Divi per sempre

Stelle del cinema immortalate dall’obiettivo di Sam e Larry Shaw in una mostra al Museo Alinari di Firenze

di Mariateresa Truncellito

Senza la fotografia non esisterebbe il cinema. Ma forse non esisterebbero nemmeno i divi: lo testimonia la mostra «Stars on Stage. Divi e miti nelle immagini di Sam Shaw e Larry Shaw», al Museo nazionale Alinari della fotografia di Firenze, fino al 25 marzo 2008.

Le star del mondo dello spettacolo devono spesso il loro mito anche ai grandi fotografi e ai loro scatti che, nel tempo, sono diventati essi stessi icone del personaggio: basti pensare alla famosa foto di Marlon Brando in maglietta sul set di Un tram chiamato desiderio di Elia Kazan. «I grandi ritrattisti sono grandi mitologi», ha scritto il filosofo Roland Barthes: e la definizione è particolarmente azzeccata per Sam Shaw (1912-1999) e suo figlio Larry (1937-2007), divenuti a loro volta celebrities.

Fotografo, pittore e scultore, Sam Shaw aveva lavorato negli anni Quaranta come reporter per Collier’s Magazine, e nei decenni successivi aveva firmato numerose copertine per Life e Look. La foto che lancia la sua carriera nel mondo del cinema è proprio quella di Marlon Brando, e nel 1954 realizzerà le famose sequenze di Marilyn Monroe con la gonna sollevata nel film Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder.

Altrettanto note le sue sequenze fotografiche per Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz (1963) con Elizabeth Taylor e Richard Byrton. Le sue fotografie sono state pubblicate da riviste prestigiose, come Fortune, Time, New York Times, Vogue, Bunte, Playboy, Sport Illustrated, Paris Match, Europeo, Stern, Harper’s Bazaar, Premiere, Interview, Femme Actuelle. È lui stesso a introdurre il figlio Larry nel mondo del cinema e della fotografia, facendosi accompagnare in numerosi servizi, tanto che spesso risulta difficile distinguere gli scatti dell’uno e dell’altro.

Straordinario, in ogni caso, il lavoro di Larry Shaw per Fedra di Jules Dassin (1962) con Antony Perkins, Quella sporca dozzina di Robert Aldrich (1967), Casino Royale (1966) con David Niven, Peter Seller e Woody Allen. Nella mostra fiorentina si ammirano una settantina di ritratti in grande formato, realizzati tra l’atelier del fotografo e il back stage, di attori, registi e cantanti. «Gli Shaw non ricercavano una lunga posa, ma un’intima relazione con il soggetto, che così riesce a mettersi a suo agio e a esteriorizzare le proprie emozioni», spiega Emanuela Sisti, curatrice della rassegna. «È per questo che l’immagine sembra rubata, perché il divo è inconsapevole o meglio il soggetto sa di dover posare ma non sa esattamente quando e per quanto tempo».

Così i fotografi hanno spesso «rubato» le immagini sul set, dietro le quinte, nei momenti di relax, in casa, per la strada, dal parrucchiere. Continua Emanuela Sesti: «Il mondo delle star fotografato da Sam e Larry Shaw è un mondo reale, dove l’atteggiamento scanzonato o quotidiano diventa l’essenza del messaggio emozionale. Non a caso gli artisti che si susseguono davanti all’obiettivo sono spesso celebrità controverse, difficili, tragressive, tormentate». Tra le altre, Clark Gable, Sean Connery, Antony Quinn, Romy Schneider.

Straordinari i provini per il servizio «Conctact Sheets» che mostrano il lavoro del fotografo intento a ritrarre Paul Newman, Marlon Brando, Elvis Presley in atteggiamenti inusuali. Il modello ripreso è sempre a proprio agio, spesso sorridente. E racconta l’atmosfera del tempo, il modo di vivere e di lavorare della società americana degli anni Sessanta, dove le star, al di fuori del set, vivono la quotidianità come un backstage. Anche gli attori e i registi italiani hanno un ruolo importante nel lavoro dei due fotografi americani: Anna Magnani, Claudia Cardinale, Sofia Loren, Marcello Mastorianni, Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano e Vittorio Gassman. Anche per loro il set non è solo quello cinematografico, ma una pausa di lavoro, il parrucchiere, il bar. Conclude Sesti: «Se lo stile fotografico è molto coerente, i ritratti che ne emergono sono unici e soggettivi. I fotografi non si curano della celebrità del modello: non si tratta di ritratti di persone o di divi, ma di personalità».

da «Verve» (ed. Verve International), febbraio 2008