Ma va’ in miniera...

La magia delle grotte del sale di Wieliczka

di Mariateresa Truncellito

Un’avventura al centro della terra e, insieme, un giro sulla macchina del tempo: chi, a qualsiasi età, ha imparato a viaggiare sempre prima (e durante) con la fantasia, non può perdersi la visita della miniera di sale di Wieliczka, nelle vicinanze di Cracovia. Un luogo incantato che, probabilmente, ha ispirato a Jules Verne le visioni fantastiche di uno dei suoi romanzi più famosi. Ma anche l’unico centro minerario al mondo attivo dal medioevo fino oggi.

I suoi scavi originali, 300 km di gallerie, camere di estrazione, laghi, pozzi e pozzetti, situati su nove livelli fino a 327 metri di profondità, attrezzature e macchinari d’epoca, oltre che magnifiche cappelle ornate di statue di sale, raccontano tutte le tappe dello sviluppo della tecnologia mineraria nelle varie epoche storiche. Un primato che ha fatto meritare alla miniera polacca un posto d’onore nella lista del Patrimonio mondiale culturale e naturale dell’Umanità dell’Unesco.

Nel 2006 oltre 1 milione e 65 mila turisti si sono addentrati nei suoi misteriosi cunicoli. Ma la sua fama risale al medioevo: già all’inizio della sua attività, Wieliczka era una delle più famose miniere del mondo di allora, tanto da fregiarsi del nome di «Magnum Sal», il Sale Grande. Un privilegio concesso da re Kazimierz I nel 1044, in un documento ancora visibile. Da tempi più antichi, il sale era la base economica dello stato polacco, dove veniva usato anche come mezzo di pagamento sotto forma di «minerali salini» al posto delle monete di metallo.

Wieliczka era il centro produttivo più importante. I sovrani detenevano il monopolio per l’estrazione e la distribuzione del sale: il suo possesso poteva fare la differenza tra la vita e la morte, visto che il frigorifero era molto di là da venire e l’oro bianco era il principale mezzo di conservazione della carne, del latte, del pesce, indispensabile per conciare le pelli. Prima che genere alimentare, strumento di potere, dunque. Nel ‘500 la miniera di Wieliczka era una delle più grandi imprese dell’Europa del tempo, con tanto di propria cucina (la mensa di oggi), medico e addirittura un sistema di assistenza sociale e di fondo pensionistico.

Nello stesso secolo, gli umanisti scoprono le proprietà curative del sale per rimediare ai morsi dei serpenti, ascessi, angina e tante altre malattie. Più avanti, negli anni Venti dell’Ottocento, era trendy molto andare a Wieliczka per i bagni salini, che curavano fino a 36 patologie, dal raffreddore alla sterilità, dall’isterismo allo «indebolimento da birichinate amorose». Gli indeboliti dovevano essere parecchi, visto che in quel decennio passarono per la stazione di cura 3 mila persone. Esiste ancora un “sanatorio” sotterraneo, dove si curano asma, bronchite e febbre da fieno.

Anche il turismo, qui, vanta una lunga storia: ci sono documenti che attestano la presenza di visitatori alla fine del XV secolo. Si trattava di gruppi di pochi privilegiati, ospiti di riguardo della corte reale (come Nicolò Copernico). Sarà la monarchia absurguica a fare dlla miniera un suo biglietto da visita e quindi ad aprirla al pubblico. I visitatori erano accompagnati da minatori con le torce che lanciavano fuochi d’artificio per illuminare le parti più spettacolari dello scavo. Tra attrazioni, il passaggio sul ponte sospeso sopra un burrone, l’attraversamento di un laghetto salino, la presentazione della «discesa infernale» dei minatori lungo una fune, l’ascolto dell’eco assordante di un colpo di pistola.

Nelle camere e nelle gallerie si trovavano obelischi scolpiti nel sale, monumenti, tavole, portali decorativi dedicati ai membri della famiglia imperiale e ad alti funzionari austriaci. Nel libro dei visitatori tra il 700 e 800 ci sono lo zar Alessandro I, l’imperatore Francesco I, Goethe, Fryderyk Chopin... Agli inizi del ventesimo secolo arriva una nuova attrazione: la cappella di S. Kinga, le cui pareti sono decorate da bassorilievi con scene bibliche. I minatori di Wieliczka hanno lasciato decine di sculture e di bassorilievi scolpiti nel sale, in ogni epoca. Nel 1967 S Kinga è stata arricchita da sei figure in sale a grandezza naturale scolpite da Mieczyslaw Kluzek per illustrare la più bella delle leggende della miniera. Racconta la scoperta del giacimento di salgemma in Polonia: Kinga, figlia del re ungherese Bela IV, avendo ricevuto in dote una delle miniere di sale di Marmarosz, vi gettò il suo anello di fidanzamento che miracolosamente fu trasferito a Wieliczka insieme al giacimento di salgemma. Infatti, dopo essere arrivata in Polonia la regina ordinò di scavare in un luogo da lei indicato, e nel primo blocco di sale i minatori ritrovarono il suo anello di fidanzamento. Da allora il sale in Polonia abbonda. Kinga, la patrona dei minatori, nel 1999 è stata canonizzata da papa Giovanni Paolo II. Il più antico tra i luoghi di culto sotterranei conservati fino a oggi è invece la cappella dedicata a Sant’Antonio, costruita negli anni 1690-1710 in stile barocco e ripetutamente restaurata. Tutore dei minatori, il santo protegge anche ci cerca: compresi i viaggitori affamati di storia e di storie.

La Miniera di Sale di Wieliczka è aperta ai visitatori tutti i giorni (tranne 1 gennaio, Pasqua, 1 novembre, 24, 25 e 31 dicembre) dalle 7.30 alle 19.30 (1 aprile – 31 ottobre); dalle 8.00 alle 17.00 (2 novembre – 31 marzo).
www.kopalnia.pl (anche in italiano)