Etruschi, il popolo che venne dall'Est
di Mariateresa Truncellito
Erodoto batte Tito Livio 2 a 0: le ultime ricerche sul mistero dell’origine degli Etruschi sembrano dare ragione allo storico greco anziché al collega latino. Il popolo che dominò l’Italia in Toscana e Umbria fino al Lazio settentrionale, con propaggini in Campania e verso la Padania dall’VIII secolo a.C. fino alla conquista romana di Veio nel 396 a.C., sarebbe davvero arrivato in Italia dal Medio Oriente, via mare, e non calato dal nord. Studiando il Dna dei toscani moderni, i ricercatori hanno infatti scoperto che è molto simile a quello dei turchi: da qui, la conclusione (ancora in cerca di conferme, però) che i loro antenati, che tra l’altro parlavano una lingua senza nulla in comune con quella di altri popoli italici, provenissero prorio dall’Asia.
La scienza comunque nulla toglie al fascino esercitato da questa antica civiltà che, sempre secondo Erodoto, era molto evoluta: gli Etruschi furono i primi in grado di edificare imponenti città-Stato e necropoli monumentali, con un livello artistico straordinario, quando nel resto della penisola le italiche genti vivevano per lo più in capanne… Lo testimonia anche una grande mostra al palazzo delle Esposizioni di Roma, a cura di Mario Torelli e Anna Maria Moretti: «Etruschi. Le grandi metropoli del Lazio». Dal 16 ottobre 2008 al 6 gennaio 2009 riflettori accesi sulle città dell’Etruria meridionale, dotate di caratteri specifici rispetto agli insediamenti toscani.
Lo splendore della civiltà etrusca è tra il VII e il V secolo a.C., quando si affermano molti centri urbani: come Vulci, Veio, Tarquinia e Cerveteri, metropoli estese su un territorio che abbracciava insediamenti più piccoli. La prima parte della mostra ricostruisce la specifica identità culturale delle quattro città, con numerosi reperti originali: molti sono esposti per la prima volta, altri eccezionalmente concessi da prestigiose istituzioni, come il Louvre e i Musei Vaticani.
Veio è il centro più importante della coroplastica, la produzione in terracotta che decorava i tetti degli edifici o si traduceva in ex voto scultorei. Tarquinia è la città della pittura ad affresco, con oltre 150 tombe dipinte dal VI al II secolo a.C, mentre Cerveteri è il luogo della grande architettura funeraria nel tufo. A Vulci tocca il primato nella scultura e della lavorazione di oro, argento, avorio, bronzo. A Vulci e Cerveteri arrivavano anche gli artigiani emigrati dalla Grecia: i loro capolavori di ceramica erano copiatissimi e diffusi in tutta l’Etruria.
La seconda parte della mostra approfondisce gli scambi culturali tra le metropoli etrusche e Roma: per esempio, la pratica dell’auspicio, cioè l’osservazione dei segni divini attraverso il volo degli uccelli, l’ascia come insegna del potere, il cerimoniale del trionfo sono simboli e cerimonie che la civiltà etrusca ha trasmesso a quella romana. Tra le ricostruzioni e i pezzi più interessanti della mostra, ci sono il tempio di Apollo di Veio, della fine del VI secolo, con le statue originali che ornavano il tetto, e la tomba a tumulo del VII recentemente scoperta a Cerveteri, con un ricchissimo corredo di vasi decorati, buccheri, bronzi. Notevoli anche le sculture di Vulci raffiguranti esseri mostruosi e animali mitologici che servivano come «guardiani» delle tombe; l’ampio panorama di pittura tombale di Tarquinia, dai primi esempi arcaici ai capolavori del V secolo, e la ricostruzione della Tomba Bruschi, con il suo arredo di sarcofagi monumentali.
da «Verve» (ed. Verve International), ottobre 2008
