Alessandra Martines: Ho una vita da favola ma mi manca l'Italia

di Mariateresa Truncellito

Non è vero che il successo si ottiene sgomitando. Alessandra Martines ci è arrivata in punta di piedi: e non solo perché è stata una grande ballerina classica. Dopo l’enorme popolarità televisiva come showgirl (accanto a Lorella Cuccarini e Pippo Baudo, in Fantastico 7), ha preferito una carriera di attrice impegnata e una vita privata del tutto al riparo dai riflettori, nonostante sia la moglie di un maestro assoluto del cinema francese, il regista Claude Lelouch. Insieme hanno scelto la discrezione anche per la loro bambina, Stella, che ha sei anni e non è mai apparsa su un giornale. Zitta zitta, senza gossip, senza ospitate televisive, senza farsi fotografare alle feste “che contano”, Alessandra, 41 anni, torna prepotentemente alla ribalta. Nelle prossime settimane, infatti, sarà protagonista di ben tre fiction: Edda Ciano Mussolini, su Raiuno, con Massimo Ghini nel ruolo di Galeazzo Ciano, I colori della vita, su Canale 5, con Nancy Brilli e, successivamente, di Caterina e le sue figlie, con Virna Lisi, sempre sulle reti Mediaset.

Alessandra, lei è l’immagine della dolcezza e della riservatezza. Come si è trovata a interpretare Edda Ciano, una donna sfrontata, dura, ribelle, una delle dame più in vista del Novecento, oltre che un personaggio storico che ha vissuto un’esistenza da tragedia greca?
«È stata un’esperienza che mi ha molto segnata. È la prima volta che interpreto un personaggio realmente esistito, ho dovuto prepararmi in modo diverso rispetto al solito: mi sono molto documentata, ho visto tanti filmati di Edda Ciano dell’Istituto Luce, ho letto parecchi libri che descrivono e ho parlato con persone che l’hanno conosciuta. Perciò, in attesa di vedere come reagirà il pubblico, sono ancora più tesa del solito».

Che cosa l’ha colpita di più della figlia del Duce?
«Mi sono molto affezionata a questo personaggio. Al di là del discorso politico, ho cercato soprattutto di restituirle un’anima, di farla rivivere. Mi ha colpito soprattutto il fatto che la sua forza, l’aggressività, la freddezza e anche il suo cinismo erano la maschera di una grande fragilità, che per tutta la vita è stata obbligata a nascondere. L’episodio più emblematico, secondo me, è quello del rospo: quando lei è piccolissima e il padre, durante una passeggiata, le ordina di prenderlo in mano e di vincere il disgusto, perché a una Mussolini è vietato piangere e avere paura. Senza scomodare la psicanalisi, la vita di Edda è stata profondamente segnata dal rapporto, durissimo, col padre. Anche prima della condanna a morte di suo marito».

Lei invece che rapporto ha avuto con suo padre?
«Molto bello e molto forte, con entrambi i miei genitori. Che però mi hanno concesso una grandissima libertà: a 15 anni lavoravo e vivevo da sola in Svizzera, doveva avevo avuto il mio primo contratto come ballerina classica al Teatro dell’Opera di Zurigo. I miei, da Parigi dove abitavano, mi avevano posto una sola condizione: superare l’esame di maturità. Una vera sfida, perché non avevo il tempo di andare a scuola, dovevo studiare per corrispondenza, per lo più di notte. Ero lontana dalla mia famiglia, giovanissima, con un lavoro durissimo e senza sapere una parola di tedesco. Ma ho cercato di meritarmi la loro fiducia, e oggi capisco che all’epoca sarà stato molto difficile anche per loro».

Dal suo matrimonio col regista Claude Lelouch, dieci anni fa, lei vive in Francia. Ma per girare le fiction ha trascorso molti mesi a Roma. C’è qualcosa dell’Italia che le manca?
«Il calore delle persone: c’è una grande facilità nella comunicazione, mentre i francesi non sono così estroversi. D’altra parte, in Francia c’è una grande vivacità nel mondo del cinema: si producono almeno duecento film all’anno e le occasioni di lavoro sono moltissime. Purtroppo non c’è paragone col cinema italiano».

Sì, da noi ci sono più opportunità in tv. Ci racconta qualcosa delle altre due fiction?
«Be’, il lavoro è stato più; divertente e rilassante rispetto a quello fatto per Edda Ciano. In I colori della vita sono una pianista: la sfida è stata rendermi credibile mentre suono, perché non avevo mai toccato uno strumento musicale in vita mia. Mi ha aiutato l’aver studiato solfeggio al Conservatorio di musica e danza di Parigi, ma sapevo solo leggere le partizioni... si dice cosi’ in italiano? Abbia pazienza, ma ogni tanto inanello qualche strafalcione! (ride)»

Si dice partiture. Ma non si preoccupi.
«La storia parla di un’amicizia tra due donne molto diverse, sia fisicamente che per ceto sociale: io, apparentemente ricca e felice, ma priva di veri affetti, e il personaggio di Nancy Brilli, che vive in una famiglia scombinata ma con piu’ calore umano. A dispetto delle differenze, le due donne si incontrano e si crea tra loro una grande complicità. Che viene meno quando entrambe si innamorano dello stesso uomo, interpretato da Gabriel Garko. Per quanto riguarda Caterina e le sue figlie, ho accettato subito il ruolo per l’onore, oltre che il piacere, di lavorare con Virna Lisi: affiancare un attrice del suo calibro ti fa brillare di luce riflessa, anche sulle foto! (ride). È stata per me una maestra, anche sul piano umano. Come tutti i veri grandi, è una donna sensibile e di grande semplicità».

Nessuna rivalità con le colleghe?
«Assolutamente no. Anzi: io tendo sempre ad allearmi, a stare dalla parte delle donne. Credo che si avverta. Penso che i rapporti funzionano proprio quando si ha l’intelligenza di non mettersi in competizione, altrimenti diventa un inferno. Per me questo vale anche nella vita privata, anche in una relazione con un uomo. So che ci sono persone che trovano il loro equilibrio proprio in un inferno. Ma non è il mio caso».

A proposito di amicizie al femminile: ne ha molte? È ancora legata alle amiche dell’adolescenza?
«Non tantissime, ma sono fedele e ho alcuni rapporti molto forti, che vanno al di là dell’età: una delle mie migliori amiche, per esempio, è una signora francese di 60 anni che conosco da sempre, la moglie di un medico pure lui amico di famiglia».

Lei è molto gelosa della sua privacy e in particolare di sua figlia. Ma che mamma è Alessandra Martines?
«Io e Stella siamo legatissime. Pensi che l’ho allattata per tre anni. Un’esperienza straordinaria, che ha fatto di me una militante della Leche League, un’organizzazione internazionale che promuove l’allattamento al seno. Senza colpevolizzazioni, ma informando le donne sul fatto che il latte in polvere non è migliore, e non deve essere una scelta obbligata. La natura è capace di grandi miracoli: ma lo sa che madri adottive si sono ritrovate con una montata lattea inaspettata, provocata dalla gioia e dall’amore di avere finalmente il loro neonato? Cose meravigliose, che non credo che sappiano in tanti, e che penso meritino di essere divulgate».

Ora che Stella è più grande, che rapporto ha con lei?
«Molto bello: cerco di parlarle come farei con una persona adulta, usando le parole adatte a lei, ma spiegandole tutto, non considerandola incapace di capire e di sentire emozioni. Poi, come tutti i genitori, sono sicura che farò mille errori, però cerco di farli in buona fede (ride). Ovviamente quando sono lontana da casa mi preoccupo molto per lei, ma ogni volta che succede, a causa del mio lavoro, glielo spiego. Lei è molto fiera di me: soprattutto del libro che le ho dedicato, Favole per Stella. A breve dovrebbe uscire anche in Italia. I diritti d’autore vanno tutti all’Unicef».

La bambina ritratta sulla copertina del libro è Stella. È l’unica immagine che possiamo vedere. Una scelta controcorrente: ai personaggi dello spettacolo piace farsi fotografare con i loro figli.
«Va benissimo, per carità. Ma non è ciò che desidero per mia figlia: se un giorno vorrà stare sotto i riflettori, sarà solo una sua scelta. Non mi sembra giusto che i bambini vengano utilizzati come un accessorio di moda o per attestare un certo stato sociale».

Lei ha fatto carriera nello spettacolo cominciando con una strada durissima, quella della danza classica. Cosa pensa della facilità con la quale perfetti sconosciuti, senza nessun talento artistico, arrivano alla tv? C’è un modo per insegnare a una figlia che vale comunque la pena di studiare e di impegnarsi?
«Credo che questa apparente facilità sia come la mela avvelenata di Biancaneve. Invece, per quanto riguarda i ragazzi, è difficile trovare una soluzione valida per tutti: ma sono convinta che l’educazione passi innanzittuto attraverso gli esempi. La cosa più convincente per un figlio è ciò che succede in casa, ciò che hanno fatto i genitori con la loro vita».

Un libro di favole e il ricavato destinato all’Unicef, la battaglia a favore dell’allattamento al seno e, nel suo passato, il personaggio di Fantaghirò, la principessa di una fortunata serie televisiva. I bambini le piacciono molto. Ma in lei quanto c’è di fanciullesco?
«Scegliere di essere attrice ha in sé un sogno infantile: non a caso in francese recitare si dice “jouer”, la stessa parola che significa giocare. E poi credo che tutte le persone che in qualsiasi modo regalano un po’ del loro tempo a una causa umanitaria siano rimasti un po’ bambini: conservano l’utopia di poter cambiare il mondo, sanno che è una gocciolina nell’oceano ma ci credono lo stesso».

Come vive invece il trascorrere del tempo? Compiere 40 anni le ha fatto paura o, viceversa, si sente meglio oggi rispetto alla ragazzina che ballava con Lorella Cuccarini?
«Io penso che l’età non conta. L’ho dimostrato anche nelle mie scelte private (il marito ha 26 anni più di lei, ndr). Conta come si è dentro. Come ci si sente. Non ho nessun timore verso il passare del tempo».

Ma che rapporto ha con lo specchio? Dedica molto tempo alla cura di sé?
«No, vado a periodi. Dipende anche dai film che vado a interpretare, non c’è regola. Mi piace molto nuotare, ma senza ossessioni. Neanche col cibo: quando ero ballerina classica sono stata a dieta tutto il tempo, oggi mi aiuta il metabolismo».

C’è qualcosa del mondo della danza che le manca? Gli applausi, la sfida fisica, il mettersi in gioco su un palco, l’emozione...
«Quello che mi manca davvero è solo la fusione totale sulla scena con la musica. La sensazione di incarnare la musica».

Parliamo di cinema, invece. A quale dei suoi film è più legata?
«A due film di due marito: Per caso o per azzardo, che mi ha fatto vincere il premio per l’interpretazione al prestigioso Festival del Cinema di Chicago. E I miserabili, che invece ha vinto il Golden Globe: in quest’ultimo, il mio personaggio era ispirato alla storia vissuta da mia suocera durante la Seconda guerra mondiale. Mi è rimasto nel cuore per ovvi motivi d’affetto».

Suo marito è un grande regista e dagli addetti ai lavori viene definito il “maestro dei sentimenti”. Com’e nel privato?
(silenzio) «È un uomo molto sensibile e molto attento. Anche nella sua vita».

Ballerina classica, showgirl, attrice di cinema, protagonista di fiction televisive. Lei sembra aver vissuto tante vite. Quale sarà la prossima?
«E chi lo sa? La piu’ bella! Proprio perche’ non posso saperlo in anticipo».

Ma c’è qualcosa che desidererebbe?
Attualmente no.

Beata, lei, Alessandra, che può rispondere cosi!

<da «Confidenze» (Mondadori), 18 maggio 2005