Gianni Ippoliti: La tv? Mi calza a pennello

di Mariateresa Truncellito

A furia di giocare con le contraddizioni del mondo dello spettacolo, Gianni Ippoliti è diventato un paradosso vivente. Il popolare conduttore televisivo, geniale, dissacrante, ferocemente ironico sullo schermo, nel privato è un tenerone: sensibile, romantico, ecologista convinto, adora gli animali e le piante. Da sempre si dichiara “single dentro”: eppure da anni è innamorato e fidanzatissimo. In casa è una vera perla: è bravissimo con spazzolone e ferro da stiro e sa pure cucinare. Ma, nonostante sia un maniaco della pulizia e dell’ordine, capita spesso di vederlo in giro per Roma, a cavalcioni della sua bicicletta elettrica, con una scarpa di un colore e una di un altro...

Considerato un maestro della provocazione, con il gusto di stuzzicare il prossimo e senza peli sulla lingua, Gianni Ippoliti, 55 anni, ha sfornato un sacco di programmi che hanno anticipato tante tendenze della tv di oggi: dalla smania della gente comune di andare in video in Provini, al reality di Scene da un matrimonio, dalle casalinghe e portinai tuttologi (ricordate il sor Clemente e la sora Serafina?) alla presa in giro dei conduttori pronti a tutto, compreso lo sfruttamento dell’ingenuità altrui, pur di fare audience, fino all’allegria e ricchezza della provincia italiana con Il paese delle meraviglie. Tra i suoi maggiori successi, le sottolineature paradossali e irriverenti di avvenimenti che si prendono molto sul serio, dal Sanremo al Festival del cinema di Venezia, spesso attraverso esilaranti rassegne stampa e la parodia impietosa dei vizi del giornalismo italiano.

Nonostante il curriculum, di questi tempi Gianni Ippoliti, a differenza di altri personaggi che dilagano come il prezzemolo, non si fa vedere un granché. La tv di oggi non gli piace e preferisce farla da spettatore, anche se privilegiato: per esempio, come ospite di Simona Ventura a Quelli che il calcio, alla radio, dove al lunedì mattina collabora a Radioanch’io Sport, e con la sua consueta rassegna stampa di settimanali rosa al sabato, verso le 10, a Mattinadue In Famiglia. Di recente si è concesso però una vistosa eccezione: è stato tra i protagonisti del fortunato show del sabato sera Ballando con le stelle, in veste di concorrente. Ligio allievo della sua maestra di tango, walzer e paso doble, e, per una volta, nel ruolo di “vittima” di una severissima giuria.

Signor Ippoliti, come mai ha accettato di passare dall’altra parte?
«Ma guardi che io mi considero un miracolato. Non mi capiterà mai più l’occasione di esibirmi in diretta, in uno sfavillante show di prima serata al sabato su Rai Uno. Un programma finalmente senza vallette con sederi e tette al vento, senza gente che si accapiglia, senza personaggi che promuovono qualcosa e senza superospiti stranieri che prendono mezzo miliardo per dire ciao. Ballando con le stelle ha avuto un enorme successo perché gli autori hanno avuto il coraggio di togliere tutte le cose che caratterizzano i programmi di oggi».

Se lo aspettava?
«Sì: ho addirittura previsto che la prima puntata avrebbe avuto almeno 6 milioni di spettatori. Il nostro è stato un vero reality show: nessun autore ci ha detto di ballare bene, di litigare o di fare figuracce per alzare l’audience. Ci siamo appassionati e impegnati sul serio, è stata una vera gara e ognuno di noi era insostituibile: per due puntate ho ballato con la febbre a 39, stavo malissimo, ma mi faceva stare peggio l’idea di bloccare la trasmissione. Ancora adesso la gente mi ferma per strada per farmi i complimenti, perché sembrava un programma dei tempi d’oro della Rai».

E della tv di oggi cosa salva?
«La vituperata tv dell’estate, quando ci sono le repliche. Perché almeno non assomiglia a un bazar, con programmi insulsi, pieni di gente che non ha niente da dire ma ha qualcosa da vendere: attori, cantanti, stilisti o scrittori che pubblicizzano il loro ultimo prodotto, un film, un libro, un disco o altro. Poi, ogni trasmissione, anche la peggiore, ha sempre un lato positivo: qualcuno che ha detto una frase intelligente, un calciatore che ha avuto un comportamento molto sportivo, un intellettuale che ha fatto una considerazione appropriata per un avvenimento. Come c’è Blob, che raccoglie gli orrori della tv, ci dovrebbe essere... “Blib”, un programma che ne rilanci gli aspetti positivi, emersi magari in orari improbabili. Per esempio, a me piacciono molto gli straordinari reportage di tvSette, il settimanale di tarda serata del TgUno. E seguo sempre anche Il Grande Talk. Ma quando va in onda? Quando la gente dorme: al sabato mattina, e per di più alle 7 e mezza!»

Lei ha inventato molti programmi di successo, definiti innovativi e “geniali”. Ma nella tv di oggi il talento sembra un optional. C’è ancora spazio per le idee?
«Di solito, terminata una trasmissione di successo tutti ti cercano. Perciò, subito dopo Ballando con le stelle, ho tentato di avere un appuntamento con qualche funzionario: mi piacerebbe rifare Non è mai troppo tardi, un programma di una quindicina di anni fa sulla conoscenza della lingua italiana. Se lo ricorda? Mi sedevo all’ingresso della Rai, aprivo un vocabolario e chiedevo alla gente il significato di una parola, per esempio “estrogeni”, con risultati esilaranti. È un format sperimentato, che ha avuto molti apprezzamenti anche dall’estero, costa pochissimo ed è una delle poche idee che non mi hanno copiato. Bene: lo sa che non sono riuscito a parlare con nessuno, nemmeno qualcuno che mi dica “Grazie, ma non ci interessa”?».

La vita professionale le riserva qualche amarezza. Quella privata invece come va?
«Benissimo, grazie: da cinque anni sono felicemente fidanzato con Adriana, che fa l’insegnante di sostegno a Lecce. Grazie a lei ho conosciuto una delle zone più belle d’Italia, la penisola salentina: mare di qua, mare di là, con gli scogli o con la spiaggia, comunque meraviglioso. Passo molto tempo a Lecce: è una città dove si sta davvero bene, la si attraversa in bicicletta, c’è aria buona e si mangia in modo strepitoso. Ogni volta che ci vado devo portarmi una valigia supplementare, che riempio di specialità gastronomiche. Anche su commissione di amici: il pomodoro salato, quella certa mozzarella di bufala... È un luogo benedetto».

Lei è stato a lungo un single convinto. A parte Lecce, cosa l’ha fatta capitolare?
«Tra me e Adriana c’è una grandissima sintonia: ridiamo, ci confrontiamo, ci aiutiamo e andiamo d’accordo su tutto. In cinque anni non abbiamo mai litigato, neppure una volta. Comunque, guardi che io continuo a essere single. Dentro».

In che senso, scusi?
«Quella del single è una condizione genetica: il single è bello come un pino maestoso o una quercia solitaria, gli altri sono come dei rovi, tutti aggrovigliati e incasinati... Mi spiego meglio: anche tra gli animali esistono i single “dentro”. Pecore, capre, vacche vivono in greggi e mandrie, hanno un bisogno disperato di stare in gruppo. Il gatto, invece, è affettuoso, fa le fusa, si accoppia e fa i cuccioli. Però resta un animale single, che sta bene con gli altri, ma sta benissimo anche da solo. Ecco: io sono come un gatto».

Un esempio non casuale: è nota la sua passione per i gatti, veri e finti.
«Quelli veri, purtroppo, sono rimasti in tre: Duchessa, la gatta zen protagonista di vari programmi, è mancata l’anno scorso. Vivono ancora con me Isidoro, a pelo lungo rosso, trovato per strada, Edea, un incrocio persiano, grigia, e Fiamma, nera con una stellina bianca sotto il collo, l’angelo protettore della casa. Poi c’è la collezione di oggetti a forma di gatto, circa 1500. Me li portano anche gli amici, dai loro viaggi. I doppioni li regalo alla colonia felina di Torre Argentina, qui a Roma: le gattare, a loro volta, li danno come ricordo ai turisti che lasciano offerte per i mici randagi».

Visto che a Roma vive da single, come se la cava con la gestione della casa?
«Magnificamente. Mi viene naturale, fin da quando ero piccolo: mia mamma dice che da bambino appena finito di mangiare sparecchiavo, senza che mai nessuno mi avesse detto di farlo. Ancora oggi, quando sono ospite a pranzo o a cena da amici, non posso fare a meno di riordinare la tavola. Sono un casalingo perfetto: di buon mattino vado a fare la spesa, quando occorre passo lo straccio sul pavimento, mi arrangio a cucinare, i miei cassetti e armadi sono da esposizione, curo le piante sul terrazzo e non vado mai a dormire se prima non ho lavato i piatti. Sono un maniaco dell’ordine: perché se c’è disordine, non si può pulire».

Non mi dica che le piace anche stirare...
«E invece sì: mi rilassa moltissimo. Vede la camicia che indosso? Come le pare?»

Perfetta.
«Tutto merito mio. Ne ho molte altre, nel cassetto. Ma stamattina avevo voglia di indossare proprio questa color sabbia. Così, mentre ascoltavo la radio, l’ho stirata».

A proposito di look: lei spesso viene fotografato con addosso una scarpa di un colore e una di un altro. Distrazione o vezzo da uomo di spettacolo?
«Né una, né l’altra cosa: è una scelta di praticità, anche se può apparire folle. Stesso modello, ma diverso colore: le sportive, una gialla e una rossa; quelle stringate eleganti, una bianca e una nera; quella per la pioggia marrone con quella blu... Tengo un paio di scarpe scompagnate a Roma e uno a Lecce: così non ho bisogno di portarmi calzature per tutte le occasioni, posso ricombinarle al momento».

A parte questa stranezza, lei sarebbe un marito ideale se non si ostinasse a fare il fidanzato pendolare. Ma guardando certi suoi programmi di successo, come Scene da un matrimonio, Agenzia matrimoniale, C’eravamo tanto amati, il matrimonio sembrerebbe una sua fissazione. Perché è contrario?
«Perché è statisticamente provato che è la prima causa di fallimento della coppia: il 99,9 per cento delle separazioni e dei divorzi avviene a causa del matrimonio!».

da «Confidenze» (Mondadori) 25 maggio 2005