La signora del ponte
di Mariateresa Truncellito
Per valutare la ricchezza informativa di una guida di New York si può fare un mini-test. Andate alla voce «Ponte di Brooklyn»: di sicuro ci sono i nomi di John Roebling e di suo figlio Washington, gli ingegneri che firmarono la più famosa opera civile dell’epoca vittoriana. Ma nessun chewingum avrebbe potuto scegliere come simbolo il ponte sull'East River che da 123 anni collega Manhattan a Brooklyn se non ci fosse stata anche... una signora Roebling. Eppure le guide turistiche la liquidano più o meno così: terminò i lavori «la moglie di Washington Roebling». È vero che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna. Ma, a parte che Emily Warren non fu mai “dietro” suo marito, semmai gli fu sempre accanto, la mente che portò a compimento un progetto arditissimo per i suoi tempi merita decisamente di più.
Emily Warren era nata nel 1843, penultima di 11 figli, in una famiglia della buona borghesia di Cold Spring, New York. Benché femmina, era stata cresciuta con la consapevolezza di dover afferrare il destino. E infatti sarebbe stata una moglie devota, una madre, ma anche una studiosa (di matematica e scienze, e a 56 anni avrebbe pure preso una laurea in legge), una viaggiatrice e l’anima di varie associazioni civili. L’incontro con l’uomo della sua vita, avvenne nel 1864: Emily era andata a trovare il fratello, comandante del V corpo d’armata (infuriava la guerra di secessione), presso l’accampamento. Washington Roebling era il giovane ufficiale che gli faceva da assistente. Un anno dopo erano sposati. Finita la guerra, Emily (incinta) e Washington partirono per l’Europa, in cerca di materiali e tecnologie per il grandioso progetto del suocero, John Roebling: il ponte sospeso, tenuto da tiranti in acciaio, più lungo del mondo (1.825 metri per 14mila tonnellate).
A tre giorni dall’inizio dei lavori, nel luglio del 1869, John Roebling viene investito da un ferry boat. E muore di tetano dopo una lunga agonia.
A soli 32 anni, Washington Roebling si ritrovò con la responsabilità del progetto. E con mille problemi. Tra i più gravi, la misteriosa “malattia dei cassoni”, che prendeva il nome dalle camere sottomarine di legno nelle quali gli operai scavavano le fondamenta delle torri: via via che aumentava la profondità, molti uomini, risalendo in superficie, soffrivano di dolori e paralisi, fino alla morte. Era l'embolia. Nel 1872 una grave embolia colpisce anche Washington Roebling, lasciandolo invalido per sempre. Per i successivi undici anni, avrebbe malinconicamente osservato il Ponte il sorgere del Ponte dalla finestra di casa, a Brooklyn Heights.
Chi assunse la direzione dei lavori, ufficialmente sotto la sua supervisione, fu proprio la moglie Emily, che cominciò col fare da tramite tra lui, le maestranze e gli assistenti ingegneri.
A lei toccava interpretare e sviluppare le idee del marito, controllare l'avanzamento dei lavori, risolvere problemi e rispondere alle domande dei tecnici. Perciò, oltre a prendere appunti, cominciò a studiare analisi matematica, tecnologia, resistenza di materiali, calcolo ingegneristico. Molti cominciarono a considerarla il vero “ingegnere capo” del Ponte di Brooklyn. Ma non a tutti piaceva l’idea che ci fosse una donna dietro quel monumento dell’ingegneria. Emily dovette anche fronteggiare l’ostilità degli avversari di suo marito. Molti politici, con l'appoggio della stampa, cercarono più volte di sostituirlo. Non ci fu niente da fare: nel 1883, durante il primo passaggio ufficiale da un capo all’altro del Ponte nel giorno dell’inaugurazione, Emily Roebling avrebbe trionfalmente guidato il corteo al fianco del presidente Chester Arthur Dopo la sua morte, nel 1903, però, il vero “ingegnere capo” avrebbe dovuto attendere oltre mezzo secolo prima di avere una targa commemorativa sul “suo” ponte.
Quanto alle guide turistiche, sta ancora aspettando.
da «Verve» (ed. Verve International), Novembre 2006
