Lock, tanto di cappello
di Mariateresa Truncellito
L'ammiraglio Nelson, Oscar Wilde, Charlie Chaplin, il duca di Windsor, Cecil Beaton: sono solo alcuni degli illustri gentiluomini clienti di James Lock & Co., il più antico e famoso cappellaio del mondo. La bottega è ancora là, al numero 6 di St. James Street a Londra, dove venne aperta oltre trecento anni fa. E ancora vende alcuni tra i prodotti inglesi più... tipici: le bombette da città e da cavallo, i «formal», gli eleganti cilindri neri e grigi, e i cappelli da campagna di feltro asciutto e indistruttibile. La sua storia, da sempre, riflette quella della società inglese. E se le mode passano, James Lock & Co non ha mai archiviato la sua produzione, pur aggiornandosi: fino ad aprirsi, in anni recenti, alla modisteria femminile.
James Lock arrivò in St. James’s nel 1686. La chiesa di Piccadilly era stata completata dall’architetto Christopher Wren solo due anni prima. Il West End stava nascendo: la peste del 1664 e l’incendio del 1666 avevano spinto i ricchi londinesi a fuggire dalla sovrappopolata City, e un “palazzinaro” dell’epoca era venuto incontro al loro bisogno di aria pura: Henry Jermyn, che sui terreni di St. James’s avuti da re Carlo II, aveva progettato una grande piazza circondata da una fila di case residenziali per i nobili e un reticolo di vie con abitazioni più piccole, ma altrettanto eleganti, per l’alta borghesia. Artigiani e commercianti, ovviamente, seguirono i loro clienti in quella località che era divenuta molto esclusiva fin da quando Enrico VIII, intorno al 1530, aveva fatto costruire St. James’s Palace. Qui traslocò pure la Corte tra il XVII e il XVIII secolo, lasciando Whitehall.
James Lock proveniva da una famiglia di importatori di tabacco e caffè, una bevanda molto trendy nel Seicento. Le sale da caffè della nuova zona residenziale furono i precursori dei più famosi club di Londra: White’s, per i conservatori, Brook’s, per i liberali emergenti, e Boodle’s per i proprietari terrieri. Anche Lock “arrotondava” le entrate facendo l’immobiliarista: aveva preso in affitto sette nuove case tra il Palazzo Reale e l’attuale entrata di Marlborough House. Una per sé e le altre da subaffittare.
All’estremità sud-est di St. James’s Street c’era la bottega del cappellaio Robert Davis, che vi si era trasferito dalla City nel 1676. Il feltro, ricavato dal pelo di castoro o di lepre, con un procedimento abbastanza malsano, da operai che lavoravano dall’altro lato del fiume, veniva modellato dagli artigiani di Davies secondo le esigenze dei clienti. Come il famoso «Coke», la bombetta, creato nel 1850 per William Coke, un agricoltore progressista del Norfolk. Era un cappello a cupola, indurito con gomma lacca per proteggere la testa dei guardacaccia dai rami e stretto alla testa così che il vento non lo portasse via. Per saggiarne la resistenza, William Coke vi saltò sopra: resistette e lui lo comprò.
Carles Davis sarebbe morto nel 1759 lasciando una figlia, Mary. Che, qualche anno prima, aveva sposato l’apprendista dell’azienda: il nipote e omonimo del suo dirimpettaio, James Lock. Il giovane James ereditò dunque l’azienda, e gli affari prosperarono. Nel 1764 James Lock si trasferì al numero 6, dove si trova ancora oggi e dove, da sempre, rispecchia e “fa” il costume del tempo.
Così, da un conto di fine Settecento intestato a Mr. Henry Vernon, apprendiamo che Lock gli aveva fornito cappelli per la livrea dei servitori e cappelli da amazzone per la moglie con galloni d’argento e trecce d’oro. Durante le guerre, invece, il n. 6 si specializzava in copricapi per ufficiali: il più famoso fu il tricorno con copriocchio per Lord Nelson, nel 1805, prima di Trafalgar. Un altro è la feluca piumata che il Duca di Wellington portò a Waterloo: leader dei tories, e assai duro di carattere, fu chiamato «Iron Duke» perché dovette proteggere con persiane di ferro le finestre della sua residenza di Apsley House, continuamente bersagliate da sassate di protesta. La sua passione per i cappelli di Lock era tale che nel 1832, per criticare il parlamento riformato (era stato dato il diritto di voto anche alla media borghesia) disse: «Non ho mai visto nella mia vita tanti cappelli così maledettamente brutti!»
Oggi la più alta concentrazione di Lock si ammira ad Ascot, dove il gentiluomo non può presentarsi senza il più elegante dei cappelli eleganti: il top hat, il cilindro di seta nera brillante che deve avere «una lucentezza pari a quella di un disco di vinile». Come si legge, insieme a molti consigli di manutenzione intrisi di humour inglese, nel sito www.lockhatters.co.uk
da «Verve» (ed. Verve International), febbraio 2007
