Angeli venuti dal gelo

Belli come dei, forti e veloci come eroi. Capaci di volare sulla pista mentre tutt'intorno si trattiene il respiro. Sono i campioni del ghiaccio che fanno innamorare l'Italia

di Mariateresa Truncellito

Benedette Olimpiadi: se non ci fossero, in Italia bisognerebbe inventarle. Perché, almeno una volta ogni quattro anni (o meglio, ogni due, data la scansione stagionale) rivelano al popolo più calcistico del mondo che lo sport non è solo un pallone che rotola. Il 2006 è stato l’anno del ghiaccio: improvvisamente tutti si sono scoperti una insospettabile passsone per curling e pattinaggio artistico.

E se il primo ha entusiasmato soprattutto i signori, le evoluzioni sulla lama di giovani (e bellissimi) atleti hanno raccolto consensi trasversali e verticali: uomini e donne, bambini e nonni, tutti a fare il tifo per gli azzurri Maurizio Margaglio e Barbara Fusar Poli (gli atleti che più hanno vinto per l’Italia nella storia del pattinaggio) e a stizzirsi, insieme a lei (e ai giornalisti tutti) per un podio che sembrava vicino vicino. «Una delusione davvero grande«, commenta oggi la campionessa. «Ma che, probabilmente, ha contribuito ad avvicinare ancora di più gli italiani al pattinaggio artistico: perché tutto il mondo ha “sentito” il nostro dispiacere«.

In effetti, il pattinaggio è uno sport che si fa davvero sentire con il cuore, oltre che vedere. Perché è spettacolare in se’: è bello da vedere, e in tv “rende” molto di più di tante discipline sportive.

L’adrenalina della gara, in fondo, è un di più: basta posare gli occhi sullo schermo per pochi istanti per venire catturati dalla sua magia. Non c’è bisogno di aspettare come va a finire, chi vince e chi perde. Perché la vittoria sta nell’eleganza dei passi sul ghiaccio, nei volteggi, nelle trottole, nelle spettacolari acrobazie spesso inventate direttamente dai pattinatori. Ma anche nella leggerezza, nei sorrisi e gli sguardi dei protagonisti che, oltre che atleti strepitosi e disciplinati, sono sempre interpreti e attori. «La nostra teatralità fu molto criticata all’inizio», ricorda Barbara Fusar Poli, che mentra danza allacciata a Maurizio Margaglio dispensa generosamente sorrisi, occhiate rapite, gesti che spesso sembrano voler abbracciare tutto il pubblico e non solo il suo partner. «Ma io credo che abbia contribuito al successo dell’Italia in questo sport, perché valorizza le emozioni». Tanto che tutti si sono affrettati a copiarne lo stile e oggi anche le coppie dei paesi più freddi, emotivamente parlando, cercano di catturare le simpatie dei giurati “recitando” i programmi di gara.

Dal vivo, poi, è tutta un’altra storia. Sugli spalti, a poca distanza dalla pista, il movento dell’aria fa sentire la forza atletica di ogni movimento, a dispetto della apparente fluidità e leggerezza. Ma ci si accorge anche di un incantesimo: i pattinatori, soprattutto i grandi campioni, non scivolano sul ghiaccio. Ci volano sopra. Lo fa uno dei più grandi pattinatori di tutti i tempi: il ventiquantrenne russo Evgeni Plushenko, medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Torino 2006, tre volte campione del mondo (2001-2003-2005), cinque volte sul podio più alto ai Campionati europei e sei volte campione nazionale, quando fila a tutta velocità da una parte all’altra della pista non fa nemmeno la scia dei cristalli di ghiaccio che si vaporizzano nell’aria. È un angelo che cammina su una nuvola invisibile.

Il pattinaggio artistico regala emozioni perse di vista: come bambini, ci si immedesima nei protagonisti e si resta sbalorditi di fronte alle trottole in posizione Biellmann (una gamba alzata dietro la schiena e tenuta con la mano, afferrando il piede sopra la testa) o a combinazioni salti triplo Lutz-triplo Loop-doppio Toeloop…. È lo stupore del talento: abituati a vedere “gente di spettacolo” che di spettacolare non sa fare proprio niente, riscoprire il talento lascia a bocca aperta. Di più: commuove. Davanti a un corpo scolpito dall’allenamento e dal sacrificio e alla perfezione di un salto mortale ottenuta, si immagina, a costo di infinite ripetizioni, qualche caduta e tanta caparbietaà, come si fa a non sentire un groppo in gola?

Ma c’è di più. Dal vivo commuove anche scoprire che gli italiani sono un pubblico entusiasta, sì, ma anche competente. Conosce i passaggi più difficili, e li gratifica sempre con un applauso, e conosce i campioni, stranieri compresi, uno per uno: quando entrano in pista, scandisce i nomi, appalude con maggiore o minore intensità a seconda della loro grandezza. Ma anche della loro simpatia o del loro sex appeal: il francese Philippe Candeloro, per esempio, fu medaglia di bronzo olimpica nel 1998 e oggi fa il commentatore sportivo, ma resta uno degli atleti più amati per le sue straordinarie doti espressive e per la sua capacità di dar vita a personaggi e raccontare storie sul ghiaccio. Celeberrimo è ormai il suo «D’Artagnan», un programma libero che comprende un omaggio a una fortunata ammiratrice seduta in prima fila.

E le altre? Alla fine di ogni esibizione, le ragazzine inondano la pista di fiori e pupazzetti, come succede durante i concerti rock, e tocca ai bambini delle scuole, i campioni di domani, ripulire il ghiaccio dagli omaggi del pubblico. Già, perché l’effetto olimpiadi non si è fatto sentire solo sullo spettacolo, ma anche sul desiderio di emulazione.

Racconta Barbara Fusar Poli: «Quest’anno, per la prima volta, a Milano i corsi di pattinaggio per i più piccoli sono andati esauriti e ne sono stati creati di nuovi. Oltre alle feminucce, si sono iscritti tantissimi maschietti e anche questa è una novità». Tanto più che il pattinaggio non è uno sport “popolare”: costano i pattini, i costumi, la pista, gli allenatori. Aggiunge Maurizio Margaglio: «Nel 1988 avevo 14 anni. Ebbi la fortuna di vedere l’ultimno grande spettacolo in Italia con campioni italiani, a Milano, al Piranesi. C’erano 1200 persone e ricordo perfettamente l’emozione di sentire l’aria mossa dai pattinatori e il pensiero “Come vorrei poter essere al loro posto!” Ora il nostro sogno è poter vedere presto altri campioni italiani in giro per il mondo, popolari quanto lo siamo noi oggi».

È possibile che molti bambini provino lo stesso desiderio: sull’onda del grande successo delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e grazie all’audience del programma tv Notti sul ghiaccio, condotto da Milly Carlucci la scorsa primavera, il pubblico ha avuto varie occasioni per assistere dal vivo alle performance dei più grandi campioni di pattinaggio artistico, in una serie di eccezionali appuntamenti: i Golden Celebrities on Ice, gala di pattinaggio artistico tra i più importanti mai organizzati in Europa (tra l’altro, sold out) che, negli scorsi mesi, a Milano, Torino e Bolzano hanno riunito i più straordinari atleti di fama mondiale, compresi Evgeni Plushenko, Tatiana Totmianina e Maxim Marianin (oro olimpico a Torino 2006 e campioni del mondo 2004 e 2005), Stéphane Lambiel (argento olimpico a Torino 2006 e campione del mondo 2005 e 2006), oltre alle star di casa Fusar Poli e Margaglio e i loro eredi Federica Faiella e Massimo Scali, la pluricampionessa Silvia Fontana e la “grande promessa” Carolina Kostner. Tra i principali supporter delle manifestazioni, Lancia, il marchio torinese che col progetto Lancia Ice da tre anni sponsorizza le squadre italiane maschile e femminile di Pattinaggio di figura e ha scelto come testimonial proprio Carolina Kostner.

Un progetto ambizioso e di grande successo, nato dalla tenace passione di Gianni Filippini, il “Signore del Ghiaccio” italiano. Filippini si è dedicato al pattinaggio artistico in un’epoca non sospetta, dalla fine degli anni Ottanta, quando era ancora una disciplina apprezzata da un pubblico di élite e ottenere un servizio della Domenica Sportiva era una vera conquista, Filippini non ha mai smesso di crederci, certo che prima o poi il pattinaggio artistico avrebbe prodotto straordinari ascolti. «Il pubblico aveva solo bisogno di conoscere questa disciplina di gran classe, che unisce armoniosamente l’arte, lo spettacolo e lo sport. Un cocktail di emozioni che la gestualità degli atleti sa trasmettere con performance da brivido. A Milano c’è una lunga tradizione di amore per il pattinaggio e gli spettacoli Holiday On Ice da sempre registravano il tutto esaurito. Ma ora stiamo preprarando un programma per il 2007-2008 nelle principali città italiane, Roma compresa, dove c’è un pubblico competente e ansioso di vedere gli atleti dal vivo. Un’altra novità dei prossimi tre anni, in collaborazione con Rcs e Gazzetta dello Sport, è il Golden Skate: l’assegnazione, sul modello del Pallone d’oro francese, del Pattino d’oro. Il Forum di Assago, Milano, diventerà la sede principale di questa kermesse dove passeranno tutti i grandi campioni in assoluto, una bellissima vetrina nel mond».

Finalmente, anche la tv, che confina sempre gli sport “minori” in fasce orarie impossibili, comincia a crederci: «Col Capodanno a Torino, per la prima volta siamo riusciti ad avere il prime time su Canale 5. Ci vorrebbe un po’ più di coraggio, perché gli ascolti sono sempre eccellenti». A Gianni Filippini il coraggio non manca di sicuro: è stato promotore di vere scommesse, come nel 2001 a Canazei Inno alle vette, gala di pattinaggio in onore di Giovanni Paolo II con collegamento dalla Sala Nervi del Vaticano o, nel luglio 2005, organizzando uno spettacolo nel Teatro Antico di Taormina, per la prima volta con il ghiaccio d’estate in un sito archeologico. La sfida di abbinare l’arte all’arte, anche oggi che gli amanti del pattinaggio di figura sono milioni, continua: «Il mio sogno? Portare il pattinaggio artistico su ghiaccio in piazza San Marco a Venezia. Vorrei una scenografia che somigliasse a un quadro del Canaletto, con un grande registra capace di riproporre, in maniera cinematografica, le atmosfere e i profumi del più grande vedutista italiano, tra teatranti in costume, un orchestra che suona dal vivo e i più grandi campioni del mondo: sarebbe un modo molto elegante per valorizzare l’immenso patrimonio di cui dispone l’Italia, fatto anche di scenari mozzafiatto e straordinari talenti».

da «Verve» (ed. Verve International), febbraio 2007