Non è vero che con l’età si diventa più saggi

di Mariateresa Truncellito

Zero: è questo il voto che (su una scala da uno a cinque) il New York Daily News ha dato a Swept Away, l’ultimo film di Madonna da poco uscito in America. Il quotidiano dello spettacolo Daily Variety è stato altrettanto duro: «Madonna insiste nel fare film nonostante sia evidente che in questo medium gli spettatori non vogliono né vederla né ascoltarla». Ma perché la pop star non si accontenta di essere una straordinaria icona dello stile e della musica (150 milioni di dischi venduti) e una mamma e moglie felice? Perché a 44 anni suonati va incontro a testa bassa all’ennesima delusione cinematografica? Certo: Madonna non è la sola a dimostrare che l’età e l’esperienza non bastano a farci diventare più “sagge”. Almeno nel senso convenzionale del termine.

Basti pensare alla radiosa Joan Collins che a 68 anni è tornata all’altare per la quinta volta (col regista teatrale Percy Gibson, 32 anni meno di lei). E sì che dopo l’ultimo divorzio, nell’86, aveva giurato che non ci sarebbe ricascata mai più... Del resto, anche Liz Taylor non si è rassegnata fino a 64 anni, quando è fallita anche l’unione con l’aitante muratore Larry Fortenski, nonostante le sette esperienze nuziali precedenti le avessero ampiamente dimostrato che forse non era fatta per il matrimonio.

Altro esempio: a 55 anni, la sofisticata ed elegante Charlotte Rampling accetta l’ennesimo ruolo-sfida della sua carriera cinematografica in Sotto la sabbia, dove, oltre a incarnare una donna resa folle dal dolore, si presta a scene di nudo rompendo un tabù che, da sempre, sconsiglia alle attrici non più giovanissimi (e per di più ex modelle) di mostrare troppi centimetri di pelle allo sguardo impietoso della telecamera. Non per niente, Sofia Loren, facendosi un baffo delle classifiche che la vogliono ancora ai primi posti tra le donne più sexy del mondo, ha rifiutato la bellezza di 260 mila dollari per spogliarsi su Playboy: «Sono una donna anziana e una madre. I miei figli morirebbero se vedessero una cosa simile». Ma è davvero saggio per un’attrice rifiutare la possibilità di dimostrare di essere davvero ancora bellissima e desiderabile?

Nonostante questi esempi, il luogo comune che “l’età rende saggi” è sempre duro a morire. E in molte continuiamo a credere che con il passare degli anni diventeremo più sicure di noi, più in pace con noi stesse, più capaci di fare le scelte giuste e quindi meno soggette a colpi di testa. Ma è davvero così? O forse era più vero in passato? Bella ne ha parlato con alcune donne famose e con due psicoterapeuti. Ecco che cosa ne pensano.

La saggezza è una conquista a ogni età

«Invecchiare è un'arte e non è assolutamente scontato il riuscirci bene. Ci vuole lavoro su se stessi, concentrazione, scelta e anche un minimo di ironia”, sottolinea Cristina Koch, psicoterapeuta della famiglia. «Io credo che tutti dovremmo avere il diritto di invecchiare con grazia. Ma invece oggi c’è l’obbligo sociale di invecchiare il meno possibile. Dimenticando che una vita media piuttosto lunga è un lusso del mondo occidentale». Una sgradevole e innaturale forzatura, che porta, a volte, a comportamenti patetici. «Questa concezione che per il solo fatto che aumenta l’età aumenta pure la saggezza, mi pare tutta da dimostrare», continua la psicoterapeuta. «Penso invece che la saggezza sia una scelta, il frutto di un lungo esercizio, di un lavoro su se stessi. Invecchiare è un lavoro che va progettato, immaginato: così come si costruisce una una casa, un lavoro, un rapporto, così ciascuno dovrebbe, nel tempo, costruire la propria vecchiaia». Prima però dobbiamo chiederci che cosa significhi per noi diventare saggi. Significa aver imparato a utilizzare al meglio le doti che abbiamo? Avere desideri che riusciamo a soddisfare? Saper investire solo sulle cose davvero importanti? Oppure riuscire di nuovo a sognare? «Io credo che ci sia una saggezza in ogni stagione della vita: se un giovane puntasse solo sull’armonia interiore personalmente sarei un po’ preoccupata. Perché, nel suo caso, è più saggio buttarsi nella vita in maniera un po’ avventurosa, anche un po’ sconsiderata. Allo stesso modo, non vorrei che attribuire l’obbligo della saggezza solo alle persone anziane significhi togliere loro tutti gli altri diritti: il diritto a divertirsi, a sognare, a sperimentare, a esplorare, a sbagliare, ad avere desideri e curiosità. Il diritto a vivere in pienezza».

Natalia Aspesi

Saggia? Spero mai

«Secondo me Madonna fa benissimo a continuare a fare l’attrice”, dice lapidaria Natalia Aspesi, giornalista di Repubblica. «Non ho visto l’ultimo film, forse è davvero brutto. Ma quelli precedenti a me sono piaciuti molto, anche se la critica li aveva stroncati. In ogni caso, non credo che debba smettere di farli, se piacciono a lei, a suo marito, a un pubblico anche ristretto. Chi ha detto che sia saggio solo fare quello che piace alla massa? Lo stesso vale per Charlotte Rampling: la sua è stata una sfida alla mentalità corrente che concentra le possibilità di una donna, bellezza, amore, maternità, curiosità, voglia di sperimentare, professione, solo nella giovinezza. Io credo che il massimo della saggezza che si può acquistare con il passare degli anni è imparare a uscire dagli schemi, sentirsi liberi. Anche di affrontare qualcosa che, banalmente, attribuiamo alla gioventù: per esempio, secondo me Franca Rame ha fatto benissimo ad andare al Social Forum a Firenze, mescolandosi coi ragazzi di vent’anni. Personalmente, io spero che le donne, andando avanti nella vita, siano sempre meno sagge, sempre meno imprigionate in un concetto di “saggezza” che altri hanno pensato per noi. Certo, ognuno dovrebbe avere coscienza dei propri limiti, fisici, culturali, di desideri, di rispetto di sé, ma non hanno niente a che fare con l’età. Io non mi farei fotografare nuda, ma non l'avrei fatto neanche a 16 anni. Ma, per carità, spero di non essere mai saggia, mai. Neanche sul letto di morte».

Dalila Di Lazzaro

Sogno un’esistenza alla rovescia

La pensa in modo diverso l’attrice Dalila Di Lazzaro: «La saggezza o ce l’hai o non ce l’hai. È un’indole, come essere sensibili, intelligenti, semplici o stupidi. C’è chi è saggio a 20 anni e chi, ne ho conosciuti molti, non lo è mai. È vero però che un rigoroso lavoro su se stessi e le esperienze, soprattutto quelle più dolorose, possono far sbocciare una saggezza che si ha dalla nascita: smacchi e sofferenze ti costringono a guardare in faccia la realtà, a “spiumarti”. Chi smette di vivere come un beota, concentrato sui propri problemucci, e riesce a crescere perde le frivolezze, le superficialità, le arrabbiature per cose stupide, l'egocentrismo, l’egoismo. Sentimenti che ti portano via energia e non hanno senso. L’ideale sarebbe capirlo e diventare saggi il più presto possibile: forse, un buon punto di partenza è cercare di essere un po’ meno concentrati su noi stessi, pensare di più agli altri, e avere più rispetto per la vita e per il nostro pianeta. Io mi domando spesso perché dobbiamo morire proprio quando abbiamo cominciato a capire qualcosa della vita e ad apprezzare ciò che conta veramente. Il mio sogno sarebbe un’esistenza alla rovescia: nascere vecchi e piano piano diventare sempre più piccoli, andarsene magari poppando dal seno della mamma, senza sofferenza. Forse il mondo sarebbe migliore, forse saremmo più consci del male che, con il nostro tipo di vita, facciamo alla Terra».

Antonella Appiano

Più tolleranti, forse

«Il compleanno è solo una data»: cita Al Pacino la conduttrice Antonella Appiano. «Se intendiamo la saggezza come sinonimo di tolleranza, allora sì: con l’età si tende a diventare più disponibili, più distaccati verso gli altri e verso le frustrazioni. Durante la giovinezza si è molto più duri, più intransigenti. Ma il senso comune spesso attribuisce alla saggezza mancanza di curiosità, di interesse, il coraggio di fare azzardi: io non sono d’accordo. Nella vita mi sento una viaggiatrice perenne: in ogni momento può esserci un nuovo obiettivo. Nelle scelte, private e professionali, in genere non faccio strategie a lungo termine, preferisco affidarmi alle emozioni. Non tutti imparano dai propri errori: personalmente tendo ad ammetterli, e quindi a cercare di non ripeterli. Ma penso sia una questione di carattere, non anagrafica. Puoi essere in grado di farlo a 20 anni come a 60, oppure mai nella vita. È chiaro che l’esperienza ha un peso, e più gli anni passano, più ne accumuli. Ma non tutti sono in grado di fare buon uso dell’esperienza: certo, credo che chi si vuole almeno un po’ di bene col tempo dovrebbe almeno imparare a non ingnorare le esperiene negative».

Barbara d’Urso

Le fregature capitano sempre

Nonostante una lunga convivenza e due figli, Barbara d’Urso non aveva mai voluto pensare al matrimonio. Ma a 42 anni ha deciso di compiere il grande passo, sposando il ballerino Michele Carfora, di dieci anni più giovane. Scelta dettata dalla maturità o colpo di testa? «Non credo che ci sia un’età per essere o non essere saggia. Ci sono solo momenti della vita, che possono capitare a 40 anni o a 20 anni. La mia scelta di sposarmi adesso è stata istintiva e ragionata contemporaneamente, ma essere pronti per il matrimonio non significa essere maturati con l’età. Semplicemente è arrivato il momento giusto. Certo, le esperienze della vita, soprattutto quelle negative, ti portano non sbagliare più. Io vivo da sola da quando avevo 18 anni, ho un lavoro che mi porta a incontrare molta gente: ho dovuto fare molte rinunce e ho preso parecchie batoste. E, col tempo, ho imparato ad avere meno delusioni. Ma conta molto il carattere, che non cambia con l’età. Per esempio, nei rapporti con gli altri io sono molto portata verso l’amicizia e sono molto istintiva e molto generosa. Nonostante le fregature… Sicuramente in questo senso non sono diventata più saggia».

Iva Zanicchi

Più esperienza sì, ma fino a un certo punto

La saggezza ha un valore relativo per Iva Zanicchi, conduttrice. «La maturità porta con sé maggiore esperienza, è ovvio. Ma io credo che dopo una certa età scatti, grazie a Dio, anche un po’ di menefreghismo: lo vedo in mia mamma, per esempio. Quello che a 50-60 anni è ancora importante, a 70-80 diventa ridicolo: non sei più obbligato a fare progetti e previsioni e quindi anche l’esperienza non ha più senso. Si torna bambini, appunto, nel senso che si possono fare anche degli allegri colpi di testa: conosco deliziosi vecchietti che si sono innamorati e vogliono risposarsi, o altri che danno fondo alla pensione giocando... Ma va bene così, dai! Altro che saggia, a me piacerebbe diventare così. In questo momento, invece, mi rendo conto di attraversare una fase di presunzione: riteniamo di saperne molto di più e quindi ci sentiamo nel diritto-dovere di dare consiglio ai giovani, ai figli trentenni. Ma, anziché saggi, passiamo per vecchi gufi. Sì, devo dire che mi è capitato di pensare che certi comportamenti non erano più consoni alla mia età: anche stupidate, per esempio già a 40 anni non mettevo più i jeans perché mi sembravano un abbigliamento da ragazzina. E oggi trovo ridicole le cinquantenni in minigonna o con scollature esagerate. Capisco che non sia piacevole rendersi conto che la gioventù è passata, ma trovo patetico rincorrerla a colpi di bisturi o con l’abbigliamento: grazie a Dio, io non ci sono cascata. Così, mentre una ventenne nuda, e magari ritoccata, su un calendario mi fa l’effetto di una bella statuina, Charlotte Rampling mi ha messo un po’ di tristezza: ho tovato il suo nudo molto malinconico, inutile, e anche leggermente sgradevole. In compenso, spesso mi dimentico di avere 60 anni e, anche nella vita di tutti i giorni, faccio progetti a lunga, lunghissima scadenza. Premetto che, a proposito di decisioni avventate, sono una specialista degli investimenti sbagliati: vado in Borsa quando sarebbe meglio scappare, investo in Argentina, e in più sottoscrivo impegni che scadranno magari tra 15-20 anni, senza fare i conti con l’anagrafe. Quando lo faccio, mi spavento un po’».

Suzy Blady

Penso alla mia interiorità

«In teoria, la saggezza dovrebbe essere un punto d’arrivo», sottolinea la “velista per caso” Suzy Blady. «Ma in Occidente questa parola ha assunto un significato negativo: più che un obiettivo, è un ostacolo. Perché tutto ciò che è considerato positivo si associa alla giovinezza: l'essere super attivi, produttivi, efficienti, belli, sani, magari nevrotici. Ecco, trovo che con l’età spesso tendiamo a diventare più nevrotici, anziché più saggi. In altre culture la saggezza è ancora un valore: durante uno dei miei viaggi ho conosciuto una giornalista indiana molto attiva e impegnata che si era già posta un limite massimo, tra i 50 e 60 anni, per rallentare e dedicarsi di più alla spiritualità e alla meditazione. Anch’io adesso comincio a sentire lo stesso bisogno: vorrei trovare spazio per lavorare un po’ di più su me stessa, mentre fino a oggi ero più proiettata sull’esterno, sul sociale, e le mie grandi passioni, come l’archeologia, i misteri, l’antropologia. Ma non so se sia un bisogno dovuto all’età: nella mia vita spesso ho cambiato opinione, prospettive, desideri, anche quando ero più giovane. Certo, adesso sono diventati meno impellenti altri bisogni, per esempio il guadagnare abbastanza soldi per assicurarsi una situazione decente, raggiungere il successo e determinati obiettivi professionali. E considerando che ho davanti più o meno una quindicina d’anni di vita attiva, vorrei davvero concedermi il grande lusso di occuparmi di più della mia interiorità, che mi è sempre sembrata meno importante. Non sono sicura che si impari dai propri errori: bisognerebbe chiedersi inanzitutto perché tendiamo a ripetere certi comportamenti, forse perché abbiamo una gran fifa di vivere e preferiamo perpetuare le illusioni. Con l’età, forse, ci viene il sospetto che è ora di smetterla, visto che abbiamo sperimentato più volte che certi comportamenti non funzionano, l’innamorarsi sempre di uomini sbagliati, per esempio, alcune scelte professionali, il dare troppa fiducia ad amici che non la meritano. Certo che ritrovarsi vecchi senza essere nemmeno diventati saggi è proprio una bella sfiga».

Ivana Spagna

Esperienza e saggezza non sono sinonimi

«Sì con l’età si acquista esperienza. Ma l’esperienza non è saggezza. Al limite si diventa, con l’età, esperti in vicende brutte o belle. Ma saggi si nasce: l’esperienza arricchisce un bagaglio che si ha o non si quando si viene al mondo. Credo che la saggezza, come la bontà, la cattiveria, l’egoismo o l’altruismo, non si imparino. Quando ci accade qualcosa di negativo, giuriamo a noi stessi che non ripeteremo più lo stesso errore. Qualcosa forse riusciamo a evitarla: però quasi sempre ci frega la speranza che “stavolta sarà diverso”. Personalmente, non credo che riuscirò mai a diventare saggia: ho troppa voglia di sognare e ciò ti allontana dalla realtà. Me ne rendo conto, ma so già che non cambierò mai: del resto, non lo voglio neanche. Mi auguro di conservare dentro di me, sempre, anche a 80 anni se ci arriverò, quel bambino che tutti abbiamo dentro. Sul fronte delle amicizie sono un po’ delusa: oggi comanda il dio denaro ed è difficile trovare persone davvero disinteressate. Di esperienze ne ho avute tante: brutte, e solo qualcuna bella. Ma quell’incoscienza che ho dentro mi porta ad andare comunque avanti. La vita mi ha dimostrato che la sincerità e l’onestà non pagano: ma io, anche se so che le batoste non sono finite, sarò sempre sincera con me stessa e con gli altri, non ho perso la voglia di credere nelle persone che ho vicino, di dare fiducia, di sperare nella vita e in un tempo migliore. Penso questo sia tutto meno che saggezza. O forse è la cosa più saggia da fare. Chissà...»

Loredana Lecciso

Come mamma ero più brava a 19 anni

«Sì, con l'età si ha più esperienza e quindi, in un certo senso, si è più saggi. Ma non so se sia un bene», afferma Loredana Lecciso, la compagna di Albano. «Ho vissuto la mia prima maternità a 19 anni, quando ero ancora una ragazzina del tutto incosciente. Adesso ne ho 30, dopo Brigitta ho avuto altri due figli (Jasmine, e il piccolo Albano junior, nato lo scorso 26 ottobre) e avendo più esperienza, dovrei avere anche più sicurezza e quindi gestire meglio i miei bambini. E invece è tutto il contrario: con Brigitta mi è venuto tutto in modo assolutamente naturale, istintivo. Non ho mai vissuto le poppate o il cambio dei pannolini come un problema, benché, davvero, non sapessi da che parte cominciare. Mi sono buttata e stop. Adesso invece sono molto più imbranata: forse perché ho mille fobie, mi spavento per ogni minimo singhiozzo: temo che il latte possa andare di traverso al piccolo, ho paura di soffocarlo quando lo cambio, vado continuamente a controllare che respiri... Insomma, una paranoia dietro l’altra. A parte l’esperienza di mamma, nella quale ero decisamente più brava a 19 anni, posso dire che con l’età, più che acquistare saggezza, si perde entusiasmo. Non so se questo vale anche per Albano: ha un carattere così forte che, ne sono certa, non è stato un incosciente nemmeno in gioventù. Adora i suoi figli e penso che, anche con quelli più grandi, sia stato molto presente. Di sicuro, oggi non vuole perdersi nemmeno un istante della crescita dei nostri piccoli. Ma non so se sia dovuto al fatto che sia un papà maturo».

Saggezza: istruzioni per l’uso

«Che cos’è la saggezza? Io la definirei uno sguardo sulla vita finalmente alleggerito da una serie di proiezioni che nascono dai nostri conflitti interni, dai nostri bisogni insoddisfatti, dagli aspetti irrisolti della nostra esistenza», sottolinea Alessandra Graziottin, psicoterapeuta in sessuologia. «Si è più capaci di riconoscere la realtà e di affrontarne la complessità. Non si vede più la vita in modo netto, o bianco o nero, tipico approccio della giovinezza, e, per certi versi, si hanno meno certezze».

Proprio l’accettazione della realtà può portare a compiere quelli che, in modo banale, vengono definiti improvvisi “colpi di testa”. «È quello che succede alla protagonista di Casa di bambola, il dramma di Ibsen. Una donna che a 40 anni si rende conto di aver vissuto secondo un copione “per bene” basato sulle aspettative dei genitori, del marito, della famiglia, in cui lei, all’improvviso, non si riconosce per nulla. Questa donna acquista consapevolezza di sé e decide di dire basta, di andarsene». Dall’esterno, dal punto di vista dell'ambiente conservatore in cui è vissuta, la sua è una decisione folle. «Sì. Ma se noi crediamo che la salute mentale sia innanzitutto coerenza tra quello che sentiamo di essere e la vita che esprimiamo, un’espressione di sé armoniosa e soddisfatta, questo atto di ribellione è il massimo della saggezza. Perché, finalmente, questa donna prende il coraggio a quattro mani e chiede di vivere una vita nella quale si riconosca. Con i suoi limiti, i suoi talenti, le sue capacità e i suoi sogni».

Paradossalmente, diventando saggi si ringiovanisce. «Sì, perché la consapevolezza di sé porta un ritorno alla freschezza di sguardo del bambino. Solo i bambini e i pochi veri saggi hanno il coraggio di dire “il re è nudo”, di smascherare le ipocrisie». Negli adulti prevale il bisogno di essere accettati nell’ambiente in cui si vive, e quindi il compromesso, il cinismo nei rapporti con gli altri. «Tutto ciò ci porta a zittire le voci interiori che, magari, ci dicono che stiamo sbagliando. Preferiamo arrenderci al contesto, sperando che questa arrendevolezza ci porti dei benefici: in termini di carriera, di guadagno, di quieto vivere». Allora, ben venga quella saggezza che corrisponde alla capacità di dire, finalmente, dei sani “no”. «Per fortuna, vedo che molte donne, più degli uomini, tra i 40 e i 50 anni cominciano ad acquisire questa consapevolezza di sé, questa capacità di pensarsi anche in modo diverso da come hanno sempre vissuto». È vero che questa saggezza si può avere anche a vent’anni: purtroppo molto dipende dalla fortuna, dal tipo di cultura e di educazione, dalle opportunità di studio e di riflessione, dall’ambiente familiare, dall’aver avuto dei maestri di vita o incontri significativi. «In questo senso, gli adulti dovrebbero essere i saggi: cercare la piena espressione di sé e riuscire a piacersi, significa trasmettere coraggio anche agli altri, in particolare ai più giovani, ai nostri figli».

«Spesso mi sento dire dalle mie pazienti: dottoressa, vorrei dare senso alla mia vita. Oppure: c’è tanta ruggine dentro di me, che vorrei lasciarmi alle spalle per vivere più leggera. Questo per me è aver raggiunto la saggezza». La cosa più importante da fare è ascoltarsi: tutte le volte in cui ci sentiamo inquiete rispetto alla nostra realtà, cerchiamo di dare una risposta e non banale. «Un’altra frase che sento ripetere frequentemente è “Ho voglia di innamorarmi”», continua Alessandra Graziottin. «Come se solo l'amore per un uomo avesse la capacità di guarire e sciogliere tutti gli aspetti irrisolti della nostra vita. Attenzione: c’è il rischio di illudersi, senza trovare una vera risposta al bisogno più profondo di dare un senso all’esistenza. Per carità: noi possiamo innamorarci di una persona, ma possiamo anche innamorarci di un ideale, di un progetto, di un hobby, di un'opera di bene. Una risposta saggia alle nostre inquietudini può essere anche dedicare un po’ di tempo a noi stesse, riflettere, leggere un libro, guardare un film, frequentare un corso di yoga o un gruppo di donne in gamba: in una parola, nutrire la nostra anima».

da «Bella» (Edit), 19 marzo 2002