Faccia a faccia fra Annamaria Bernardini de Pace e sua figlia Francesca Giordano

di Mariateresa Truncellito

La famiglia è il suo pane. In molti sensi: Annamaria Bernardini de Pace, 56 anni, è l’avvocato matrimonialista più famoso nel nostro paese. Perché si è occupata di molte separazioni eccellenti (ultima, Simona Ventura e Stefano Bettarini), perché ha scritto vari libri sull’argomento (il più recente, Calci nel cuore per Sperling & Kupfer), perché avendo trattato 10 mila cause di separazioni, divorzi e affidi è la più intervistata sull’argomento da giornali e tv. E anche perché è la (fortunatissima) suocera di Raoul Bova, marito della sua secondogenita Chiara e papà dei suoi due nipotini. Noi le abbiamo proposto un faccia a faccia “a distanza” con la figlia maggiore, Francesca Giordano, 33 anni, single. Per farci raccontare il loro rapporto, a entrambe abbiamo posto domande simili, in separata sede. Ne è uscita una tenerissima storia d’amore.

Annamaria, com’è stato il rapporto con sua madre rispetto a quello che lei ha oggi con Francesca?
“Totalmente diverso, autoritario. Mio padre e mia madre vivevano un rapporto di coppia molto stretto, in famiglia c’erano due schieramenti: da una parte i miei genitori, dall’altra noi figli. Io invece sono sempre stata dalla parte delle mie ragazze, soprattutto dopo la separazione da mio marito. Non sono stata una mamma-amica, ho imposto regole, ma da sempre siamo solidali, complici. Tra noi c’è una confidenza e un’intimità che con mia madre non ho mai avuto: per esempio, non l’ho mai vista nuda. Mia madre aveva una ideologia, io sono laica e pluralista e così mi sono posta verso le mie figlie.”.

Francesca, tu non sei ancora una mamma. Ma come dovrebbe essere per te il rapporto “ideale” tra madre e figlia?
“Lo descrive una bellissima poesia, che ho trovato su Internet. L’autrice è Margherita Rimi, neuropsichiatra: ‘Riparami madre dalle tue braccia/ dai tuoi sogni infranti/ dai malcurati amori/ dai tuoi terrori/ Non parlarmi più/ Devi trovarmi/ Devi indovinarmi/ Il tuo spavento d’esistere/ è pure il mio’. Mi piace molto”.

Quali cose, subìte come figlie, vi siete ripromesse di non fare mai nel ruolo di madri?
Annamaria: “Io sono molto ribelle, da sempre. Mia madre mi imponeva un certo modo di vestire, non mi permetteva di truccarmi, mi costringeva a tagliarmi i capelli: appena ho potuto ho smesso e ancora oggi li porto lunghi. Non mi ha mai parlato di sesso. Con le mie figlie ho fatto tutto il contrario”.
Francesca: “L’età dei conflitti ormai è lontana e la contrapposizione piano piano si è trasformata in comprensione, in alleanza. Però subisco la sua ansia: anche adesso che ho 33 anni, se sono in viaggio mi telefona di continuo e pretende che la chiami appena arrivo a destinazione. Peggio: abitiamo a pochi metri di distanza, ma se sono stata a cena da lei, anche se sono solo le 20 e 30 vuole essere sicura che rientri in casa sana e salva. Non faccio in tempo a infilare la chiave nella toppa che squilla il telefono: ‘Sei arrivata?’. Ecco, spesso mi dico che con mia figlia io non sarò mai così ossessiva. Ma chissà se ne sarò davvero capace”.

Pensate di assomigliare a vostra madre?
Annamaria: “Di sicuro nella capacità di accoglienza, di nutrimento. Mia mamma ama cucinare, avere le persone attorno a un tavolo, ha una grande abilità e passione, le ha trasmesse a me e io alle mie figlie: a casa nostra non si mangia mai per caso, di corsa. Poi rivedo mia madre in me quando le ragazze o i nipotini sono ammalati: ripeto tutti i suoi gesti, con le pezze fredde e le spremute, abbassare la luce, aprire le finestre. Invece, mentre io sono disordinatissima, è sorprendente quanto l’armadio di Francesca sembri quello di mia madre: anche se abitano a mille chilometri di distanza, mia figlia lo mette a posto con una meticolosità e secondo criteri che sono esattamente quelli di sua nonna”.
Francesca: “Più cresco e più mi vedo simile a lei. Ho la sua determinazione e il suo spiccato senso della giustizia. Ma anche fisicamente: in passato mi sembrava che le assomigliasse di più mia sorella Chiara, mora e con gli occhi scuri. Io sono bionda e con gli occhi azzurri, ma i tratti del viso, l’espressione, il modo di parlare, l’atteggiamento sono proprio quelli di mia madre. Ci somigliamo moltissimo, soprattutto quando raccolgo i capelli in una coda”.

In cosa invece siete diverse?
Annamaria: “Francesca è organizzatissima, rigorosa fino all’esasperazione. Io no, sono sempre stata un po’ zingara e in questo mi somiglia più Chiara. Entrambe, invece, hanno ereditato da me l’empatia: ci commuoviamo, siamo vicine agli altri, li ascoltiamo e li capiamo e, di conseguenza, riceviamo anche tanto”.
Francesca: “Mamma è impulsiva, io sono molto riflessiva. Prima di decidere, penso a lungo. Perciò mi considerano la saggia di famiglia! Ma a me piacerebbe avere il coraggio di mia madre, la sua capacità di buttarsi, comunque vadano le cose. Infine, mia madre ha una mania di protagonismo irrefrenabile, la popolarità le piace da morire. Io sono più riservata”.

Come vi sentite nella vostra età attuale?
Annamaria: “Benissimo: sono ottimista, fiduciosa e mi sento in un’età di passaggio: sono una giovane madre di due figlie adulte, una giovane nonna di due splendidi nipotini e anche un giovane avvocato. Onestamente, a vent’anni non avrei immaginato così il mio futuro: sognavo soprattutto una bella famiglia, con tanti figli, non pensavo assolutamente alla professione. Ma per potermi separare da mio marito sono stata obbligata a lavorare: in un certo senso, la vita ha scelto per me”.
Francesca: “Confusa. Certi giorni sono una bambina, altri mi sento un’adolescente, altri ancora mi sento finalmente una donna. Non sento mai la stessa età. A volte ho 50 anni, altre 15: sto vivendo un età di passaggio e questo mi inquieta un po’”.

Annamaria, come vedeva sua madre quando aveva l’età che lei ha oggi?
Annamaria: “Quando mia madre aveva 56 anni? (pausa) È molto imbarazzante: perché la vedevo… vecchia. Io invece mi sento come se avessi la metà dei miei anni (ride). Certo: mia madre sempre stata molto ‘signora’ nel modo di fare e di parlare, nell’abbigliamento, negli hobby. Io sono da sempre una ragazza o, meglio, un ragazzo. Mia mamma era molto compresa nei suo ruoli di moglie, di madre, di nonna. Io mi sento Annamaria e basta, con un’età emotiva che è di molto inferiore all’età anagrafica. Eppure tra me e mia madre ci sono solo 23 anni di differenza, la stessa che mi separa da Francesca. Ma anche oggi io mi sento più vicina al modo di ragionare delle mie figlie che a quello di mia madre. Forse perché non sono mai cresciuta”.
Francesca: “Avevo 9 anni quando la nonna aveva l’età di mia madre: allora, come oggi, la vedevo anziana. Nonna, appunto. Mia madre invece non la vedo vecchia. Per niente. Eppure anche lei è già nonna”.

Quali regole sono state tassative in casa Bernardini De Pace durante l’adolescenza di Francesca e Chiara?
Annamaria : “Tutte le regole che salvaguardavano la vita, la dignità e la libertà. No categorico alla droga, alle sigarette, al motorino, agli sci nei giorni più affollati, al salire in auto con sconosciuti. Ho sempre voluto conoscere i loro amici. Poi, io ho fatto sempre tutto da sola, non ho mai chiesto aiuto ai miei genitori, neppure nei momenti più difficili: questo è ciò che io chiamo dignità. Ancora, le mie ragazze sanno che nessuno ha il diritto di decidere per loro. Nel mondo ci sono persone che muoiono per la loro libertà: è importante non darla per scontata”.
Francesca: “Il rispetto degli orari: a 18 anni dovevo rientrare al massimo a mezzanotte e mezza. Perfino al mare! Così io e mia sorella spesso siamo andate in discoteca di nascosto. Una volta mi sono anche presa delle gran sberle, perché ero tornata tardi. Per il resto, mamma ha sempre voluto sapere con chi uscissi, ma poi senza criticarmi o impedirmelo. Forse perché condivideva le mie scelte. Mamma dice spesso che io sono una brava figlia perché lei è una brava madre. Ma credo valga anche il contrario”.

Annamaria, lei è una donna dalla forte personalità e un personaggio pubblico: ha mai temuto di schiacciare le sue figlie? E tu, Francesca, l’hai mai vissuta come una “madre ingombrante”?
Annamaria: “La mia personalità forte… dovrebbe conoscere le mie figlie! (ride). No, non ho mai ho pensato alla possibilità di prevaricarle: sono state loro che, a un certo punto, mi hanno fatto capire che erano un po’ seccate dell’invasione della nostra privacy e anche dagli impegni che mi portavano via da loro. Invece di rinunciarci, le ho coinvolte nella mia vita sociale, per dimostrare che c’erano anche parecchi vantaggi. Tra l’altro, insieme con mia mamma, le bambine - una aveva 7 anni, l’altra 5 – hanno anche partecipato alla mia laurea. Quando sono cresciute i ruoli si sono un po’ scambiati: Francesca ha fatto da mamma a tutte, Chiara è stata la nostra autista.”
Francesca: “No: mia madre mi ha insegnato a costruire la mia individualità e io non ho mai patito alcun confronto. Anzi: contenta per lei e per me, perché grazie alla sua popolarità ho avuto un sacco di vantaggi, come essere invitata a feste o inaugurazioni esclusive, avere un posto preferenziale alle sfilate di moda, qualche sconto nei negozi. Il suo successo nel lavoro ci ha dato l’agiatezza economica: posso solo esserne contenta. E quando la vedo in tv o la gente mi dice quanto è bella e brava ne sono orgogliosa. È mia madre, perché non dovrei?”

Pensate che il vostro rapporto sia stato condizionato dal divorzio? La presenza costante del padre di Francesca in casa lo avrebbe reso diverso?
Annamaria: “Lo ha condizionato, ma non in senso negativo. Certo, abbiamo vissuto il trauma del cambiamento, il dolore, ma questo ci ha unito di più e le mie figlie sono comunque molto generose nei sentimenti e nelle relazioni con gli altri. Il fatto di vivere solo tra donne ci ha fatto scoprire sfumature che, forse, se fossi rimasta con mio marito non avremmo potuto cogliere”.
Francesca: “Non lo so. Penso che la mia crescita interiore sarebbe stata la stessa. La separazione dei miei genitori mi ha lasciato un segno: io per carattere aggrego, unisco, avrei tanta voglia di famiglia, sto molto bene con i bambini e adoro i miei nipoti. Però mi ha fatto male vedere la dispersione della mia famiglia d’origine: prima il divorzio dei miei genitori, poi mia sorella che si è trasferita a Roma, infine mia madre che è andata a vivere in un’altra casa. Fa parte della vita, lo capisco. Ma mi ha reso difficile realizzare il mio progetto di famiglia, perché lo idealizzo troppo”.

È possibile amare lo stesso uomo per tutta la vita?
Annamaria: “Non è impossibile. Ma bisogna essere molto forti e molto tolleranti insieme, credere in una complicità anche sessualmente fedele. Bisogna condividere lo stesso progetto di vita e non sentirsi distanti a causa delle differenze di ciascuno”.
Francesca: “Anche se sono molto concreta, in questo sono un’inguaribile romantica: nonostante tutto, lo spero!”

Né Francesca né Chiara hanno seguito Annamaria nella professione di avvocato.
Annamaria: “Non ho mai desiderato che le mie figlie lo facessero. Anzi, la prova che le ho amate tanto è proprio nel fatto che non ho mai proiettato su di loro desideri di continuità. Voler bene a un figlio significa saperlo separare da sé fin dal primo giorno. Già fatico a tenere sotto controllo la mia tremenda ansia nei loro confronti, figuriamoci se avessi investito su di loro anche delle aspettative di questo genere!”
Francesca: “Non era nelle mie corde. Mi ero iscritta a giurisprudenza, ma solo perché non sapevo bene cosa fare. Dopo tre anni sono passata alla scuola interpreti e ho trovato la mia strada. Oggi sono proprietaria dello Spazio Serbelloni, un open space che affitto alle aziende di moda come location temporanea, show room, sala conferenze per case di moda: è stata un’idea mia, cinque anni fa, ma mia madre mi ha dato enorme fiducia, permettendomi di realizzarla. In più sono responsabile commerciale per alcune regioni e per l’estero di Fisico e presiedo la società immobiliare di famiglia: mi occupo personalmente di acquistare appartamenti, seguirne le ristrutturazioni, affittarli o venderli. Volendo mi si può definire ‘imprenditrice’, spazio dalla moda, al campo immobiliare, amministrativo, tutto. Tranne l’avvocato”.

Vale la pena di sacrificare la vita privata alla carriera?
Annamaria: “Spesso sento che il lavoro ruba letteralmente tempo al mio privato. Così, qualche volta, sono io a sottrarre alla professione qualche spazio per dedicarmi a me stessa. Anche se ogni volta che parto per andare a trovare i miei nipotini a Roma, mi sento in colpa come se andassi dal mio amante segreto: poche ore, ma assolutamente straordinarie! Ogni tanto mi concedo anche una fuga di un intero weekend in una beauty farm. Con le mie figlie”.
Francesca: “Può capitare. L’importante è avere intorno persone speciali, che ti aiutino a vivere il lavoro come un momento davvero gratificante. A volte sono stata addirittura felice proprio perché sopraffatta dal lavoro! È bene però che non succeda troppo spesso”.

Cosa fate nel tempo libero?
Annamaria: “Adoro giocare a carte: penso che mi terranno molta compagnia quando sarò in pensione. Ho appena cominciato ad andare in palestra e ho scoperto che mi piace moltissimo. Poi c’è la lettura, quasi un rito. Mi diletto col giardinaggio: non mi perdo una fiera dedicata alla floricoltura e la mia passione sono le piante mediterranee, come gli ulivi della Puglia, la mia terra d’origine.
Francesca: “Adoro dormire: niente mi fa stare meglio. Mi piace la musica leggera italiana e il mio gatto. Gioco a backgammon, e conosco praticamente tutti i giochi di carte”.

Cinque oggetti senza i quali non potreste vivere.
Annamaria: “Non sono attaccata alle cose materiali, perché basto a me stessa. La sola cosa della quale non posso fare a meno sono i miei occhiali: perciò rispondo cinque paia di occhiali in cinque diverse stanze”.
Francesca: “Acqua di rose per il mio viso al mattino e alla sera. Liquirizia, ne mangio in continuazione. Fazzoletti di carta. Il trucco, appena sveglia. Le mie foto: mi portano lontano, indietro nel tempo’.

Annamaria, ha mai vissuto la sensazione del distacco da due bambine diventate donne?
“Sempre. La vivo ancora adesso (voce si incrina leggermente). Io vorrei avere le mie figlie tutto il giorno con me. Le ho allontanate da me per amore, ma non mi ci sono mai abituata. Loro invece sì”.

Francesca, c’è qualcosa che hai detto a tua madre e di cui poi ti sei pentita? Se te ne ricordi.
“Eh (sospiro). Mi ricordo, mi ricordo eccome. Abbiamo passato un periodo molto conflittuale, dalla separazione fino ai miei 22 anni. È stato un periodo tremendo, perché soffrivo da morire. Ma è stato difficile anche per mia madre, perché io non le perdonavo la scelta di divorziare” .

Annamaria, le capita mai di chiedere consigli a sua figlia?
“Tutti i giorni! Anche un quarto d’ora fa. Io non posso fare a meno del consiglio delle mie figlie: anzi, io devo a loro quello che sono. Sotto tutti i punti di vista: sentimenti, lavoro, comportamento, scelte di vacanze, di alberghi. Chiedo consigli solo a loro e mi fido: una ha 33 anni, una 31, sono sagge, serie, attente e so che il loro consiglio è il più giusto, sincero, disinteressato, vicino. Francesca ha anche riletto e corretto tutte le bozze dei miei libri”.

Francesca, ti capita mai di avere paura per tua mamma?
“Per lei? (sorpresa). Be’, sì. Più che paura, è un disagio: vorrei che mia madre non fosse così spesso vittima dell’invidia. Almeno vorrei che non se ne accorgesse. Poi qualche volta mi preoccupo per lei a causa del suo lavoro: i suoi clienti la adorano, le sono addirittura devoti, ma ho paura che le controparti la odino. Poi ho timore dei suoi timori: per esempio, mamma ha paura di dormire da sola in casa e se le capita chiama la cameriera a farle compagnia. A volte la vedo meno forte di quanto è e di quanto appare agli altri. Perché solo io conosco certe sue debolezze”.

Annamaria, che cosa sogna per il futuro delle sue figlie?
“Per Chiara, che ha già due figli, vorrei che avesse da loro lo stesso orgoglio e la stessa gioia che io ho avuto dalle mie ragazze: sono le gioie più grandi che possano venire dalla vita. Le mie figlie non hanno sbagliato mai. Niente. Sono straordinarie. Non mi hanno mai dato un problema, solo felicità e credo non ci siano molte mamme che possono dirlo. A Francesca, invece, auguro una famiglia: lei non ha tanta voglia di sposarsi, mentre secondo me potrebbe essere la mamma migliore del mondo. È molto portata: quindi le auguro delle bambine (ride), tanto amore e tanta ammirazione da parte di colui che sarà l’uomo della sua vita”.

Francesca, cosa sogni per il tuo futuro?
“Mi piacerebbe realizzarmi sia nella professione che negli affetti: oggi non penso sia un problema, se una donna lo desidera può conciliarli. Nel lavoro credo di essere già al traguardo, perché sono molto contenta di ciò che faccio. Vorrei la famiglia che ancora non ho, aspetto l’incontro giusto, non è facile. Con gli uomini sono molto disponibile, ma sono anche parecchio esigente: insomma, non sarebbe più semplicemente il mio ragazzo, ma dovrebbe diventare il padre dei miei figli. E delle mie figlie. Come si fa ad accontentarsi?”.


da «Elle» (Hachette Rusconi), marzo 2005
Interviste «Di madre in figlia»