Rupert Everett vs. Colin Firth: l’importanza di essere... inglesi

Rupert vs Firth
L’importanza di essere... inglesi

di Mariateresa Truncellito

Arrogante, ribelle e provocatorio l’uno. Per bene, serio e politicamente corretto l’altro. Insieme, sullo schermo, per Oscar Wilde. Due “facce” del fascino british

Rupert Everett

Cosa fa

Lo ammiriamo al cinema in L’importanza di chiamarsi Ernesto, tratto dalla celebre commedia degli equivoci di Oscar Wilde. Veste (alla perfezione) i panni di Algernon “Algy” Moncrieff, un dandy che, per vivere al di sopra delle sue possibilità, si è inventato un amico sempre sul punto di morte.

Carta d’identità

È nato il 29 maggio 1959 a Norfolk, cento km da Londra. Moro, alto m 1,93, ha una bellezza apollinea e tormentata, anche se oggi esibisce un fisico più muscoloso che in passato. Si definisce «una giraffa miope». Nel 2000 la rivista americana People lo ha inserito tra le 50 persone più belle del mondo.

Famiglia

Figlio di un colonnello dell’esercito e di una nobile scozzese, a 7 anni è stato messo in un collegio di benedettini. «Da piccolo, nel giardino di casa, pregavo la Vergine Maria di farmi diventare famoso». Ogni sabato doveva partecipare alla caccia alla volpe, anche se ne aveva orrore. «Ho speso molte energie per cancellare la freddezza programmata nel dna della mia famiglia».

Carriera

Espulso dal collegio, ha cominciato a frequentare una scuola di teatro a 15 anni. Nel 1982 raccoglie grandi consensi con la sua interpretazione teatrale e poi cinematografica del dramma Another Country (La scelta). Altri titoli: Ballando con uno sconosciuto, Cronaca di una morte annunciata (con Ornella Muti), La pazzia di re Giorgio, Prêt-à-porter. Il grande successo è arrivato con Il matrimonio del mio migliore amico, dove ruba la scena a Julia Roberts e si scopre attore comico, seguito da Sai che c’è di nuovo? (con la sua grande amica Madonna).

Idoli

Ha deciso di fare l’attore dopo aver visto il film Mary Poppins. Si ispira a Montogomery Clift e ai cartoni di Walt Disney, «Perché hanno tempi comici perfetti«. Ma ritiene che la sua migliore interpretazione sia «La mia vita».

Amori

Omossessuale dichiarato (e spesso anche gay sullo schermo), è in realtà riservatissimo. L’unico amore conosciuto è... il cane Moise, un labrador anzianotto e acciaccato (ha recitato in Sai che c’è di nuovo?). A causa dell’artrite di “Mo”, l’attore si è traferito nella soleggiata Los Angeles.

Carattere

Narciso, eccentrico e anticonformista, è odiato dai tabloid inglesi per il suo enorme ego e i gesti plateali (nel curriculum ha scritto «attore, scrittore, cantante, gigolò»). Con l’età si è addolcito, ha imparato a sorridere e ha messo da parte un po’ di arroganza, anche se non ha perso il gusto della provocazione. Gli amici (Cher, Daryl Hannah, Boy George, Sean Penn..) lo definiscono «un amico vero, capace di farti ridiventare allegro se sei triste».

Impegno

Animalista convinto, ha aderito a Passport for Pets, un’associazione che si batte per l’abolizione della legge inglese che prevede la quarantena per gli animali che arrivano dall’estero. Per l’associazione Oxfam ha fatto vari viaggi in Africa, come testimonial delle battaglie contro la fame e l’Aids.

Fortune italiane

Famosissimo, ha ispirato il protagonista del fumetto Dylan Dog e ne ha vestito i panni sullo schermo, nel film Dellamore Dellamorte. I fratelli Vanzina lo hanno scelto per South Kensington. Da parte sua, l’attore parla un discreto italiano e ha una passione sconfinata per i registi di casa nostra (Visconti, Leone, De Sica, Rosi).

Hobby

Sportivo, fa lunghe passeggiate col cane e va in palestra almeno sei volte alla settimana. Frequenta la chiesa cattolica, ma è anche attratto dal buddismo. Ama la musica house e tecno, suona il pianoforte, ha inciso un paio di dischi. Ha scritto due romanzi (che definisce “spazzatura”) e collabora con riviste.

Il suo nemico

Daniel Day Lewis: «Lo invidio, perché ogni volta che lui molla tutto per diventare un ciabattino o darsi alla manovalanza, il capo della Miramax e Martin Scorsese prendono il primo aereo per precipitarsi nel suo negozio di scarpe, strisciandogli davanti e pregandolo di ritornare sui suoi passi».

Lui e la fama

«Hai sempre più bisogno di popolarità, anche se ne vorresti meno. Non posso più andare da solo in un bar, è imbarazzante, è come mettersi in mostra. Eppure mi piace essere riconosciuto».

Stile

Il mensile americano Vanity Fair gli attribuisce un feticismo per le scarpe. Lui nega: «Porto sempre scarpe da tennis». Che abbina con maglioni dall’aria vissuta e pantaloni comodi. Nonostante ciò ha vinto un premio per l’eleganza. Indubbiamente, con abito scuro e cravatta fa una gran figura. Ha lavorato come modello ed è stato l’uomo immagine del profumo Opium di Yves Saint-Laurent. È sempre in prima fila alle sfilate di Versace, veste Gucci, Calvin Klein, Armani. Ma giura: «La moda maschile è noiosa«. E: «Non mi piacciono i deodoranti e i dopobarba... ma, si sa: sono inglese e gli inglesi si lavano poco...»

Dove vive

A Los Angeles, e ha case a Londra, Parigi, New York e Miami, con pochi mobili, ma di valore. «Il vantaggio di essere gay è che te la cavi in poco spazio. Non ci sono bambini, governanti, panni da stendere».

Ipse dixit

«Quando hai successo, la gente ti tratta bene. Se fallisci ti ignorano. Non importa quale sia la tua sessualità. Questa è la mia esperienza di Hollywood: lasciala perdere se non hai già successo. Parola di uno che ne ha dovute fare di tutti i colori per tirare avanti».

Cosa pensa di Colin Firth:

Hanno esordito insieme, in Another Country nel 1984. Poi si sono incrociati in Shakespeare in love, nel 1998. «Ci siamo conosciuti alla fine degli anni ‘70, quando lui era un fricchettone di sinistra e io già fermamente orientato nella direzione opposta. Colin mi piace perché ama lamentarsi in continuazione. Come me».

Colin Firth

Cosa fa

In L’importanza di chiamarsi Ernesto è Jack Worthing, un perfetto gentiluomo che per combattere la noia si è inventato un fratello scapestrato, chiamato Ernest, che gli permette di fare una seconda vita godereccia. Il suo castello di bugie, come quello dell’amico “Algy”, crollerà quando i due di innamorano di due splendide fanciulle...

Carta d’identità

È nato il 10 settembre 1960 a Grayshott, nell’Hampshire. Occhi e capelli castano chiaro, è alto m 1,85, fisico atletico. Dice di sè: «Ho una sorta di neutralità fisica, una faccia che può trasformarsi in "molto meglio" o "molto peggio", secondo i casi». Nel 2001 è stato inserito da People nella lista delle 50 persone più belle del mondo.

Famiglia

Figlio di docenti universitari, nipote di missionari metodisti in India, ha trascoro parte dell’infanzia in Nigeria, ma ha frequentato le scuole a St. Louis, negli Usa (dove era chiamato “l’inglese”) e in Inghilterra (dove era chiamato “l’americano”). Ha una sorella, Kate, e un fratello, Jonathan, pure attori.

Carriera

Studente piuttosto svogliato, scopre la passione per il teatro durante una recita natalizia alle elementari. Alla severa scuola teatrale di Chalk Farm, Londra, è invece un allievo modello: nel ruolo di Amleto viene notato dal regista del dramma teatrale Another Country, che gli offre la parte del protagonista. Lavorerà anche nel film, cedendo però il ruolo principale a Rupert Everett. Appare poi in una serie di sceneggiati per la tv. Nel 1989, il primo ruolo da protagonista: in Valmont, di Milos Forman. Seguiranno Il paziente inglese, Febbre a 90° (uno dei suoi lavori preferiti, tratto dal libro del suo grande amico Nick Hornby), Segreti, Shakespeare in love. Negli anni Novanta diventa un sex symbol per le donne inglesi grazie allo sceneggiato Orgoglio e pregiudizio, nel ruolo di Mr Darcy. Tra le fan, c’è anche la scrittrice Helen Fielding, che si ispira a lui per il personaggio di Mark Darcy del libro Il Diario di Bridget Jones. E nessuno potrebbe essere più perfetto di lui per interpretarlo sullo schermo, accanto a Renée Zellweger.

Idoli

Spencer Tracy e Gene Hackman: «Invidio il loro aspetto fisico».

Amori

È stato fidanzato con Jennifer Ehle, sua partner in Orgoglio e pregiudizio, e poi, per 5 anni, ha vissuto in una capanna di legno in Canada (dedicandosi alla falegnameria) con l’attrice Meg Tilly, conosciuta sul set di Valmont: dalla relazione è nato William, 12 anni, che vive negli Stati Uniti con la mamma. Dal 1997 è sposato con la documentarista e produttrice italiana Livia Giuggioli (31 anni), incontrata sul set dello sceneggiato Nostromo (con il nostro Claudio Amendola). Nel 2001 hanno avuto un bambino, Luca. «Anni fa non pensavo che avrei avuto figli e consideravo la paternità una resa su tutta la linea, una morte da eccesso di comfort. E invece è un’esperienza che ha portato il più profondo cambiamento nella mia vita».

Carattere

Modesto e alla mano, ottimo ascoltatore, curioso, prende molto sul serio il suo lavoro e vuole essere ricambiato: al punto che ha perso l’occasione di interpretare il poeta inglese Ted Hughes nel film sulla poetessa Sylvia Plath, con Gwyneth Paltrow, perché si è rifiutato di sottoporsi a un provino come un debuttante. Però, «Non sono un tipo rancoroso e non mi è difficile perdonare. Probabilmente è segno di una spaventosa superficialità». Sullo schermo preferisce i ruoli da perdente e per due volte, le sue partner cinematografiche gli hanno preferito un componente della famiglia Fiennes: Ralph, in Il paziente inglese, e Joseph, in Shakespeare in love. Dice di sè: «In passato sono stato Daniel (il capo cialtrone e sciupafemminie di Bridget Jones, ndr): un single scapestrato che non voleva legarsi. Ora forse assomiglio di più al chiuso e introverso Mark Darcy. Ma non troppo».

Impegno

Ha scritto un racconto per un libro a favore di un’associazione che lavora per i bambini autistici. L’anno scorso, con altri intellettual inglesi (tra cui Rupert Everett), si è battuto (con successo) per impedire il licenziamento di Mario Fortunato, direttore dell’Istituto italiano di cultura a Londra, omosessuale e “troppo di sinistra”. Ha dato il suo appoggio alla “campagna del caffè equo” organizzata dalla Oxfam a favore dei coltivatori dei paesi del sud del mondo. Si cura con il servizio sanitario pubblico e sta cercando una scuola pubblica per suo figlio, perché un istituto privato sarebbe contrario ai suoi principi.

Fortune italiane

Mentre in Inghilterra non può camminare per strada senza essere assalito da fans e paparazzi, da noi non è ancora così popolare. Le sue quotazioni, tuttavia, sono molto salite dopo Il diario di Bridget Jones. È legatissimo al nostro Paese, visto che sua moglie è italianissima (si sono sposati in una romantica chiesetta di Città della Pieve) e a Roma è nato il loro bambino («In occasione del parto, mia moglie ha preferito lamentarsi in italiano»). Gli piacerebbe lavorare con Gabriele Muccino, Gianni Amelio o Giuseppe Tornatore, anche se il suo italiano è ancora stentato: «I condizionali mi danno del filo da torcere, però mi salvo sempre con qualche parola in romanesco».

Hobby

Non è uno sportivone: «La scazzottata con Hugh Grant in Bridget Jones è stata una delle cose più divertenti del film: eravamo due pugili patetici che tentavano di darsele sul serio...». Tifa per la squadra di calcio londinese dell’Arsenal, e per la Roma, ama visitare musei e leggere, in particolare Sciascia, Bufalino e Tomasi di Lampedusa: «Il Gattopardo mi ha dato i brividi». Strimpella la chitarra.

Il suo nemico

Hugh Grant: «In Bridget Jones mi ha rubato tutte le battute migliori. Ammiro il suo talento e invidio il suo taglio di capelli. Inoltre non vedo l’ora di guadagnare quanto lui».

Lui e la fama

«Non voglio essere troppo famoso: si rischia di essere riconsciuti anche dalle persone che non ti sopportano. Però essere ammirato mi fa molto piacere. C’è un aforisma che mi rappresenta: "Io non sono mai fuori moda, perché non sono mai stato alla moda". Mi sono ritrovato al centro dell’attenzione in alcuni periodi, ma non sono mai stato una grande star. Però non ho mai smesso di lavorare dal giorno in cui ho lasciato la scuola di recitazione».

Stile

Veste casual, con maglioni comodi, t-shirt e jeans, porta le basette e i riccioli scomposti. Ma sta benissimo con lo smoking. L’aria aristocratica e un po’ altera, lo sguardo malinconico e intenso, lo hanno reso interprete perfetto di personaggi antipatici, sprezzanti e con la puzza sotto il naso. Ed così credibile da risultare irresistibile, seducente e tremendamente sexy. La scena di Orgoglio e pregiudizio in cui emerge dalle acque di un lago con la camicia appiccata ai pettorali è citata anche in Che pasticcio Bridget Jones!, seguito del Diario (la camicia fu venduta all’asta per una cifra ragguardevole).

Dove vive

A Londra, in una villetta nel quartiere residenziale di Islington. Spesso è di passaggio a Roma, dai suoceri, e in Umbria. «Lo so, è un cliché, ma l’Italia è bellissima, il clima stupendo, le donne magnifiche e il cibo meraviglioso. Mi trovo benissimo».

Ipse Dixit

«Molte delle donne che conosco assomigliano a Bridget Jones. Tutte quelle che ho incontrato pensavano di essere grasse e non lo erano: puoi stare con la donna più magra del mondo e si guarda il sedere allo specchio preoccupata».

Cosa pensa di Rupert Everett

«All’epoca di Another Country ero molto zelante e un po’ noioso. Tra le virtù di Rupert non c’era certo la tolleranza. Eravamo entrambi insopportabili, ognuno a suo modo. Lavorare insieme non fu esattamente un idillio. Oggi invece, sul set di Ernest ci siamo divertiti da matti: ci siamo presi in giro e azzuffati tutto il tempo come due ragazzini».

da «Bella» (Edit), 18 febbraio 2003