Mondi da non perdere
di Mariateresa Truncellito
La decolonizzazione, la ricerca dell’identità nazionale, le guerre d’indipendenza, la Rivoluzione e la costruzione di utopie politiche: Cuba è un paradigma del XX secolo. Crocevia della Vecchia Europa e del Nuovo Mondo, ha costituito un fertile terreno culturale e la culla di un’autonoma scuola artistica. Ma se la musica e letteratura sono note in tutto il mondo, altrettanto non si può dire per le arti visive.
Un’ambiziosa mostra canadese cerca di rimediare: !Cuba! Arte e storia del 1868 a oggi, al Museo di belle arti di Montreal, è la più importante rassegna mai realizzata sull’arte dell’isola caraibica. Un’esposizione di 400 opere, provenienti dal Museo Nacional de Bellas Artes e dalla Foteca di Cuba, e da collezioni private e musei degli Stati Uniti: più di 100 dipinti, compreso un enorme murales realizzato da oltre un centinaio di artisti nel 1967, 200 foto e documenti, un centinaio di opere grafiche e manifesti, installazioni e video, oltre a filmati musicali e spezzoni di film.
Spiega Nathalie Bondil, direttrice del museo: «Vissuta sia come motore dell’azione politica collettiva sia come espressione di individualità di fronte alla storia, l’arte cubana affronta questioni essenziali sul ruolo dell’artista nella società. Anche dopo la rivoluzione del 1959, tutti gli stili trovano libera espressione, a differenza dell’Urss dove era ammesso solo il realismo socialista».
Un’altra necessaria «scoperta» riguarda la parabola artistica di Niki de Saint Phalle, cui a cinque anni dalla scomparsa, la Tate di Liverpool dedica una grande retrospettiva. Bellissima e indipendente, dopo una carriera di modella (le sue foto sono apparse su Vogue, Harper’s Bazaar, Elle, Life), Niki de Saint Phalle scopre la pittura come terapia, nei primi anni Cinquanta, mentre è ricoverata in un ospedale di Nizza per un esaurimento. Poi, colpita dal lavoro di Gaudi a Barcellona, inizia ad accarezzare il sogno di un proprio giardino delle sculture, sul modello del Parco Guell: lo realizzerà quarant’anni dopo, in Italia, col Giardino dei Tarocchi di Capalbio.
La mostra presenta un’ampia raccolta di opere che ne sintetizzano la carriera: dagli Assemblaggi, collage di oggetti quotidiani, alle acclamate Shooting Paintings (Tiri) degli anni Sessanta, realizzate dall’artista o dal pubblico sparando con una carabina contro sacchetti di pittura che esplodevano sulla tela, dalle sculture di spose fino alle gigantesche Nanas, archetipi della maternità e della femminilità. Pur annoverata tra i Nouveau Réalistes, e a dispetto di collaborazioni con Yves Klein, Daniel Spoerri, Arman e suo marito Jean Tinguely, Niki de Saint Phalle è stata a lungo ignorata. La mostra di Liverpool fa finalmente giustizia alle sue opere squillanti, ispirate alla mitologia e alle fiabe, e testimoni di un grande amore per la vita.
E a proposito di fiabe e giochi, c’è ancora la possibilità, fino al 13 aprile 2008, di visitare a Padova la mostra Dal fuoco alla luce, quarta rassegna internazionale di illustrazione per l’infanzia I colori del sacro. Fuoco e luce sono il roveto ardente di Mosè, il drago di Giasone, l’araba Fenice che brucia, il calore del sentimento, il rogo dei libri a Efeso, le lanterne cinesi…
L’esposizione permette di compiere un giro del mondo attraverso le multicolori immagini di 90 illustratori, e un avvincente volo della fantasia in un incontro di fedi e tradizioni, storie e leggende e miti. Ci sono anche le tavole originali di Donata Dal Molin Casagrande per il libro Jospeh e Chico. Un gatto racconta la vita di papa Benedetto XVI di Jeanne Perego.
fino all’8 giugno, Montreal, Museo di belle arti, 1380, Sherbrooke St. West, tel. 5142852000, www.mmfa.qc.ca
Niki de Saint Phalle
fino al 5 maggio, Liverpool, Tate Liverpool, Albert Dock L3, tel. 01517027400, www.tate.org.uk
Dal fuoco alla luce
fino al 13 aprile, Padova, Palazzo Vescovile Museo Diocesano, tel. 049652855, www.icoloridelsacro.org
da «Verve» (ed. Verve International), marzo 2008
