L'arte è mobile

Le creazioni di Alexander Calder, genio eclettico della scultura

di Mariateresa Truncellito

Se Michelangelo chiedeva stizzito al suo Mosè «Perché non parli?», forse la domanda che Alexander Calder (1898-1976) si è posto di fronte alle sue prime composizioni astratte è stata «Perché non ti muovi?». Nella sua eclettica parabola creativa – che ha compreso pittura, litografie, progettazione di giocattoli, arazzi e tappeti – la più rivoluzionaria delle intuizioni dello scultore americano è stata l’idea di introdurre il moto nell’immobilità: Calder è famoso per le grandi sculture di arte cinetica chiamate «Mobiles», mosse da un leggero soffio d’aria, contrapposte a creazioni più solide, dette «Stabiles». Ma ugualmente significativo, e influente, è stato il contributo di Calder all’arte decorativa, e in particolare alla gioielleria.

Del resto, tutta la sua attività parte dagli stessi impulsi: creare composizioni tridimensionali con materiali improbabili raccattati in giro o piccoli oggetti di metallo – ottone e acciaio, raramente d’oro - che Calder piega, martella o cesella, soggiogandoli a suo piacimento. Per l'autunno 2009, il Palazzo delle Esposizioni di Roma ha in calendario una grande mostra con oltre cento delle grandi opere di Calder, provenienti da importanti collezioni pubbliche. Ma chi volesse prepararsi all’evento e ha in programma un viaggio a New York, non perda, fino al 1 marzo 2009, la prima esposizione museale dedicata unicamente alla gioielleria: si tratta di «Calder Jewelry», al Metropolitan Museum of Art, con una novantina di pezzi – collier, bracciali, orecchini, spille e tiare – molti dei quali realizzati come regalo per familiari e amici.

Nella sua vita, Calder ha prodotto circa 1800 pezzi unici in ottone, argento e oro, spesso abbelliti con «object trouvé» come frammenti di vetro, cocci di ceramica, legno. Tutti accomunati da inventiva, tecnica virtuosistica e con l’umorismo spensierato di chi gioca con la materia. Già nel lontano 1906, quando aveva solo 8 anni, il piccolo Alexander creava bijoux per le bambole della sorella con rottami di rame trovati per strada. Il periodo di massima creatività «orafa» è tra gli anni Trenta e Cinquanta, ma lo scultore realizzerà gioielli fino alla fine della sua vita.

Calder sapeva sintetizzare le tante influenze dal mondo che lo circondava in monili a volte semplici, altre assai complicati ma sempre straordinariamente moderni. All’inizio del Ventesimo secolo, molti artisti d’avanguardia cominciarono a collezionare arte africana tribale e a ispirarsi a essa nei loro dipinti e sculture. Anche le spille, le tiare e le collane di Calder sono più vicine a pettorali, collari e diademi realizzati nelle antiche civiltà che alla gioielleria tradizionale europea. Per esempio, Calder utilizza spesso il motivo della spirale tipico dei manufatti dell’età del bronzo, e la sua collezione personale - con oggetti della cultura africana - precolombiana e oceanica, contribuisce a nutrire il suo gusto eclettico.

Negli anni Trenta, la ricerca di Calder sulla gioielleria coincide con il suo interesse per il Surrealismo. In fondo, così spettacolari e vistosi, non facilmente portabili, i suoi bijoux trasformano chi li indossa in un opera d’arte vivente, come in una performance surrealista, appunto. Fra le fortunate destinatarie delle sue creazioni, le appassionate d’arte Peggy Guggenheim e Mary Rockefeller, la pittrice Georgia O’Keeffe e l’attrice Jeanne Moreau.

da «Verve» (ed. Verve International), febbraio 2009