Ballando con Milly Carlucci

È raggiante Milly Carlucci. Se possibile, più del solito: perché, mentre tutti gli altri spettacoli arrancano (reality show in testa), il suo Ballando con le stelle, giunto alla terza edizione, sta andando alla grande (25% di share).

di Mariateresa Truncellito

La raggiungiamo all’Auditorium Rai del Foro Italico, dove si stanno svolgendo le prove, dopo una pausa “obbligatoria” per lasciare spazio alla Nazionale di calcio. Persino la “regina del sabato sera” deve inchinarsi davanti al dio pallone... Solo a lui, però: anche se il suo spettacolo manca di tutti gli ingredienti che sembrano indispensabili per sbancare l’audience - niente vallette nude, niente superstar straniere con cachet favolosi, niente scrittori o registi che promuovano libri o film e nemmeno vip “de noantri” che almeno si prendano a male parole - il successo è fuori discussione.

Milly qual è il segreto del tuo programma?
«Facile: approfittare della passione degli italiani per il ballo. Lo spettacolo ha riportato sotto i riflettori un mondo clandestino, abbandonato perché ritenuto out. Persino mio padre e mia madre, che andavano a ballare negli anni Sessanta, avevano smesso perché non era più di moda. Come loro, tanti hanno ricominciato grazie alla trasmissione».

E tu, invece, ci vai a ballare?
«Mi piace moltissimo, adoro il tango, ma onestamente non ho avuto fino a oggi il tempo per applicarmi, soprattutto a causa degli impegni di madre: prima ho vissuto un continuo andirivieni con Londra, dove mia figlia Angelica è andata a studiare (si è appena laureata in Economia, ndr); ora tocca a mio figlio Patrik, che ha 14 anni, un’età delicata e va seguito passo passo. Ma iscrivermi a una scuola di ballo è tra i miei progetti».

Ballando con le stelle riprende un format inglese. Dì la verità: ti saresti aspettata questo successo alla prima edizione?
«Assolutamente no. Speravamo di attrarre almeno gli appassionati di valzer e merengue. Ora l’obiettivo è più ambizioso: far capire che tutti, a qualsiasi età, possono divertirsi ballando. Infatti tra i concorrenti ci sono anche diciassettenni, come Martina Pinto e Umberto Gaudino, perché speriamo possano essere un modello per i ragazzi: il ballo in coppia, dove per divertirti devi seguire la musica e imparare i passi, è all’opposto dello sballo. Ma non solo: visto che il grande problema dei teen-ager è rimorchiare, nel valzer si parte già abbracciati. Non è un bel vantaggio?».

In effetti. Tu figuri tra gli autori : qual è il tuo contributo personale?
«Le idee nascono insieme. Però, mentre il format inglese è centrato sulla gara, noi abbiamo dato molto spazio al dietro le quinte, al feeling tra maestro e allievo vip. È un aspetto che fa capire perché si raggiungano o no certi risultati sulla pista da ballo e nel quale io credo molto, perché, come tutte le donne, amo raccontare e ascoltare storie e retroscena».

Come vengono fatti gli abbinamenti? Perché, tipo, Orietta Berti con Andrea Placidi?
«La coppia deve funzionare fisicamente: un maestro bassino non puo’ stare con una donna molto alta, e viceversa. Con Orietta abbiamo messo un trentenne con una faccia matura, perché lei non sembrasse sua madre. Ma conta soprattutto l’incontro di personalità, visto che devono lavorare insieme per mesi».

Come vedi i concorrenti di quest’anno?
«Sono tutti molto determinati, più che nelle precedenti edizioni: sanno che far bella figura ed essere amati dal pubblico di Ballando rende molto per la carriera. L’anno scorso, per esempio, Loredana Cannata dopo lo spettacolo ha fatto film e fiction senza sosta, mentre Cristina Chiabotto si è ritrovata lanciatissima alle Iene e al Festivalbar».

E Massimo Ossini, che ha vinto Notti sul ghiaccio, ora conduce Linea Verde. Insomma, Milly: i tuoi programmi servono anche come agenzia di collocamento...
«Ne sono felice: danno visibilità a personaggi che magari stanno per esplodere, ma hanno bisogno di una vetrina prestigiosa».

A parte quello che si vede in tv, come ci restano gli eliminati?
«Malissimo, perché ce la mettono davvero tutta e il giudizio del pubblico è inappellabile. Ma ci sono anche concorrenti che soffrono per il parere della giuria: Eva Grimaldi, per esempio: lo prende sempre come un fatto personale, non come un giudizio sul suo lavoro, e le brucia tantissimo. Da noi non è mica tanto vero che basta partecipare!».

Ci racconti un retroscena della gara?
«È partita addirittura una specie di campagna elettorale locale: i primi sono stati Tiberio Timperi ed Elena Coniglio (l’idea è sua): hanno tappezzato con le locandine “Vota Tiberio, vota Elena” una Smart che gira per le strade di Domodossola, la città di Elena, con tanto di autorizzazione del sindaco. E altre coppie li hanno imitati».

Quest’estate, Cristina Chiabotto e Fabio Fulco sono venuti allo scoperto: oltre che agenzia di collocamento, Ballando fa anche da agenzia per cuori solitari. C’è in corso qualche altra storia d’amore?
«Galeotto fu il ballo... È successo a ogni edizione (il primo anno si mormorò di un flirt tra Hoara Borselli e Simone Di Pasquale, ndr), ma noi siamo sempre molto discreti: l’amore tra Cristina e Fabio è sbocciato durante il programma, poteva essere una bella pubblicità e invece non ce ne siamo serviti, perché loro non volevano si sapesse. Non siamo un reality, non spiamo i protagonisti dal buco della serratura. Però anche quest’anno sta succedendo qualcosa di molto interessante. Ma non ti dirò mai chi sono i protagonisti!»

Vuol dire che Novella terrà gli occhi bene aperti e lo scoprirà da sola... (sul numero 39 ha gia’ pizzicato Pamela Camassa in dolce compagnia di Raimondo Todaro, ma pare che l’ex Miss subisca anche il fascino di Antonio Cupo e Massimiliano Rosolino, ndr) Però Gianni Ippoliti, che fu tra i concorrenti della prima edizione, ha detto che Ballando con le stelle è l’unico reality “reale”: perché i protagonisti si fanno davvero un mazzo così per imparare passi e coreografie.
«Ha ragione: basta guardare la fatica che sta facendo il povero Tiberio Timperi, che è proprio negato. A proposito: sai che Gianni Ippoliti, che pure era partito maluccio, si è così appassionato da diventare giudice di gara?».

Parliamo di reality allora: sono in caduta libera, e l’unico che funziona è La Pupa e il Secchione, un programma comico, quasi all’opposto di Ballando con le stelle. Come te lo spieghi?
«Riprende uno degli stereotipi più comuni e fortunati dello spettacolo: ci sono state superdive di Hollywood, Marilyn Monroe compresa, che hanno fatto la loro fortuna col cliché della bella e oca. Un archetipo che affascina il pubblico da sempre».

A proposito di stereotipi: tu sei inossidabile, alla guida della trasmissione ammiraglia del sabato sera Rai Uno. Sei una delle poche “signore”, in una tv che sembra avere spazio solo per le ragazzine. Mentre i conduttori possono avere l’età di matusalemme o quasi...
«Già (ride di gusto, ndr). In apparenza, c’è un’invasione di donne in tv. O meglio, di “carne fresca”: ogni anno una nuova ondata di ragazze più o meno spogliate date in pasto al pubblico. Che però non diventano personaggi: mostrano epidermide e il pubblico le riceve solo... epidermicamente. Non restano. Far carriera nello spettacolo per una donna è ancora molto difficile: nessuno ti perdona l’età che avanza. C’è Raffaella Carrà, certo, ma non è la tipica donna italiana di 60 anni, ne dimostra molti di meno. E anch’io, che ho 50 anni, ne devo dimostrare 40... Però sono speranzosa: non sono sola, ci sono per esempio Maria De Filippi, Simona Ventura, donne con testa, cuore, intelligenza, che conducono, esattamente come gli uomini. Chissà se in futuro anche noi potremo lavorare dimostrando dignitosamente l’età che abbiamo, come i colleghi».

Il tuo stile non è molto cambiato nel tempo, eppure funziona sempre.
«Dici? Ma io ho cambiato tante volte: non colore, perché i capelli sono stati solo un po’ più chiari o più scuri, a seconda del parrucchiere che mi convinceva a fare più o meno meches. Però li ho portati più corti, scalati, a caschetto e un anno addirittura cortissimi, un trauma che non ripeterò mai più nella mia vita. I capelli lunghi però sono comodi: come tutte le donne che lavorano, non ho tanto tempo per farmi i capelli. La coda di cavallo è la mia acconciatura quotidiana, perché mi dà un’aria decente senza troppi sforzi».

Noi siamo abituati a vederti sempre in tenuta gran soiree: nella vita di tutti i giorni come sei?
«Jeans o pantaloni cargo, magliette o giacchini e giubbotti, stivali: cose comode, che si possono sporcare senza rimpianto, perché come vedi spesso sono seduta per terra, su palchi polverosi e vivo in camerini altrettanto polverosi».

Sei fedele anche allo stesso marito, da 22 anni. Qual è il segreto di un matrimonio inattaccabile?
«Speriamo! Facciamo corna e bicorna, perché la vita è piena di sorprese e non si sa mai... I compagni di scuola dei miei figli hanno tutti i genitori divorziati e l’eccezione siamo noi, nonostante ci sia ancora lo stereotipo che nel mondo dello spettacolo le unioni non durano. Qualche giorno fa al mio nipotino (il figlio di Gabriella, ndr) hanno chiesto: “Ma lei è la tua vera mamma o... l’altra?” , perché ormai è frequente avere più di una mamma... Ci vuole fortuna, non è facile trovare una persona con la quale essere in sintonia anche quando le cose non vanno lisce. E tanta pazienza, voglia di crescere insieme, anche come coppia, dandosi tempo: i ragazzi invece si mollano al primo ostacolo, perché la felicità è tutto e subito, e questo è un falso modello».

A proposito: come madre, come fai a spiegare ai tuoi ragazzi che vale la pena di studiare e di impegnarsi quando il modello vincente che propone la tv è il tronista, la valletta o lo sconosciuto che diventa ricco e famoso senza talento artistico?
«È difficilissimo. La tv, però, riflette e amplifica i fenomeni sociali: noi genitori siamo colpevoli di non aver saputo insegnare ai figli il valore del sacrificio per raggiungere un obiettivo. Continuiamo a dare troppo ai ragazzi, a spianargli la strada, a non farli impegnare su niente, a riempirli di soldi, di cose griffate, senza che sentano la motivazione a dover lottare per ottenere qualcosa. Gli abbiamo tolto persino il gusto di desiderare. Ma sai cosa mi fa più tristezza? Le migliaia di ragazzi iscritti a Scienze delle comunicazioni: che faranno nella vita?»

Certo: il sogno dei ragazzi è: o fai il tronista o almeno lo intervisti.
«Sì, ma nel mondo dello spettacolo non c’è posto per tutti loro e bisognerebbe avere il coraggio di dirlo, invece di creare false speranze. E poi credo che ai figli bisognerebbe suggerire di vedere che cosa stanno facendo oggi i primi ragazzi usciti dal Grande Fratello: c’è chi è tornato a fare il cameriere, chi ha aperto la pizzeria, chi è stato solo illuso. Hanno toccato un sogno senza catturarlo. Forse bisognerebbe incoraggiare i bambini a ricominciare a sognare di diventare ingegnere, da grande».

realizzata per «Novella 2000», ottobre 2006