Non ne posso più: per l'ennesima volta ho la cistite

di Mariateresa Truncellito

Bruciore, spasmi, bisogno continuo di fare pipì... Un tormento che prima o poi quasi tutte le donne sperimentano. E, spesso, colpisce a tradimento. Sconfiggerlo è possibile. Ma occorre conoscere bene il nemico. Ed evitare il fai-da-te

“Mi sono curata ma l’urologo mi ha sgridato”

Credo di aver sofferto per la prima volta di cistite a 17 anni, dopo aver cominciato a fare l’amore col mio ragazzo. Ma fu un episodio isolato, e me ne sono completamente dimenticata. Fino a cinque mesi fa, quando, all’improvviso, subito dopo aver fatto pipì ho sentito un forte bruciore. Sono andata dal mio medico, che mi ha prescritto un disinfettante urinario. L’ho preso e dopo solo mezza giornata di trattamento sono stata meglio. Un paio di mesi dopo, però, la cistite è tornata a farmi visita. Ho ripreso il disinfettante, visto che aveva funzionato a meraviglia. E così ho fatto in occasione di nuovi episodi: gli attacchi di cistite sono diventati più frequenti e ravvicinati. Non ho voluto dare troppo peso a quello che mi stava succedendo, anche se le sensazioni sgradevoli peggioravano: alle volte il bruciore era più forte, sono aumentati il bisogno di andare di continuo alla toilette e le fitte al basso ventre. Finché, la settimana scorsa, oltre ai soliti disturbi, stavolta più dolorosi, ho visto delle tracce di sangue sulla carta igienica. Mi sono spaventata da morire: e, finalmente, mi sono decisa a fissare una visita dallo specialista. Quando l’urologo ha saputo che per cinque mesi mi ero curata da sola si è arrabbiato moltissimo. E mi ha spiegato che, con la mia leggerezza, stavo rischiando grosso. Ci sono rimasta male: io volevo solo liberarmi in fretta dal dolore. E il disinfettante me lo aveva prescritto il medico!
Manuela, 35 anni

Perché l’urologo è stato così severo con Manuela? In fondo, non possiamo correre da uno specialista ogni volta che abbiamo un problema di salute anche molto fastidioso, come il mal di testa o la nausea!

Che cos’ha di diverso la cistite (che pure è un malanno che colpisce praticamente tutte le donne, almeno una volta nella vita) da giustificare un rimprovero? «La cistite, cioè l’infiammazione della vescica, è un disturbo sottovalutato», spiega Stefano Mattioli, urologo. «È comprensibile che Manuela abbia pensato soprattutto a liberarsi dei sintomi: il bruciore, che può essere molto forte, lo stimolo continuo a fare pipì, i dolori al basso ventre. E, talvolta, brividi e febbre: disagi che possono limitare anche in modo pesante la vita quotidiana. Ma è proprio il “curarsi da sola” che talvolta rende invincibile la cistite».

Fai-da-te pericoloso

Forse Manuela si è sentita autorizzata ad autocurarsi perché tratta in inganno dal nome del farmaco: anche se comunemente vengono chiamati “disinfettanti” questi medicinali sono antibiotici. Che, come tali, vanno usati solo seguendo alla lettera le prescrizioni del medico. «Perciò già al secondo attacco avrebbe dovuto tornare dal dottore. O, meglio, consultare uno specialista: perché affrontare la cistite in maniera “superficiale”, cioè curando più o meno maldestramente i sintomi senza comprenderne le cause, può avere conseguenze anche molto serie», ribadisce Mattioli.

Non solo: la probabilità di cistiti ricorrenti cresce con l’aumentare degli episodi. In pratica, quanto più è lungo l’intervallo tra un attacco e l’altro, tanto più diminuisce la probabilità di una nuova cistite. Ecco perché è importante identificare quale sia il vero colpevole della cistite, individuare la giusta terapia d’attacco e seguirla con scrupolo.

Il colpevole è dentro di noi

La forma di cistite più diffusa è quella di origine batterica: è dovuta a germi presenti nell’intestino che… finiscono nel posto sbagliato, cioè nelle basse vie urinarie. Provocando appunto l’infiammazione e tutte le sue sgradevoli conseguenze.

Tra i vari colpevoli, il più “recidivo” è l’Escherichia coli. Normalmente la vescica e le alte vie urinarie (i reni) sono sterili, mentre nell’uretra, il “tubicino” che porta fuori la pipì, c’è una microflora batterica innocua. Come si instaura l’infezione? I batteri intestinali “colonizzano” prima i dintorni dell’uretra, a cominciare dalla vagina. Poi arrivano alla mucosa uretrale e, quindi, alla vescica. Spiega Mattioli: «L’Escherichia coli fa presa sulla mucosa e causa una “cervicotrigonite”: un’infiammazione cronica sulla base della vescica (trigono) dove sboccano gli ureteri, i condotti che portano l’urina dai reni alla vescica. Se la cistite è ricorrente, quest’area diventa così sensibile e irritata che si può addirittura lacerare: ed ecco il sangue che ha spaventato Manuela». L’identikit della cistite batterica si fa col test delle urine e l’urinocoltura (vedi approfondimento), due esami con i quali si individua il batterio da combattere con l’antibiotico più efficace.

Sei cause che la scatenano

Ma perché la cistite affligge soprattutto le donne? Circa il 30 per cento di noi viene colpito ogni anno da uno o due episodi. E la frequenza, in genere, aumenta con l’età e le gravidanze. Ma l’infiammazione può colpire anche la bambine.

La ragione è anatomica: «L’uretra è molto più corta nella donna rispetto all’uomo: 3-5 centimetri contro 13-16», spiega Alessandra Graziottin, ginecologa. «E i germi estranei possono risalire con grande facilità». Per “inquinare” la zona basta poco, per esempio usare nel modo sbagliato la carta igienica. «Bisogna insegnare alle bambine, fin da piccole, a pulirsi dall’avanti all’indietro. Mai il contrario: residui microscopici di feci contengono infatti milioni di germi», avverte Graziottin. «Infezioni ripetute nell’infanzia alterano il sottile strato di zuccheri che riveste l’interno della vescica e che la protegge dall’acidità dell’urina: e questo la rende più vulnerabile alla cistite in età adulta».

Ancora, la vicinanza con la vagina rende la vescica sensibile ai traumi “meccanici”: così l’odiosa cistite può capitare dopo una bellissima giornata trascorsa girando per le campagne in bicicletta. «O dopo i rapporti sessuali, soprattutto se la lubrificazione è insufficiente», continua Graziottin.
La cistite da “luna di miele”, che di solito compare 24-72 ore dopo il rapporto, a volte è un’infiammazione solo meccanica, senza germi evidenti all’esame delle urine. E perciò i medici la chiamano anche “cistite senza cistite”.

Ma l’irritazione può anche favorire la risalita dei batteri nell’uretra. E lo stesso fanno il diaframma e le creme spermicide, che modificano il pH vaginale e, quindi, la flora batterica. «Scompare il benefico Lactobacillus acidophilus e aumentano i germi, come la Gardnerella», continua Graziottin. «Un più alto pH (il valore normale è 4) favorisce i germi fecali. Il pH dell’uretra segue quello vaginale: ecco perché questa modifica rende indifesa anche l’uretra».

Gli ormoni, la stipsi e il freddo

Infine, la cistite è soprattutto un problema “rosa” anche per cause ormonali. Continua Graziottin: «Gli estrogeni femminili favoriscono la flora benefica dei tessuti dell’uretra e del trigono vescicale, oltre a renderli tonici e irrorati di sangue (ulteriore difesa sia dalle infezioni sia dai traumi meccanici). Ciò spiega perché durante l’allattamento o la menopausa, quando c’è carenza di estrogeni, possono aumentare gli episodi di cistite».

Poi, noi donne ci mettiamo anche... del nostro. La cistite è favorita dalla stitichezza, magari dovuta a una dieta dimagrante troppo ricca di proteine e scarsa in frutta e verdura. «Se l’intestino non funziona tutti i giorni, cresce la probabilità di incappare in cistiti e vaginiti recidivanti», spiega Alessandra Graziottin. «La “stagnazione” delle feci nell’ampolla rettale facilita le infezioni vaginali e delle prime vie urinarie».

Occhio anche alla moda del pancino scoperto. «Il freddo, se l’addome non è ben protetto, se capita un’acquazzone mentre si fa sport o, ancora, di nuotare in acque fredde dopo essersi accaldate al sole, può provocare una vasocostrizione alle basse vie urinarie che agevola la cistite, almeno nelle donne più vulnerabili», conclude la ginecologa.

Eh sì: anche se, date le premesse, tutte noi possiamo rischiare una cistite, non tutte dobbiamo costantemente combatterla. Spiega Stefano Mattioli: «L’infezione urinaria è più frequente nelle donne con difese immunitarie ridotte per costituzione: per esempio, la loro vescica è povera delle sostanze che impediscono ai batteri di attaccarsi alle sue pareti». E se i risultati dei test delle urine sono negativi, cioè non c’è alcun batterio, il colpevole va ricercato altrove e con altri mezzi investigativi.

Se i batteri sono innocenti

«La cistite recidivante può essere dovuta a una malformazione dell’ultimo tratto dell’uretra», avverte Mattioli. «Il meato uretrale è leggermente ristretto. Ciò riduce il flusso dell’urina e ne favorisce il ristagno». Il persistente residuo di pipì instaura l’infiammazione. «In alcuni casi, la riduzione del flusso è dovuta a un calcolo. Basta un’ecografia per averne la conferma», conclude Mattioli. E la soluzione spetta al chirurgo (vedi approfondimento).

Allo stesso modo, l’urinocoltura può essere negativa se la cistite è causata da Papilloma virus (Hpv), da candida, clamidia o altre infezioni vaginali. «Le vaginiti spesso hanno come conseguenza una cistite», conferma Alessandra Graziottin. «Quindi oltre agli esami urologici, è sempre opportuna una visita dal ginecologo e un tampone vaginale».

Hai capito ora perché l’urologo è stato così severo con Manuela? Per liberarsi della sua cistite, deve prima scoprirne la causa, con gli esami più opportuni. E tocca allo specialista stabilire la terapia più efficace.

«Il fai-da-te, magari col consiglio di un farmacista, è accettabile quando la cistite capita una volta nella vita», spiega Mattioli. «Ma poi “pasticciare” con i farmaci può rendere i batteri resistenti alle cure, alterare la flora intestinale e vescicale e indebolire le difese dell’organismo». Gli errori possibili? Tanti: il farmaco è inutile, se la causa è una malformazione. L’antibiotico può non essere quello “giusto” per il batterio che ha causato l’infezione. Ancora, l’antibiotico è efficace, ma la dose non è sufficiente per debellarlo.

La severità è giustificata

Oltre a peggiorare la situazione, come è successo a Manuela, la cistite può trasformarsi in un’infezione renale. «L’infezione della vescica può salire verso l’alto, colpire la camera di raccolta dell’urina e tramutarsi in una cistopielite. O attaccare addirittura il rene (pielonefrite), fino ad alterarne la funzionalità», avverte Mattioli.

Spiega Giuseppe D’Amico, nefrologo: «Oltre che con i segni della cistite, l’infezione può manifestarsi con febbre, brividi, dolori al fianco. Talvolta, per riconoscerne la natura, non bastano gli esami delle urine o l’ecografia: esistono infezioni delle vie urinarie che non arrivano dalla vescica, ma sono trasportate dal sangue. Per identificarle serve una Tac renale: se non sono ben curate, con i giusti antibiotici per cicli prolungati e ripetuti, possono lesionare i reni anche in modo grave». Conclude Mattioli: «In casi molto rari, i sintomi possono anche rivelare una cistite interstiziale: una malattia cronica della vescica che si diagnostica con esami endoscopici e istologici. Senza allarmismi, è però importante non sottovalutare i disturbi e andare a fondo».


5 strategie per prevenire gli attacchi

  1. Più fibre e movimento. Chi soffre di stitichezza prima o poi incappa nella cistite: il “ristagno”delle feci favorisce la migrazione dei germi verso la vescica. Perciò arricchisci la dieta di frutta, verdura e cereali integrali. E muoviti: la sedentarietà è un altro fattore di rischio.
  2. Bevi molto. L’acqua agevola la funzionalità dell’intestino e diluisce la carica dei batteri nella vescica. Bisogna berne almeno un litro e mezzo al giorno. A fine pasto, bevi un po’ di succo di limone diluito in acqua: ha un’azione disinfettante. Cerca di svuotare spesso la vescica.
  3. Occhio all’igiene. In bagno, stai attenta a pulirti dall’avanti all’indietro. Fai sempre il bidè dopo la defecazione e dopo i rapporti sessuali, usando un detergente intimo con un pH leggermente acido (6,5). Le lavande vaginali devono essere consigliate dallo specialista, perché possono peggiorare la situazione. Gli assorbenti esterni sono preferibili. Se usi i tamponi, cambiali ogni due ore.
  4. Segui la moda, ma... Evita la biancheria sintetica e limita i pantaloni aderenti: ostacolano la normale traspirazione e facilitano la proliferazione dei germi.
  5. Mirtillo a go-go. Abbassare il pH delle urine impedisce ai batteri di attecchire alle pareti della vescica. La tradizione attribuisce questa capacità al mirtillo. Uno studio inglese, a metà degli anni Novanta, l’ha confermata: bere 300 ml di succo di mirtillo al giorno riduce di circa il 50 per cento la ricomparsa delle cistiti.


Gli esami per smascherare il colpevole

Urine e urinocoltura

Un alto numero di globuli bianchi, globuli rossi, batteri e nitriti e un aumento del pH delle urine sono spia della cistite. L’urinocoltura identifica il germe e la carica (il numero dei batteri presenti).

Perché gli esami siano validi, lavati le mani e i genitali esterni, preleva l’urina del mattino, direttamente nel contenitore sterile (toccalo il meno possibile). Evita le prime gocce (quindi non cominciare a fare pipì nel contenitore stesso) e porta subito il campione al laboratorio, mettendolo in una borsa termica con gli appositi panetti refrigeranti.

Antibiogramma e aromatogramma

L’antibiogramma testa l’efficacia di vari antibiotici sul batterio per scegliere “l’arma” più potente per debellarlo, cioè quello che inibisce un maggior numero di germi.

L’aromatogramma (praticato negli ospedali dove c’è un ambulatorio di fitoterapia) funziona allo stesso modo, testando però l’azione battericida di alcuni oli essenziali (cannella, timo, chiodi di garofano...).

Ecografia e flussimetria

L’ecografia della vescica o dell’apparato urinario, reni compresi, permette di individuare calcoli o malformazioni congenite. Serve anche per evidenziare un residuo di urina post-minzionale: la vescica, cioè non si svuota completamente, e ciò provoca l’infiammazione.

La causa del ristagno può essere un “getto” non abbastanza potente: eventualità che si misura con la flussimetria.

Tampone vaginale e test hpv

Oltre a verificare il pH vaginale, il ginecologo preleva le secrezioni vaginali con tamponi sterili, di cotone, sui quali viene effettuato un esame colturale: serve per verificare la presenza eventuale di candida o altri germi che causano vaginiti, associate alla cistite.

Anche il Papilloma virus può causare la cistite: viene individuato per mezzo di un apposito esame simile al Pap test.


Le cure: farmaci, piante e omeopatia

Disinfettanti e antibiotici di “primo intervento”

«L’episodio isolato di cistite può essere risolto con una terapia antibiotica di 3-5 giorni», spiega Stefano Mattioli. Come, in dosi corrette, i macrocristalli di nitrofurantoina, il trimethoprim, le cafalosporine, le penicilline e i fluorochinoloni. Detti “disinfettanti urinari” perché raggiungono concentrazioni assai elevate nelle urine, sono antibiotici a tutti gli effetti.

Terapie a lungo termine

«Contro le recidive frequenti e per tenere sotto controllo la crescita dei batteri è indispensabile una profilassi di 3-6 mesi» avverte Giuseppe D’Amico, nefrologo. «Si assumono alcuni antibiotici usati per la fase acuta, ma la dose è ridotta a un quarto o a un sesto». E contro lo stimolo continuo a fare pipì? «Ci sono farmaci specifici (solifenacil) che arrestano le contrazioni muscolari della vescica iperattiva», spiega Mattioli.

Fitoterapici

«Quattro tazze di infuso di uva ursina al giorno (1 cucchiaio in una tazza d’acqua bollente, per 10 minuti) sono un ottimo rimedio contro la cistite da Escherichia coli», consiglia Ottavio Iommelli, medico fitoterapeuta. «In più, estratto secco di mirtillo (1 compressa prima dei tre pasti principali). Contro le cistiti più ribelli: olio essenziale di eucaliptus, 4 gocce su mezzo cucchiaino di olio extra vergine o di zucchero, 4 volte al dì per 7-10 giorni. Nei casi ancora più difficili, si utilizza l’olio essenziale di malaleuca: 2 gocce su olio d’oliva o zucchero, 4 volte al dì per 7-10 giorni».

Omeopatici

«In fase acuta si usano Cantharis, per la cistite semplice; Mercurius corrosivus, se è emorragica; Staphysagria, se non è batterica ma da “luna di miele”, tutti alla 5CH», spiega Giancarlo Balzano, ginecologo omeopata. «Si possono usare, a cicli di 2-3 mesi, anche per la prevenzione, associati a un rimedio di fondo (Sepia o Thuya) e, una volta alla settimana a Colibacillinum (9CH o 15CH), per sistemare anche l’intestino».

Quando la soluzione spetta al chirurgo

«Spesso la causa delle cistiti recidivanti è una malformazione congenita», avverte Giuseppe D’Amico, nefrologo e presidente della Fondazione D’Amico per la ricerca sulle malattie renali. «Dopo il terzo o quarto episodio, è perciò indispensabile un’ecografia renale, che permette di delineare l’anatomia dell’apparato urinario, fornisce informazioni sulla funzionalità dei reni e potrebbe rivelare dei diverticoli alla vescica, un’incontinenza del trigono vescicale (un difetto delle “valvole anti-reflusso” che causa il ritorno dell’urina verso i reni) o una malformazione lungo il canale uretrale, per esempio restringimenti e piccole “strozzature” che possono causare un ristagno dell’urina e, di conseguenza, l’infezione».

«In questi casi, la possibilità che la cistite si trasformi in una infezione renale più seria (cistopielite o pielofrenite) è tutt’altro che rara. Se c’è una malformazione, la soluzione può essere chirurgica: l’intervento, in endoscopia, consiste o nella dilatazione del tratto di canale ristretto o nell’asportazione della piccola parte “strozzata”, con il ricongiugimento dei lembi. È un’operazione semplice, purché fatta da mani esperte», conclude D’Amico. L’intervento si effettua in day hospital o, al massimo, con una notte di ricovero.

da «Starbene» (Mondadori), maggio 2006