Mi batteva forte il cuore... era la tiroide

di Mariateresa Truncellito

Il tuo battito va forte come un treno e tu, spaventata, ti chiedi se a trent’anni è già l’ora del cardiologo. La risposta? Te la darà un altro specialista, l’endocrinologo. Soprattutto se anche l’ago della bilancia sta scendendo e quello dell’irritabilità è a livelli di guardia

Ciò che mi ha fatto capire che c’era qualcosa che non andava è stato il batticuore. La prima volta che l’ho sentito stavo salendo le scale dal magazzino (sono responsabile di un negozio). E non ci ho fatto caso. Ma quando mi è capitato a letto, più volte, mi sono spaventata a morte: «Non sarò mica malata di cuore?». Proprio qualche giorno fa ho letto che anche le donne, a causa dei ritmi di vita stressanti e del fumo, sono a “rischio cardiaco”. Certo, io sono giovane, però... Poi ci si è messa anche la mia amica Elena:« Sei dimagrita! Hai fatto una dieta?». Macché: l’appetito è ok e mangio come al solito. Non che abbia perso chissà quanti chili: tre, al massimo quattro. Però si vedono. Forse perché ho il viso un po’ sciupato: anzi, direi incavato, visto che gli occhi si notano di più. In effetti, non mi sento in formissima: al mattino ho spesso la diarrea, durante il giorno mi capita di sentire la testa un po’ pesante e fatico a concentrarmi. Le colleghe mi dicono che dovrei darmi una calmata, perché a volte sono troppo frenetica. Sudo anche parecchio. Poi, nonostante dovrei crollare dalla stanchezza, spesso mi rigiro nel letto per ore, prima di riuscire ad addormentarmi e questo peggiora il mio nervosismo: basta un cliente un po’ dubbioso per mandarmi in bestia! Mi sono decisa: sono andata dal medico. «Signora, più che al suo cuore, credo sia il caso di dare una controllata alla tiroide». E mi ha suggerito il nome di un endocrinologo.
Eleonora, 28 anni

Va’ dove ti porta il cuore: Eleonora ha fatto bene a dar retta al suo. Perché ha scoperto così di soffrire di una malattia, il morbo di Graves-Basedow, che causa ipertiroidismo, cioè una tiroide che lavora più di quanto dovrebbe. «Tutte le volte che il cuore batte troppo in fretta ci sta dando un segnale importante», conferma Fabio Magrini, cardiologo. «E, spesso, è il primo organo a dirci che nel nostro corpo sta succedendo qualcosa». Pensaci: se Eleonora non si fosse spaventata a causa del suo cuore ballerino, forse avrebbe trascurato gli altri sintomi, attribuendoli allo stress. E, magari, si sarebbe solo rallegrata della sua nuova silhouette.

In effetti, normalmente non ci pensiamo proprio: a riposo, i battiti cardiaci sono tra 60 e 80 al minuto. Ma chi li sente? Ci ricordiamo di avere un cuore solo quando facciamo le scale, in palestra, mentre corriamo per prendere il bus o durante un litigio. E quando siamo innamorate. Sottolinea Magrini: «Ma, a parte questi casi, tutte le volte in cui “sentiamo” il nostro cuore (soprattutto a riposo, come è capitato a Eleonora) prestiamogli attenzione».

Il battito che “sveglia”

Basta posare due dita su un’arteria del collo, del polso o dell’inguine. «Se i battiti sono oltre 80 al minuto, possiamo farci una diagnosi di tachicardia», spiega Magrini. «L’ideale è cercare di capire anche se il cuore sta solo andando a passo di bersagliere o se, addirittura, si è messo a fare le capriole, con un ritmo irregolare, oltre che veloce».

La tachicardia è un disturbo sottovalutato, a volte anche dagli stessi medici medici. «E invece l’ipertiroidismo spesso esordisce proprio con un battito irregolare. Tutto speciale: diversamente da altri casi, il cuore galoppa anche durante la notte. Tanto da svegliare chi sta già dormendo» sottolinea Magrini.

Ma perché una tiroide su di giri provoca la tachicardia? La tiroide è una ghiandola endocrina che si trova nella regione anteriore del collo. Produce l’ormone tiroideo, sotto forma di tiroxina (T4) e triiodotironina (T3), utilizzando lo iodio tratto dagli alimenti (vedi 3 regole a tavola). Questo ormone ha molti ruoli: tra gli altri, regola l’umore, i cicli del sonno, il ritmo cardiaco, la pressione e la sensibilità al caldo e al freddo. E controlla varie funzioni del metabolismo, le attività chimiche nel nostro organismo, come la trasformazione dei cibi in energia. Aggiunge Magrini: «Regola anche il consumo di ossigeno delle nostre cellule. L’apparato cardiovascolare fornisce a ogni organo (stomaco, polmoni, cervello...) la quantità di sangue necessaria al suo funzionamento». Così, durante una corsa il cuore aumenta i battiti (e quindi pompa più sangue) perché i muscoli consumano più ossigeno: l’ordine di “accelerare” è trasportato dagli ormoni tiroidei.

Il lavoro della tiroide è, a sua volta, controllato da un’altra ghiandola, l’ipofisi, per mezzo di un messaggero: l’ormone TSH. Se gli ormoni tiroidei nel sangue si abbassano, il TSH ordina alla tiroide di rilasciarli. Se invece ne circolano troppi, l’ipofisi mette a riposo la tiroide. In chi soffre di ipertiroidismo (o di ipotiroidismo, cioè di tiroide “pigra”) questo meccanismo va in tilt. Spiega Magrini: «L’ipertiroideo ha in circolo un’esagerata quantità di ormoni tiroidei. Che danno “ordini” impazziti, accelerando i processi ossidativi: le cellule cioè si mettono a consumare una quantità di ossigeno molto più alta del necessario».

Perché il motore va su di giri

Risultato: il metabolismo “corre”. Tanto che Eleonora è dimagrita senza diete e soffre di diarrea mattutina (perché diventa sprint tutto il processo digestivo), e c’è chi si ritrova con un ciclo mestruale sballato. Coerentemente, galoppa anche il cuore (ed ecco la tachicardia di Eleonora) che “ubbidisce” all’ordine della tiroide di far circolare più sangue.

Conseguenza? «È come spingere sull’acceleratore mentre la macchina è in folle. Il motore si scalda», risponde Magrini. «Eleonora suda, perché all’aumento del consumo di ossigeno corrisponde una produzione di calore e le arterie si dilatano per farlo uscire attraverso la cute. Da qui gli sbalzi di pressione: la minima scende, la massima sale, per esempio passando da 80-120 a 70-150». Non a caso, oltre alla frequenza del battito cardiaco, lo specialista durante la visita misura la pressione (vedi Cosa fare per stare tranquilla): «Variazioni di questo tipo segnalano una circolazione sanguigna “ipercinetica”, cioè ad alta velocità», continua Magrini. «Un altro dei sintomi classici dell’ipertiroidismo, che, talvolta, può provocare un soffio al cuore, cioè una turbolenza nel regolare scorrimento del sangue».

Alla lunga, la circolazione ipercinetica può diventare pericolosa: «Il muscolo cardiaco, che non si riposa mai, può dilatarsi. Possono comparire delle aritmie (la più classica è la fibrillazione atriale) e, nel tempo, anche uno scompenso cardiaco: il cuore non ce la fa più a pompare una quantità di sangue sufficiente a nutrire tutti i tessuti del nostro organismo, e allora possono esserci gravi conseguenze» conclude Magrini.

Dunque, dietro un apparente problema cardiaco, si può nascondere l’organo più importante per la produzione degli ormoni. Ma perché si diventa ipertiroidei?

Le vere cause dei guai

«L’ipertiroidismo è un termine generico, che indica diverse malattie, tutte caratterizzate da un aumento di ormoni tiroidei nel sangue», spiega Maurizio Poli, endocrinologo. «La più comune è quella che ha colpito Eleonora: il morbo di Graves-Basedow (ne soffre il 60 per cento delle persone ipertiroidee)».

Si tratta di una malattia autoimmune nella quale l’organismo, per ragioni ancora sconosciute, produce anticorpi che, anziché proteggere l’organismo, ne aggrediscono una sua parte: in questo caso la tiroide, che comincia a funzionare male e a produrre gli ormoni a “casaccio”.

Continua Poli: «Altre patologie comuni che provocano l’ipertiroidismo sono i noduli tiroidei e le infiammazioni della tiroide di varia origine (batterica, virale, autoimmune): come la tiroidite di Hashimoto (colpisce un milione di italiani, soprattutto donne dai 40 ai 60 anni), che all’inizio causa ipertiroidismo, poi ipotiroidismo».

L’ipertiroidismo tende a dare i primi segnali intorno ai 20-25 anni e spesso c’è una familiarità: perciò se un genitore ne ha sofferto o ne soffre, è bene che presti particolare attenzione a sintomi nei figli, per individuare il più precocemente possibile la malattia e rivolgersi allo specialista giusto, l’endocrinologo.

È un problema che colpisce soprattutto le donne: non è ancora chiaro il perché, anche se qualche esperto ipotizza un collegamento con il complicato meccanismo degli ormoni femminili. Non a caso capita che un problema tiroideo si manifesti durante l’allattamento o in menopausa, due eventi della vita di una donna in cui gli assetti ormonali subiscono una rivoluzione. Non è invece vero che siano patologie in aumento: «Sono solo diagnosticate molto di più e più precocemente di quanto avvenisse nel passato», spiega Poli. Per altro, anche oggi c’è il rischio che i sintomi vengano sottovalutati: «Perché si manifestano lentamente, possono essere lievi e quindi attribuiti allo stress, all’ansia o, semplicemente, al “carattere” della persona. Come accade ad Eleonora» (vedi anche Insonnia, ansia e ritmi di vita).

Una cura lunga 6 o 12 mesi

Come si placa una tiroide troppo attiva? «Ci sono tre possibilità», risponde Poli. «Con farmaci detti antitiroidei, a base di metimazolo, in dosi sufficienti a riportare alla normalità il funzionamento della ghiandola. La cura dura per sei mesi o un anno, a seconda della gravità dei sintomi, con controlli periodici di TSH, FT3 e FT4. Quindi si prova a sospendere i farmaci, per vedere se la situazione si è stabilizzata».

In alternativa, c’è la terapia con iodio radioattivo: «Si somministra in capsule o gocce, con due trattamenti a distanza di sei mesi: lo iodio si accumula nella tiroide e distrugge il tessuto iperfunzionante». Infine, l’intervento chirurgico, per asportare la tiroide: «Ma visto che oltre il 99 per cento dei noduli tiroidei è di natura benigna, si preferisce il trattamento con lo iodio radioattivo. L’intervento è indispensabile se la tiroide è molto ingrossata, tanto da disturbare la circolazione sanguigna, la respirazione o da dare problemi estetici». L’effetto collaterale, in questo caso, è l’ipotiroidismo: che si cura assumendo quotidianamente una pillola di ormone tiroideo.

Eleonora non ne ha avuto bisogno: dopo un anno di cure con i farmaci (e dosaggi via via ridotti) la sua tiroide ha smesso di fare i capricci. Oggi deve solo controllare i valori ormonali ogni sei mesi. Per il resto, sta bene, è tornata in forma, fa sport, mangia di tutto. E le colleghe la trovano molto più simpatica...

Cosa fare per stare tranquilla

La visita

L’endocrinologo misura la pressione e ascolta il battito del cuore. Ed esamina la regione anteriore del collo, per valutare se la tiroide è ingrossata. «Un sintomo importante è il soffio tiroideo», spiega Maurizio Poli, endocrinologo. «Normalmente, “ascoltando” ghiandola non si sente nulla. Se il paziente è ipertiroideo si può avvertire un soffio dovuto a un aumento della vascolarizzazione, cioè dei vasi sanguigni che irrorano la tiroide».

Ecografia e ecodoppler

L’ecografia mostra eventuali ingrossamenti della tiroide e mutazioni della consistenza. Segnala la presenza di noduli e la loro natura, da esaminare ulteriormente con una scintigrafia (un’ecografia con una sostanza radioattiva). La maggiore vascolarizzazione della tiroide si accerta con l’ecodoppler.

Esami del sangue

Basta un prelievo per misurare il dosaggio degli ormoni tiroidei, FT3 e FT4, e dell’ormone ipofisarico (TSH). Livelli alterati indicano se la ghiandola funziona poco o in eccesso: «Per esempio, il TSH ha una concentrazione nel sangue tra 0,5 e 4» spiega Poli. «Se la tiroide lavora troppo,il TSH scende a 0. Se invece è un po’ elevato, e gli altri valori sono normali, c’è un principio di ipotiroidismo».

In pillole

Lo sport sì, ma prima curati

«Nell’ipertiroidismo acuto l’attività fisica è controindicata», avverte Maurizio Poli, endocrinologo. «Perchè lo sforzo stimola ulteriormente la frequenza cardiaca. Ma una volta cominciata la terapia farmacologica e ristabilita la normalità, in genere nel giro di 15 giorni o un mese, si può riprendere a praticare con tranquillità qualsiasi tipo di sport».

Insonnia, ansia e ritmi di vita

Che caratteraccio!

C’è chi parla a macchinetta, chi è così in ansia da trasmetterla agli altri, chi ha sbalzi d’umore, chi vive in uno stato di eccitazione perenne, magari seguita da “crolli”. Il “caratteraccio”, la tachicardia e l’ipertensione possono anche far pensare a un disturbo nervoso. «Ma proprio perché possono dipendere da una tiroide iperattiva, lo specialista, prima di formulare una diagnosi di ansia, tra gli esami obbligatori prescrive sempre il dosaggio degli ormoni tiroidei», spiega Raffaella Zanardi, psichiatra. «Il nervosismo è conseguenza del fatto che tutto l’organismo va a 200 all’ora e alla privazione di sonno». Tanto che l’ipertiroideo è quasi “normale” al mattino, dopo aver dormito almeno un po’, e diventa sempre più intrattabile col passare delle ore. Dormire poco significa anche avere fuori controllo i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

Se i sogni non sono d’oro

«Se si soffre di insonnia persistente, associata a irritabilità, è lecito sospettare un ipertiroidismo. E, quindi, anche in questo caso si misura il dosaggio ormonale», aggiunge Luigi Ferini Strambi, responsabile del centro disturbi del sonno dell’ospedale San Raffaele di Milano. «La produzione di TSH, tra l’altro, è legata al riposo notturno: aumenta alla sera e nelle prime fasi del sonno e viene inibito nelle ore successive. Di recente si è anche scoperta una relazione tra ipertiroidismo e sonnambulismo, come sintomo di una tiroide che funziona troppo: i pazienti hanno smesso di soffrirne proprio curando la tiroide».

4 su 100

Sono le donne colpite da una malattia autoimmune della tiroide, patologie che colpiscono il sesso femminile.

In pillole

Prima dimagrisci e poi ingrassi? No

Quando la tiroide riprende a funzionare c’è il rischio di ingrassare troppo? «No», rassicura Diana Scatozza, nutrizionista. «A meno che la persona ipertiroidea mangiasse in modo eccessivo, in particolare dolci, snack, bibite, per pura golosità. Occorre perciò prestare attenzione al proprio fabbisogno calorico e cominciare a seguire una dieta più equilibrata».

3 regole a tavola

Attenta allo iodio

Lo iodio, necessario al funzionamento della tiroide, è un minerale presente negli alimenti e nell’acqua. Per l’Organizzazione mondiale della sanità, la dose quotidiana raccomandata è di 150 mcg: lo iodio si trova in buone quantità nei pesci e nei crostacei, ma anche, in dosi minori, nelle verdure e nella frutta, nei latticini, nelle uova, nei farinacei. E nel sale iodato (arricchito con 30 mg di iodio per chilo).

Gli alimenti no

Tuttavia, gli ipertiroidei nella fase acuta devono astenersi da alcuni cibi: «Pesce e senape, soprattutto», spiega la nutrizionista Diana Scatozza. «Perché contengono iodio o aiutano la tiroide ad assorbirlo. Vietato il sale iodato. Più in generale, è meglio non aggiungere sale, neanche comune, ai cibi, per non favorire l’ipertensione, che spesso si accompagna all’ipertiroidismo», aggiunge Scatozza.

Più proteine nel piatto

«L’alimentazione deve essere varia», continua Scatozza. «Per contrastare la perdita di peso chi tende all’ipertiroidismo può permettersi di mangiare un po’ di più del normale fabbisogno (circa 100 calorie in più, ma molto dipende dall’età e dalla gravità della patologia). Vanno aumentati i carboidrati (pasta, riso, pane) e soprattutto i cibi proteici (carne, uova, latte, formaggi e latticini, legumi) per mantenere i muscoli sodi e tonici», conclude Scatozza.

7 contro 1

È il rapporto tra donne e uomini colpiti dal morbo di Graves-Basedow, la più comune tra le patologie autoimmuni della tiroide

In pillole

Se la tiroide diventa pigra

Quando la tiroide “lavora” meno di quanto dovrebbe e produce una quantità insufficiente di ormoni si ha l’ipotiroidismo. «I sintomi sono modesti», avverte Poli. «Astenia, intolleranza al freddo, riflessi rallentati, sonnolenza, aumento del peso, ipercolesterolemia. Si cura assumendo ogni giorno compresse di levotiroxina, un farmaco che ripristina l’equilibrio di TSH, FT3 eFT4».

Calma la tiroide con dolcezza

Erbe per rallentare

«Il cavolo bianco ha attività sedativa sulla tiroide», spiega il dottor Ottavio Iommelli, fitoterapeuta. «L’ideale è assumerlo sotto forma di centrifugato, da bere appena fatto: mezzo bicchiere due o tre volte al giorno, durante i pasti. In più, per attenuare i sintomi, la Passiflora è consigliata per chi soffre soprattutto di insonnia. Se l’ipertiroidismo causa anche stanchezza o irregolarità mestruali si può assumere la Capsella borsa pastoris. Contro la tachicardia e l’ipereccitabilità, infine, è utile il Biancospino. Si utilizzano in estratto fluido, 20 gocce per 3 volte al giorno».

Granuli e gocce antipalpitazioni

«Chi soffre di ipertiroidismo e vuole affidarsi alle terapie dolci deve comunque rivolgersi a un medico, in grado di valutare quale sia la cura più appropriata per la paziente, anche in base all’intensità dei sintomi», avverte il dottor Massimo Saruggia, nefrologo ed esperto di omeopatia. «In generale, per sedare l’iperattività della tiroide si può assumere un organoterapico: Tiroidea 30CH, 5 granuli da tre volte alla settimana a tutti i giorni, a seconda dei casi. La cura deve continuare per almeno otto settimane. Per attenuare i sintomi, come irritabilità, insonnia, insofferenza al caldo e palpitazioni ci sono i rimedi offerti dalla gemmoterapia: Cornus Sanguinea, macerato glicerico 1DH 50 gocce 1 volta al giorno; nel pomeriggio Viburnum Lantana, macerato glicerico 1DH 50 gocce; alla sera Crataegus Oxyacantha (Biancospino) macerato glicerico 1DH 50 gocce. Quest’ultimo, se la tachicardia è particolarmente intensa e fastidiosa, può essere preso anche due volte al giorno», conclude Saruggia.

50 per cento

Sono gli adulti che hanno noduli tiroidei. Che però, se inferiori a 1 cm di diametro, non danno problemi

da «Starbene» (Mondadori), giugno 2006