L'arte è mobile

Il New Museum of Contemporary Art di New York, metafora delle idee sempre in divenire

di Mariateresa Truncellito

Da bambini Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa devono essersi parecchio divertiti con il Lego e i cubi di legno: osservando il New Museum of Contemporary Art di New York, che da lontano appare come una precaria torre di sette grossi scatoloni rettangolari impilati come viene viene, inevitabile pensare che una traccia di quel lontano (la prima ha 52 anni, il secondo 42) gioco infantile) sia rimasta indelebilmente impressa nella memoria dei due architetti giapponesi.

Tanto più che i due, associati nello studio Sanaa, sono tutt’altro che novellini, con prestigiose committenze in Giappone, Europa, Stati Uniti e Cina; hanno messo la loro firma, tra l’altro, sul Museo d'Arte di Toledo in Ohio, sul museo Rietberg di Zurigo, sull'Istituto d'Arte Moderna di Valencia, sugli Uffici della multinazionale Novartis di Basilea e sul «Louvre II» di Lens. Kazuyo Sejima è addirittura considerata l'erede della stessa millenaria tradizione che ha ispirato le geometrie minimaliste delle architetture di Tadao Ando.

Tuttavia, nel 2002, quando il New Museum of Contemporary Art decise di darsi una nuova sede sulla Bowery, orientò la ricerca a giovani architetti che non avessero ancora costruito nulla a New York. «Pensavamo che ciò fosse coerente con la missione dell’istituzione, e cioè sostenere arte nuova e nuove idee», ha spiegato il direttore Lisa Phillips al New Yorker. «Downtown è stato la culla di generazioni di artisti provenienti da ogni parte del mondo e che hanno utilizzato ogni tipo di mezzo espressivo», ha aggiunto Saul Dennison, presidente del consiglio di amministrazione del museo. «Le loro idee e la loro energia hanno avuto un ruolo fondamentale per l’identità di New York e oggi lo sono più che mai. Il New Museum of Contemporary Art si onora di dare il suo contributo al paesaggio urbano della città e al suo ruolo di capitale globale della cultura, aperta a tutti e a ogni forma di espressione».

Il nuovo edificio ha aperto i battenti al pubblico il 1 dicembre 2007 con una trenta ore non stop, a ingresso gratuito. L’evento ha coinciso col trentesimo anniversario del museo, il solo spazio istituzionale di New York dedicato unicamente all’arte contemporanea e punto di riferimento mondiale per tutto ciò che è «avanguardia».

Il New Museum of Contemporary Art si deve alla ostinazione di Marcia Tucker, già curatrice del Whitney Museum of American Art. Gli anni Settanta furono un periodo molto eccitante per la scena artistica di New York. Il precedente decennio di critica alla tradizione estetica aveva aperto un ricco, nuovo territorio di sperimentazione, alimentato da una sempre più fitta rete di mostre alternative. Secondo Marcia Tucker però era paradossale che la fucina mondiale dell’arte contemporanea non avesse uno spazio istituzionale dedicato agli artisti e ai principi del loro lavoro.

Nella sua professione, aveva conoscenza diretta della riluttanza dei circuiti museali nell’aprirsi alle sfide poste dall’arte contemporanea, sperimentale e spesso apertamente anti-commerciale. Nel 1977, Tucker fondò il New Museum, aperto inizialmente nel Tribeca’s Fine Arts Building e poco dopo trasferito nella New School for Social Research.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, a seguito di una donazione il Museo trasloca di nuovo al 583 di Broadway, fra Houston e Prince Streets a SoHo, il cuore dell’avanguardia artistica della Grande Mela, una sede più stabile, che però non gli impedisce di conservare il suo spirito sperimentale e innovativo. Manifestato, per esempio, nei progetti artistici presentati nella vetrata su Broadway e Mercer Street, come le performance mensili 7 Years of Living Art di Linda Montano, tra il 1984 e 1991; e il neon Silence=Death del collettivo artistico Gran Fury, installato nella vetrina nel 1987, che divenne un simbolo universale della lotta all’Aids.

Nel 1999 Lisa Phillips succede a Marcia Tucker nella direzione e lancia il Media Z Lounge, un’indagine senza precedenti sull’impatto dei media digitali sulla cultura visiva e sull’arte contemporanea. Negli anni Duemila. il New Museum ha ospitato le mostre di artisti da Argentina, Brasile, Bulgaria, Camerun, Cina, Cile, Colombia, Cuba, Germania, Polonia, Spagna, Sud Africa, Turchia, e Regno Unito. Il museo presenta le opere di artisti poco conosciuti e ha allestito ambiziose rassegne di figure come Ana Mendieta, William Kentridge, David Wojnarowicz, Paul McCarthy e Andrea Zittel contribuendone al successo.

Nel dicembre 2002, il New Museum ha annunciato la costruzione del nuovo edificio al 235 di Bowery Street. Sei mesi dopo, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa hanno ricevuto l'incarico. Il cantiere ha aperto nell’Ottobre 2005 e si è chiuso lo scorso autunno del 2007.

Come degno contenitore della missione avanguardista del museo, Sanaa ha concepito una scintillante scultura che sfida la forza di gravità, avvolto in una argentea rete di alluminio anodizzato e scandito da finestre e lucernari che offrono vedute e scorci sulla città. «Un museo per l’arte contemporanea dovrebbe avere spazi espositivi neutri», hanno spiegato gli architetti di Sanaa. «In modo che sia l’arte stessa a creare una tavolozza quanto più vasta e variegata possibile. Abbiamo giocato con le dimensioni e con il modo in cui la luce del giorno si riversa negli spazi. Ciò permette al visitatore di sperimentare l’arte in condizioni leggermente differenti in differenti visite, in diverse ore del giorno, in differenti spazi, senza modificare le qualità delle opere d’arte».

Complessivamente, l’edificio vanta 54 metri di altezza e circa 6 mila metri quadrati di spazi e gallerie flessibili (senza pilastri, con altezze e atmosfere differenti, che vanno dall’intimo al grandioso, come le opere e le installazioni multimediani che sono destinate a ospitare), un teatro, un piano con terrazzo e panorama sulla città riservato a eventi culturali, una boutique, un café: il museo vuole contribuire al rilancio nella vita culturale della Downtown Manhattan.

Possibili reminiscenze infantili a parte, la forma dell’edificio dinamica e animata dalla cangiante luce del giorno è un’azzeccata metafora visiva dell’apertura culturale ecumenica del New Museum, della mutevolezza intrinseca nella natura dell’arte contemporanea e delle idee che sono presentate al suo interno. Compresa la mostra inaugurale, scandita in quattro tempi e cinque mesi, Unmonumental, curata da Richard Flood, Laura Hoptman e dall’italiano Massimiliano Gioni.

La prima parte dell’esposizione, intitolata The Object in the 21st century, ha riunito sculture e installazioni di una trentina di artisti di punta della scena internazionale (tra gli altri, Urs Fisher, Jim Lambie, John Bock), mentre la seconda parte (fino al 23 marzo) si concentrerà sulle tecniche del collage e del fotomontaggio, e le opere di altri 11 artisti, tra cui Thomas Hirschhorn e Nancy Spero, troveranno spazio sulle parteti, attorno alle sculture. Seguiranno gli ultimi due segmenti del progetto: The Sound of Things: Unmonumental Audio, dedicata a musica e suoni, e Derivative Art: Montage on the Unmonumental Web, che si svilupperà on line con lavori di Net Art.

New Museum
235 Bowery
New York, NY 10002
Tel. 212.219.1222
newmuseum.org