Il cronista col pennello

La Toscana celebra Giovanni Fattori, maestro dell’impressione del vero

di Mariateresa Truncellito

Chissà cosa doveva essere Mercato di cavalli a Roma in piazza Montanara, dipinto da Giovanni Fattori nel 1872. La capitale brulicante di gente e di vita lo aveva colpito tanto da spingerlo a realizzare una composizione molto complessa, con ben ottanta figure tra uomini e animali. L’autore la considerava una delle sue opere meglio riuscite. Forse anche per una punta di rimpianto: il quadro andò perduto nel 1880, nel naufragio della nave che lo riportava dall’Esposizione di Melbourne. Lo conosciamo solo attraverso qualche fotografia: non c’è dubbio però che dovesse essere una palpitante «istantanea» di quella fiera romana. Lo stesso Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908) definiva la sua arte una pittura antiaccademica, che mirava a riprodurre «l’impressione del vero».

Un cronista col pennello, dunque. Come tutti i macchiaioli che fondavano la loro ricerca sul realismo, sia per i soggetti che per il modo di rappresentarli: la campagna toscana e la vita contadina, la realtà selvaggia dei butteri, le rivoluzioni patriottiche, le scene militari.

A questo artista profondamente italiano, ma tra i più importanti dell’Ottocento europeo, la Toscana dedica una serie di mostre e iniziative culturali in occasione del centenario della morte. Con circa 280 opere, Giovanni Fattori tra epopea e vero, a Livorno (dal 20 aprile al 6 luglio 2008), è la più imponente retrospettiva realizzata sul pittore. Curata da Andrea Baboni, comprende oltre 150 dipinti - provenienti da musei italiani e da collezioni prestigiose, come la Marzotto, la Jucker, la Taragoni - e 120 tra disegni e incisioni, scanditi in 20 sezioni che tracciano tutto il percorso biografico-stilistico dell’artista. Dagli inizi accademici alle vaste tele di battaglia, dai ritratti ai quadri di butteri, fino a dipinti vagamente espressionisti, dove figure isolate in uno spazio senza tempo rimandano al dramma esistenziale dell’uomo del Novecento. Ci sono anche foto, lettere e oggetti: il manichino, il torchio con cui Fattori approntò le prime tirature all’acquaforte, le punte con cui incideva, la poltrona su cui fu ritratta la terza moglie...

Si chiama invece Firenze per Fattori il progetto elaborato da Carlo Sisi per il capoluogo toscano, dove il pittore morì, il 30 agosto, in un’aula dell’Accademia di Belle Arti che aveva frequentato per 60 anni, da studente e da docente. Obiettivo: mettere a fuoco le caratteristiche della pittura di Fattori anche in rapporto ai movimenti artistici europei del tempo. Nell’insieme, quattro importanti mostre con centinaia di opere, un convegno nazionale sul restauro e la realizzazione dell’edizione anastatica dello Zibaldone (l’originale è esposto alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti) di Telemaco Signorini, amico di Fattori, dove sono sintetizzati i temi della modernità di allora, base dell’ispirazione del pittore: la fotografia, l’incisione, l’impegno sociale, il rapporto con Proudhon e col verismo.

Fino al 22 giugno 2008 Villa Bardini ospita la mostra Fattori e il Naturalismo in Toscana: una quarantina di opere, per lo più di grandi dimensioni, che mettono in luce il rapporto tra l’artista e alcuni epigoni toscani.

In autunno (17 settembre – 15 novembre 2008) l’Accademia di Belle Arti ospiterà I luoghi di Fattori, con disegni, foto, oggetti nelle aule dove il pittore studiò e insegnò, visitabili per la prima volta. Il programma culminerà con L’altra faccia dell’anima. Ritratti di Giovanni Fattori (ottobre 2008 – gennaio 2009), alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, e Macchie di luce. I Macchiaioli e la fotografia (Museo Alinari, 4 dicembre 2008 – 15 febbraio 2009) sul rapporto tra il movimento e la rivoluzione dell’immagine prodotta tecnologicamente, dove scatti belli e rarissimi sono messi a confronto con dipinti di Signorini, Fattori, Borrani.

da «Verve» (ed Verve International), aprile 2008