Cicli troppo abbondanti

Soffre di questo disturbo una donna su venti, tra i 30 e i 49 anni. Riconoscere la causa è importante per impostare la giusta terapia

di Mariateresa Truncellito

Le mestruazioni abbondanti sono uno dei disturbi più comuni tra le donne: soprattutto negli anni che precedono la menopausa o durante la pubertà, ma non sono rare nell’età fertile.

«Si stima che ne soffra una donna su 20, tra i 30 e i 49 anni. Ma, più in generale, il problema riguarda il 20 per cento delle pazienti che consultano il ginecologo», spiega Luigi Fedele, direttore della II Clinica ostetrica e ginecologica dell’Università degli studi di Milano. «In molti casi non c’è una vera emorragia, ma una prolungata perdita di sangue che, comunque, abbassa le riserve dell’organismo. Ciò può causare anemia, stanchezza, scarsa concentrazione, irritabilità, mal di testa, insonnia». E peggiorare la qualità della vita: costringe a usare assorbenti ingombranti, impedisce lo sport, gli hobby o i viaggi, talvolta obbliga a trascorrere a letto uno o più giorni.

In effetti, fino a qualche decennio fa, il riposo era l’unica terapia. Una “cura” che però oggi è troppo... costosa, per donne alle prese con ritmi frenetici e la necessità di conciliare gli impegni di lavoro con quelli della famiglia. Eppure, le mestruazioni abbondanti spesso vengono ancora liquidate come un problema fisiologico, da sopportare con rassegnazione o, nei casi più gravi, da risolvere con interventi chirurgici pesanti.

Secondo Emilio Arisi, direttore dell’Unità di ostetricia e ginecologia dell’ospedale S. Chiara di Trento, «In Italia ogni anno vengono eseguite 70 mila isterectomie, quando per evitarle basterebbe una diagnosi precisa e terapie farmacologiche più tempestive». Finalmente la comunità scientifica dimostra maggiore sensibilità: tanto che la Sigo, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia ha emanato, per la prima volta in Italia, una serie di raccomandazioni rivolte ai medici per richiamare la loro attenzione sulla più diffusa patologia della mestruazione.

La diagnosi

«I flussi mestruali abbondanti possono avere diverse cause», sottolinea Alessandra Graziottin, direttore del servizio di ginecologia del centro medico San Raffaele-Resnati di Milano. «Perciò la visita ginecologica va seguita da esami del sangue (emocromo, colagulazione, funzionalità del fegato e dei reni...) e dosaggi ormonali. Quindi ecografia transvaginale e, in alcuni casi, isteroscopia».

Una volta escluse cause patologiche (come ipotiroidismo, cioè un funzionamento “rallentato” della tiroide, diabete, problemi cardiocircolatori) che richiedono terapie ad hoc, gli esami possono rivelare un problema nell’utero: «Come la tendenza dell’endometrio (la mucosa che riveste l’utero e che si sfalda a ogni mestruazione) a essere iperplastico (cioè molto spesso) o la presenza di polipi o di fibromi sottomucosi (cioè all’interno della cavità uterina). In questi casi si interviene durante l’isteroscopia, con tecniche chirurgiche minivansive», spiega Graziottin.

Se manca l’ovulazione

Spesso, però, l’ecografia non mostra nessuna anomalia. Continua Alessandra Graziottin: «La disfunzione più frequente, soprattutto nell’adolescenza e negli anni che precedono la menopausa, è il ciclo anovulatorio. L’assenza dell’ovulazione provoca uno squilibrio ormonale: ci sono estrogeni in eccesso non bilanciati dal progesterone. Perciò l’endometrio cresce in modo irregolare e, anziché sfaldarsi tutto insieme (con un flusso mestruale netto), comincia con perdite scure o di sangue, che possono proseguire per giorni».

Come si scopre l’assenza di ovulazione? «Anche la donna può sospettarlo, se si osserva con attenzione. Quanto più il ciclo (cioè l’intervallo tra una mestruazione e l’altra) si allunga o si accorcia, tanto meno è probabile che ci sia l’ovulazione. Il secondo indizio è l’assenza del muco vaginale filante. Il terzo, una temperatura basale (misurata al mattino, con un apposito termometro) che non aumenta. Si può anche fare un esame del sangue, cioè il dosaggio del progesterone».

Se la donna è giovane o comunque non ha avuto figli, la terapia è una pillola di progestinico dal 15 al 26 giorno del ciclo. «L’endometrio così cresce e si sfalda in modo regolare», spiega Graziottin. «Se la mestruazione è molto abbondante, il progestinico può essere anticipato al decimo o addirittura al quinto giorno del ciclo. Se le perdite sono prolungate, ma lievi per quantità, si può provare anche col progesterone naturale in ovuli vaginali. Queste terapie però non hanno effetto contraccettivo».

Più ferro

Conseguenza frequente delle mestruazioni abbondanti sono le anemie: la donna, cioè, ha una carenza di ferro, un minerale essenziale per il trasporto di ossigeno alle cellule. “Spie” attendibili sono anche la stanchezza e i capelli fragili. Per avere la certezza, basta un semplice esame del sangue. Consiglia Alessandra Graziottin: «In questo caso, è consigliabile assumere integratori di ferro sempre, due volte alla settimana, per mantenere le riserve a livello ottimale».

L’anemia spesso si accompagna a problemi di coagulazione, il sangue cioè è molto fluido: per esempio, per una carenza di piastrine nel sangue (piastrinopenia) o una loro ridotta “adesività”. La donna tende a soffrire di emorragie fin dalla prima mestruazione e, spesso, nota che sanguina molto anche per un banale graffietto. La cura? «Una pillola anticoncezionale estro-progestinica o l’anello vaginale o il cerotto contraccettivo», risponde Rossella Nappi, ginecologa ed endocrinologa presso la Fondazione Maugeri dell’Università di Pavia. «Oltre a regolarizzare il flusso mestruale, così si salvaguardano anche ovaie e utero che, in questi casi, lavorano “troppo”. Tra l’altro, un’eccessiva produzione di estrogeni rende fibromatoso l’utero, ispessisce l’endometrio e puoò favorire polipi, fibroadenomi, patologia della colecisti, cisti ovariche».

In alternativa, è possibile anche la minipillola con solo progestinico, da assumere però tutti i giorni, senza interruzione, in modo da eliminare le mestruazioni.

Una soluzione poco nota

Una soluzione molto usata all’estero ma poco conosciuta in Italia è un dispositivo intrauterino: una spirale medicata che rilascia un progestinico (levonorgestrel) solo a livello locale.

Spiega Luigi Fedele: «Dopo i 40 anni, la pillola contraccettiva richiede più cautele, in particolare se la donna è ipertesa o soffre di ipercolesterolemia. Il progestinico orale, a sua volta, può essere controindicato in alcuni casi (ritenzione idrica, nausea, cefalea, depressione)».

La spirale medicata, invece, rilascia per 5 anni una quantità minima di progestinico (20 mcg al giorno) solo dove serve, cioè nell’utero. Ciò impedisce la crescita irregolare dell’endometrio, senza interferire con l’attività delle ovaie: le mestruazioni si riducono a un giorno o due (nel 20 per cento delle donne scompaiono del tutto), ma restano altri “segnali” del ciclo naturale, come la tensione del seno.

Un altro vantaggio è, ovviamente, la contraccezione. Sottolinea Rossella Nappi: «Alla lunga, c’è anche un ulteriore effetto terapeutico: il progesterone è l’ormone miorilassante, cioè attenua la tensione dei tessuti e migliora la circolazione, quindi contrasta la tendenza dell’utero a diventare fibromatoso». La spirale medicata, però, è indicata soprattutto dopo i 38-40 anni e a donne che abbiano avuto figli: «È molto valida, ma non tutte accettano l’idea di avere un dispositivo all’interno del loro corpo», avverte Nappi. «Anche il prezzo abbastanza elevato, intorno ai 200 euro (non rimborsati dal SSN), a volte è motivo di freno: la donna non se la sente di “provare” una terapia che in prima battuta è più costosa di altre, come la pillola che, in caso di insoddisfazione, può essere sospesa senza troppe remore».

Stile di vita

Consiglia Rossella Nappi: «È è utile seguire una dieta il più possibile ricca di ferro: senza esagerare con la carne, nei sette-dieci giorni che precedono il ciclo basta aumentare il consumo di spinaci e soprattutto di legumi, in particolare lenticchie e ceci. Si possono anche assumere integratori di ferro, vitamina C e capillaroprotettori per aiutare la microcircolazione dell’utero. Se le mestruazioni sono abbastanza regolari, uno-due giorni prima del loro arrivo si possono usare antifiammatori a basso dosaggio che riducono il flusso (ibuprofene, naprossene). Sotto sorveglianza del ginecologo, nei due giorni di flusso più abbondante anticoagulanti leggeri aiutano a controllare l’entità della perdita. Infine, è bene cercare il più possibile di non affaticarsi e di non fare sport: anche per le donne superimpegnate un po’ di riposo resta una valida terapia».

Un aiuto dolce

«Se non ci sono cause organiche (come polipi) i flussi abbondanti si possono curare anche con la fitoterapia», sottolinea Fabio Firenzuoli, responsabile del Centro di Medicina Naturale dell’Ospedale san Giuseppe di Empoli. «Durante gli esami, vanno esclusi integratori o fitoterapici che possano facilitare la perdita di sangue, come aglio, ginkgo biloba o angelica sinensis. Possono causare questo problema anche le sostanze ad attività fitoestrogenica (come soia e luppolo) o le piante che riducono l'efficacia dei contraccettivi orali, come l'iperico. La medicina popolare consiglia l'achillea millefoglie e l’equiseto, ma l’efficacia non è scientificamente dimostrata. Lo stesso vale per l’idraste, che però, davvero, aumenta la contrattilità dell’utero (e quindi la capacità di “regolare” il flusso). Se c’è una fragilità dei vasi sanguigni si possono usare ippocastano e vite, mentre è sconsigliato il mirtillo perché ostacola l’aggregazione delle piastrine. Se c’è squilibrio tra estrogeni e progestinici è utile l'agnocasto, associato con cimicifuga racemosa in fase pre-menopausale. Altra pianta tradizionale è la borsa pastore, che aumenterebbe la coagulabilità del sangue, ma non ci sono conferme scientifiche. In ogni caso, per dosi e modalità di utilizzo è necessario rivolgersi a un medico fitoterapeuta ed evitare il fai-da-te”.

da «Io e il mio bambino» (Rcs-Sfera Editore), novembre 2007