, avessero pensato così»: nessun limite alla creatività, alla fantasia, all’immaginazione. Così Roberto Capucci è diventato uno dei più grandi maestri della moda italiana, con un gusto per la sperimentazione tanto forte da far durare i suoi abiti oltre le mode: dalle prime sfilate negli anni Cinquanta fino alle opere d’arte in tessuto, gli abiti-scultura esposti nei più importanti musei del mondo, dalla Galleria del Costume a Palazzo Pitti di Firenze al Kunsthistoriches Museum di Vienna. Utilizzando materiali inusuali, come ciottoli di pietra, ottone, plexiglas, cristalli di rocca, tubi di plastica, paglia insieme a stoffe preziose o tessuti tecnologici.

La Fondazione Musei Civici di Venezia rende omaggio a Roberto Capucci con una mostra che documenta l’evoluzione del suo percorso artistico. L’esposizione, fino al 4 maggio 2009, è a palazzo Fortuny, creando così una sorta di dialogo tra due maestri del virtuosismo: Mariano Fortuny, pittore, scenografo, inventore di luci e costumi, l’alchimista della stampa su stoffa che usa per rendere apparentemente preziosi e spettacolari modelli e costumi di linea in realtà semplicissima. Il primo a rendere possibile il dialogo tra arte e moda. E Capucci artista-architetto-sarto, che invece usa tessuti semplici per realizzare strutture d’abbigliamento complesse, improbabili, ai limiti della fantascienza, realizzate con le tecniche dell’abito ma concepite come sculture.

Due artisti colti e raffinati, capaci di attraversare il mondo della moda lasciandovi il segno indelebile del genio. Un’ulteriore «conversazione» è tra gli abiti di Roberto Capucci e i gioielli – di nuovo sculture – di Vhernier, al primo piano del Museo. Pezzi unici, lavorati dalle mani di artigiani in grado di rendere ogni creazione irripetibile. Abiti e gioielli sono legati da una comune ricerca nelle forme e nei colori e da un’ispirazione proveniente dalla natura, dall’arte, da geometrie e architetture. Elementi che caratterizzano anche le Spille Spirali che Vhernier ha creato per l’occasione.

«In Italia avete un ragazzo prodigio che si chiama Roberto Capucci, se capita a Parigi mi venga a trovare»: così Christian Dior, cinquant’anni fa, parlava del giovane sarto romano (classe 1931) che aveva aperto a vent’anni il suo primo atelier.

Nel 1958, Capucci riceve l’Oscar della moda statunitense (per la prima volta assegnato a un italiano) per la sua innovativa linea-scatola. Grazie agli studi al liceo artistico e all’Accademia di belle arti conosce la storia dell’arte, le tecniche pittoriche e plastiche, il disegno, la grafica. Saranno le basi del suo percorso creativo, segnato dalla ricerca e dalla sperimentazione formale.

Le opere in mostra a Venezia documentano, in particolare, il passaggio e la definitiva scelta di campo artistica nella produzione dell’ultimo trentennio e le molteplici fonti d’ispirazione: dal mondo vegetale agli elementi fondamentali (Acqua, Terra, Aria, Fuoco); dai fenomeni fisici ai riferimenti artistici. Colori puri alla Beato Angelico, ampie maniche e sontuosi strascichi come in Pisanello, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello, velluti e dettagli sartoriali che evocano Carpaccio, Tiziano, Tintoretto, gorgiere e trine come in Van Dyck, fianchi allargati come in Velasquez… Ma anche le suggestioni del Novecento: da Poiret a Klimt, dal déco ai futuristi, dai costruttivisti a Erté, da Sonia Delaunay a Sophie Teuber, fino al cubismo di Picasso, Braque e Leger.

Tutta la produzione di Roberto Capucci rimanda al sogno umano del superamento dei propri limiti, con abiti di dimensioni impossibili, propaggini asimmetriche, ali d’uccello o farfalla, zampilli serici, grandi code. Le forme naturali del corpo assumono una dimensione divina, astratta, priva di esigenze materiali. Al di fuori del tempo e della moda, le sue opere nei maggiori musei del mondo si rivelano in tutta la loro stupefacente presenza estetica. A Palazzo Fortuny si vedono trenta abiti-scultura realizzati tra il 1978 e il 2009: come l’abito Colonna, elemento di rottura con la tradizione sartoriale, o il Ventaglio, simbolo di creatività libera; le creazioni degli anni Ottanta – con inserti a pannello, tubolari, a forma di fiore, di scatola, di capitello, tra queste Fuoco, con il volume del plissé verso l’alto - e le straordinarie opere degli anni Novanta che consacrano Capucci nel mondo dell’arte, con la partecipazione alla Biennale di Venezia del Centenario (1995) e mostre nei maggiori musei del mondo. Tra le opere più recenti, ci sono le incredibili realizzazioni a Spire, a Onda, a Foglia, a Linee e, creato per l’occasione, l’abito-scultura da sposa, in seta mikado rosso fuoco, che apre la mostra.

da «Verve» (ed. Verve International), aprile 2009