Gattomania
di Mariateresa Truncellito
I gatti nella storia
In Egitto. Nell’antichità il gatto aveva un ruolo fondamentale per l’"economia": proteggeva i granai da topi e altri roditori. Non stupisce perciò che, nel 1500 a. C., un Faraone decise addirittura di farne una divinità: la dea Bastet, raffigurata come una donna dalla testa di gatto, con in mano un sistro, strumento musicale sacro. Nessun gatto poteva essere posseduto dagli uomini: veniva “ospitato” durante il giorno nelle case e rientrava di notte nei granai del Faraone. Diventò così sacro e intoccabile: ucciderne uno significava rischiare la pena di morte. Quando un gatto moriva, gli antichi egizi lo facevano mummificare e lo seppllivano con le offerte rituali, in una solenne cerimonia. In segno di lutto, si radevano le sopracciglia. A Bubastit, nei pressi del tempio dedicato alla dea Bastet, è stato trovato un grande cimitero sotterraneo con moltissime mummie di gatto, avvolte in bende o chiuse in piccole urne decorate di bronzo, legno o creta. Nel 500 a.C. i Persiani in guerra contro gli Egizi portarno dei gatti in battaglia come scudi, confidando sul fatto che non avrebbero osato uccidere gli animali sacri.
In India. L’astuzia del gatto è proverbiale da sempre. Nell’antichissimo poema Mahabharata c’è la favola del "gatto penitente": la finzione gli riesce così bene che persino i topi si mettono sotto la sua protezione.
Gli antichi Alani, Burgundi e Svevi portavano sulle bandiere, come emblema di libertà, un gatto.
La dea greca Ecate creò il gatto in competizione con Apollo e ne rimase la protettrice, oltre a essere la protrettrice delle streghe. L’abbinamento sarebbe rimasto a lungo.
Nell’Islam, il rispetto per il gatto è legato alle numerose leggende che lo associano al profeta Maometto. Una narra che lo salvò da morte per il morso di un serpente, un’altra racconta che il Profeta, per non disturbare il gatto Muezza addormentato sulla sua lunga manica, preferì tagliare l’abito. Perciò ancora oggi i gatti possono entrare liberamente nelle moschee, con grande scandalo dei crociati in Terra Santa.
Nel buddismo originario il gatto non è un animale degno di protezione: secondo una leggenda, alla morte di Budda tutte le bestie si erano riunite a piangere intorno alle sacre spoglie. Solo il serpente e il gatto non versarono lacrime, anzi il gatto balzò su un topo e lo divorò, mostrando il suo disprezzo per il solenne evento.
Il buddismo cinese, invece, apprezza la riservatezza del gatto e la sua tendenza alla meditazione. In Cina si usavano amuleti di gatti per tenere lontane dalle case gli spiriti maligni.
Nel Medioevo il gatto era ritenuto il compagno di streghe e stregoni nei sabbah. Nel 1600 si riteneva che Belzebù assumesse la forma di gatto nero e averne in casa uno poteva portare all’accusa di stregoneria. Perciò tantissimi gatti furono condannati dal tribunale dell’Inquisizione come demoni e mandati al rogo.
Nel Cristianesimo però, c’è anche un gatto consacrato alla Vergine Maria: è il Soriano. Secondo una leggenda, con la sua pelliccia aiutò la Madonna a scaldare Gesù Bambino nella mangiatoia. Da quel momento, sulla fronte porta un segno a forma di "M". Nell’iconografia spesso la Madonna col Bambino ha ai suoi piedi un gatto: secondo un’altra leggenda; una gatta diede alla luce i suoi piccoli nella stalla mentre nasceva Gesù.
Nell’Ottocento. La regina Vittoria, nel 1889 elevò al rango aristocratico il gatto Persiano.
In Giappone, il Bobtail (Maneki-neko), gatto variegato con coda corta e tronca è rappresentato sempre con la zampa alzata, come segno di buona sorte. Da secoli è considerato il portafortuna dei giapponesi perché nell’antichità proteggeva i preziosi bachi da seta dall’assalto dei topi.
A Basilea, in Svizzera, c’è un museo dedicato ai gatti: è l frutto del paziente lavoro di ricerca di Tilo Kürsteiner e Rosemarie Müller, che hanno raccolto oltre 10 mila reperti riguardanti la storia del gatto.
Giorni speciali
- Il 17 febbraio è la Festa nazionale del gatto: l’idea è venuta nel 1990 alla giornalista gattofila Claudia Angeletti che, attraverso la rivista TuttoGatto, ha promosso un referendum tra i lettori per scegliere il giorno più adatto. È stato scelto febbraio perché cade sotto il segno dell’Acquario, al cui appartengono gli spiriti intuitivi, liberi e anticonformisti; e il 17 perché è un numero considerato sfortunato perché in numeri romani si scrive XVII, che anagrammato dà "VIXI", sono vissuto, cioè sono morto. Ma il gatto, con le sue sette vite, può ben dire di aver esorcizzato anche la morte...
- Il 30 maggio 2003, sulla tv americana via cavo Oxygen, ha debuttato Miao Tv, il primo show destinato ai mici chiusi in casa. La prima puntata (30 minuti) ha mostrato un gatto che pranza con i bastoncini cinesi, un altro impegnato a fare surf nell’oceano, e un gruppo di gatti cacciatori all’inseguimento di alcuni scoiattoli. Negli Stati Uniti i gatti domestici sono 85 milioni.
Cifre
I gatti adottati dalle famiglie italiane sono 7 milioni (solo 6 milioni e mezzo i cani). Il 21,6 per cento delle famiglie italiane (4,430 milioni di famiglie) possiede un gatto (contro 4,750 per i cani). In media ogni famiglia gattofila ha 1,9 gatti. Il 56 per cento dei gatti vive in famiglie di piccoli centri urbani, sotto i 10 mila abitanti. Gli italiani preferiscono i gatti: sono quasi 1,6 per ogni cane.
Nei modi di dire
- Agli occhi dei gatti tutto appartiene ai gatti (proverbio inglese)
- Il gatto lecca raggi di luna nella scodella dell’acqua, pensando che siano latte (proverbio indù)
- Un gatto affettuoso che ama giocare è il miglior rimedio contro la depressione (proverbio giapponese)
- Chi ama i gatti, bella donna piglia (detto tedesco)
- Quando il palazzo è infestato dai ratti è meglio un gatto zoppo che un cavallo veloce” (proverbio cinese)
I 10 più amati
- Gatto Silvestro;
- Il Gatto Felix;
- Gli Aristogatti;
- Jerry, il rivale di Tom;
- Il gatto di Cheshire di Alice nel Paese delle Meraviglie (Un gatto può guardare in faccia un re, - osservò Alice, - l’ho letto in qualche libro (L. Carroll, Alice nel paese delle meraviglie);
- Pietro Gambadilegno;
- Garfield (Un gatto non chiede, prende);
- Il Gatto con gli stivali;
- Fritz Il Gatto;
- La Gattina Kitty (Giappone)
Al cinema
La Bella e la Bestia (1945)
La Bestia, interpretata da Jean Marais, aveva tratti felini. La maschera infatti si ispirava al persiano blu del regista Jean Cocteau.
Caccia al ladro (1955)
Il Gatto è un famoso ladro di gioielli, l’affascinante e sornione Cary Grant, che si è ritirato in Costa Azzurra e vuole catturare un nuovo rapinatore che imita il suo stile. Conquisterà anche Grace Kelly, nei panni di una miliardaria americana.
Una strega in paradiso (1958)
Kim Novak è una fattucchiera buona, accompagnata dall’inseparabile gatto Cagliostro, premiato con il Patsy (Animale star cinematografica dell’anno) per la sua interpretazione.
Colazione da Tiffany (1961)
Accanto a Audrey Hepburn c’è il micione Gatto, che nel finale viene temporanemente abbandonato sotto la pioggia per le strade di New York.
Fbi Operazione Gatto (1965)
Un gatto siamese intelligente e indipendente guida gli agenti dell’Fbi sulle tracce di due banditi che hanno sequestrato una ragazza. Un thriller comico firmato Disney. Remake nel 1996.
Alien (1979)
Un tigrato rosso accompagna Sigourney Weaver nella sua terribile avventura nello spazio.
La guerra dei Roses (1989)
I due litigiosissimi coniugi (Kathleen Turner e Michael Douglas) possiedono rispettivamente un gatto e un cane. Il messaggio è chiaro: chi ama i gatti non dovrebbe mai sposare chi ha una passione per i cani.
Batman - Il ritorno (1992)
A turbare la tranquillità dell’Uomo-pipistrello (Im Burton) arriva Catwoman, l’inquietante Michelle Pfeiffer, creatura dalla doppia vita e dalla doppia personalità che non sa bene da che parte stare.
Ognuno cerca il suo gatto (1996)
Chloé, ventenne estetista parigina dell’11° Arrondissement (quello della Bastiglia), perde il suo gatto. Durante la ricerca, fa amicizie e incontri con una coloratissima galleria di tipi umani.
In cucina: lingue di gatto
In un pentolino sul fuoco a fiamma bassa, sciogliete 600 g di butto, quindi unite 60 g di zucchero, 60 g di farina e 2 albumi d’uovo. Mescolate bene, poi mettete l’impasto in una siringa per dolci, formando tanti bastoncini sulla piastra da forno ben imburrata. Passate in forno caldo (180°) per 3-4 minuti. Appena sono dorate, togliete le lingue di gatto dalla piastra aiutandovi con una spatola. Conservatele in una scatola di latta.
Nella poesia e nella letteratura
Il gatto, da sempre, trionfa nei racconti popolari, nei miti, nelle leggende e, soprattutto, nelle favole per bambini di tutto il mondo. Nella letteratura, invece, non ha avuto grande spazio, almeno fino al XIX secolo. Da allora, autori come Pierre Loti, Anton Cechov, H. G. Welles e Don Marquis gli hanno dedicato pagine importanti. Lo scrittore canadese Robertson Davies (1913-1995) ha scritto: «Agli scrittori piacciono i gatti perché sono creature tranquille, amabili e sagge, e ai gatti piacciono gli scrittori per la medesima ragione».
Colette (1873-1954), autrice di Gigi, è stata una delle maggiori appassionate di gatti nel mondo della letteratura: «Stando con il gatto», ha scritto, «si rischia solo di arrichirsi».
Lo scrittore americano Mark Twain (1835-1910) adorava i suoi gatti, chiamati con nomi stravaganti come Apollinaris, Zoroaster, Blatherskite, e fu spesso fotografato in loro compagnia.
- Una casa senza un gatto - anzi, un gatto ben nutrito, coccolato, adorato - potrà anche essere perfetta, forse, ma in che modo potrà mai provarlo?
Mark Twain (1835-1910) - È un gattino nero, sfrontato, oltre ogni dire.
Lo lascio spesso giocare sul mio tavolo.
A volte vi si siede senza far rumore,
quasi un vivente fermacarte....
(E. Rostand, Le Petit Chat) - Ella giocava con la gatta;
era stupendo vedere
la mano bianca
folleggiare nell’ombra della sera.
(Paul Verlaine, Femme et chatte) - Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
trattieni le unghie della ta zampa,
e lascia c’hio mi perda nei tuoi begli occhi,
Misti di metallo e d’agata.
(Charles Baudelaire, Le chat) - Oh fratello Muzio, dove sono i tuoi salti di gioia, la tua allegria, il tuo lieto e gentile miao, che rallegrava ogni cuore, il tuo coraggio, la tua intelligenza, il tuo spirito?
(E.T.A. Hoffmann, Orazione per il gatto Muzio) - In casa mia desidero:
Una donna temperata,
Un gatto vagante tra i libri,
Amici in ogni stagione
Senza di essi non posso vivere
(Apollinaire, Bestiario) - Alain si gettò sul fresco delle lenzuola, dedicandosi alla gatta. Le recitò rapidamente le rituali litanie che s’addicevano alle grazie e alle virtù tipiche di una gatta della "certosina", di pure razza, piccola e perfetta. «Orsetto mio paffutello... Graziosissima micetta... Mio piccioncino blu... Diavoletto candido»
(Colette, La gatta)
Nell’arte
Nell’arte egiziana il gatto compare molto spesso, nell’atto di cacciare, pescare, allattare i piccoli e giocare con i bambini. L’arte greca e romana invece ha preferito tigri e leoni.
Dal Medioevo sparisce quasi, e nell’arte rinascimentale il gatto spesso appare come simbolo del male.
Molto più tardi l’arte europea e americana ne avrebbero fatto un simbolo di bellezza e armonia, spesso presente nelle scene domestiche e nei ritratti: Giovanni Tiepolo, per esempio (1696-1770) introduce nei suoi dipinti dei gatti felici, intenti a oziare vicino ai padroni. Eduard Manet, nell’Ottocento, dipinge un gatto composto ai piedi di Olympia, simbolo di sensualità già adottato dai giapponesi nei ritratti delle geishe. Auguste Renoir (1841-1919) nel ritratto di Madame Juliet Manet, la Ragazza con gatto e Ragazza che dorme con gatto raffigura gatti giocosi, vividi come le donne ritratte.
Nel XX secolo il gatto è diventato un soggetto a tutti gli effetti: il maestro della pop art Andy Warhol, innamorato del loro fascino naturale, ha prodotto migliaia di geniali disegni di gatti, poi stampati per farne dono agli amici (oggi appaiono anche su tazze e t-shirt); i gatti trionfano, distorti, nelle opere degli espressionisti tedeschi; Paul Klee li ha raffigurati in numerose scene immaginarie. Dei gatti raffigurati nelle sue opere, Picasso ha detto: «Voglio fare un gatto come quelli che si vedono per strada. Non hanno nulla in comune con quelli di casa; hanno il pelo arruffato e corrono come diavoli». Negli anni Trenta, Marc Chagall illustra le Favole di La Fontaine, nelle quali compaiono numerosi gatti.
Fiorenza Mursia, un editore che fa le fusa
Con oltre 60 titoli in catalogo, Felinamente & C. è la casa editrice italiana più amata da chi ama gatti. Ma attenzione: niente manuali veterinari o vademecum sulle razze. Solo raffinatissime chicche per chi subisce la malìa del baffuto quattrozampe. «L’idea mi è venuta nel 1991», racconta a Bella Fiorenza Mursia, editrice e gattara. Anche se, in verità, tra le scrivanie della radazione passeggiano indisturbati gatti (il bianco Spitty, la gatta Gatta e il nero Roy, senza un occhio) e cani (tra i quali, due mastini napoletani). «Attraverso le mie letture personali, avevo scoperto che moltissimi scrittori, ma anche pittori, musicisti e artisti in generale, erano amanti dei gatti». Un amore ricambiato: chiunque abbia un gatto sa quanto questi animali amino sedersi sui libri, passeggiare sulle tastiere del computer, accarezzare con la zampa il monitor e scompigliare i fogli di carta... «Tra i primi volumi pubblicati, c’è una curiosa storia dell’arte, Jacopo Bassano e il suo gatto. L’autrice, Mariella Alberghini, ha notato che in molti quadri di questo pittore del Cinquecento compare un gatto, sempre lo stesso, in diverse posizioni».
Con questo spirito, sono nate le collane Pagine felinamente ironiche, letterarie, poetiche, drammatiche, nere: «Come Il gatto nero di Edgar Allan Poe, del quale ho curato personalmente la traduzione. Ma il nostro best-seller è Tutto quello che so l’ho imparato dal mio gatto: un libro che in America ha venduto milioni di copie e che racchiude la filosofia felina». Un altro successo editoriale, che dimostra quanto gli italiani amino appassionatamente i gatti è il calendario, illustrato con 365 foto di gatti "di casa". «Ogni scatto è il racconto di una storia d’amore di un uomo o una donna per il proprio gatto. Stiamo preparando l’edizione 2004 e siamo già sommersi da e-mail, lettere e immagini di vita felina quotidiana».
Il musical più replicato del mondo
«Un cane è soltanto un cane, mentre un gatto è un gatto»: parola di Thomas Stearns Eliot (1888-1965). Lo scrittore era un ammiratore appassionato e si ispirò ai suoi numerosi gatti per comporre, nel 1939, la raccolta di 14 poesie Old Possum’s Book of Practical Cats. Ognuna è un gioco basato sulla lingua inglese e incentrato su un felino dai tratti umani, come il misterioso gatto Macavity, Growltiger, Rumpuscat...
Nel 1979 il grande compositore Andrew Lloyd Webber decide di farne un musical: il risultato sarà Cats, uno spettacolo mai visto prima, con la scenografia che invade la platea ed è tutta a dimensione di... gatto: gli interpreti, grazie a un trucco d’effetto, costumi strepitosi e a uno studio attento delle movenze feline, si trasformano in fascinosi e misteriorissimi gatti. Al debutto londinese, nel 1981, Cats incanta il pubblico e l’anno dopo arriva a Broadway, polverizzando ogni record precedente: il musical è rimasto in scena senza interruzioni per ben 18 anni (e 7485 repliche)!
Nel pubblico non è mai mancato un gruppo, dieci o venti bambini, con volti truccati da gattini. Venivano sempre invitati in scena dagli attori: c’era spesso, nell’intervallo e dopo lo spettacolo, un truccatore che faceva felici cento bambini. A Londra, Cats ha resistito fino all’11 maggio 2002, esattamente 21 anni dopo la “prima”.
Nella canzone
«C’era una volta una gatta
che aveva una macchia nera sul muso
e una vecchia soffitta
a un passo dal cielo blu...»
La gatta, Gino Paoli
«Volevo un gatto nero, nero, nero
mi hai dato un gatto bianco
con te non gioco più...»
«44 gatti in fila per sei col resto di due
uscirono compatti in fila per sei col resto di due...»
Chi è più taoista di un gatto?
Chi conosce i gatti sa che sono naturalmente saggi, naturalmente equilibrati, naturalmente sereni.
Chi conosce i gatti conosce le delizie di uno scambio di genuine effusioni di affetto, contenute da una spontanea eleganza.
Perché il gatto è un animale allo stato fluido. Il gatto è aperto alla bellezza del mondo in cui coglie scintille impercettibili agli umani.
Il gatto è un amico, un esempio, una medicina. Una finestra aperta sula natura e sul suo naturale fluire.
La nostra civiltà non lo ha corrotto. Lui ha già la sua.
Amarlo è facilissimo. Oppure impossibile. se ami un gatto, lui ama te. Se lo disprezzi, gli sarai indifferente. Non sprecherà la sua energia nell’opporsi a qualcuno.
Nessuno è più taoista di un gatto.
(Paola Rando, Il Tao del Miao)
I gatti e le donne
«Le donne sono come i gatti: le si possono costringere a fare solo ciò che vogliono»: è una frase della scrittrice Colette, contenuta nel libro Quello che i gatti insegnano alle donne, di Sabine Jansen-Nöllenburg (ed. Armenia).
Tra donne e gatti c’è una sottile affinità: le incoraggiano ad assecondare il loro bisogno di indipendenza, a seguire il loro istinto, attraverso un’amicizia duratura e "alla pari". Rosa Luxemburg, la politica polacca nata nel 1871 cofondatrice del Partito socialdemocratico, nella sua vita difficile e pericolosa fu sempre accompagnata dalla sua gatta Mimì, che affascinò anche Lenin.
Allo stesso modo, anche la romantica scrittrice ottocentesca Charlotte Brontë era molto affezionata ai gatti, come l’autrice di gialli mozzafiato americana Patricia Highsmith, amica dei siamesi in particolare. Doris Lessing raccontò le sue esperienze con i felini nel Libro dei gatti, dei quali apprezzava l’assoluta indipendenza. L’eccentrica attrice Sarah Bernhardt adorava tutti i tipi di gatti e in particolare la sua... pantera con la quale passeggiava lungo il Bois de Boulogne, scandalizzando i benpensanti parigini. La nostra grande Anna Magnani, invece, è stata una straordinaria gattara: a Roma, ancora oggi c’è una colonia di gatti presso un sito archeologico che viene ancora curata e alimentata grazie a lei.
Fan celebri
Io non mi meraviglio quando il gatto fa qualcosa di misterioso; mi meraviglio quando fa cose normali (Gino Paoli)
La musica e i gatti sono un ottimo rifugio dalle miserie della vita (Albert Schweitzer)
«Dio ha creato i gatti perché gli uomini potessero accarezzare le tigri»
Io mi auguro di avere in casa mia: una donna provvista di prudenza, un gatto a passeggio tra i libri, e in tutte le stagioni amici di cui non posso far senza (G. Apollinaire)
Il gatto non fa nulla, semplicemente è: come un re. Se ne sta seduto, accovacciato; è persuaso, non attende niente e non dipende da nessuno; si basta (C. Magris, Microcosmi)
Conquistare l’amicizia di un gatto non è facile; è un animale filosofo, saggio, abitudinario che non ripone a caso i suoi affetti (T. Gautier, Serraglio privato)
I gatti non hanno mai completamente superato il complesso di superiorità dovuto al fatto che, nell’antico Egitto, erano adorati come dei (P. G. Wodehouse)
I cani ti guadano dal basso all’alto; i gatti dall’alto al basso; solo i maiali ti guardano da eguali (Winston Churchill)
Nessuno riuscirà mai a indurre un gatto a fare una cosa che non condivide. Ne ho tratto la conclusione che, per stare con un gatto, occorre il suo consenso (Sergio Zavoli)
Nel gatto io amo quel temperamento indipendente che gli impedisce di affezionarsi a chiunque e l’indifferenza con cui passa dal salone al tetto (Francois R. De Chateaubriand)
Non conosco il gatto. So tutto sulla vita e i soui misteri, ma non sono mai riuscito a decifrare il gatto (Pablo Neruda)
La vita con accanto un gatto, ripaga (Rainer Maria Rilke)
Quando gioco con la mia gatta, chissà se lei non si diverte con me più di quanto io mi diverta con lei (Montaigne)
Gatti da leggere
- Doreen Tovey, Roba da gatti, Tea (7,50 E): l’irresistibile comicità dei gatti, commedianti nati, che amano le luci della ribalta e reclamano il pubblico per le loro acrobazie e buffonate.
- Henri Brunel, Il metodo del gatto, Tea (7,50 E): a scuola di benessere dai gatti, grandi esperti di sonno, rilassamento e meditazione.
- Grazia Valci, Come cucinare al gatto, Gremese Ed. (12,95 E): divertente manuale di ricette per deliziare i palati felini, per svezzare i piccoli e per curare indigestioni e obesità.
- a cura di Lesley O’Mara, Le più belle storie di gatti (Tea Ed, 7, 80 E): 23 racconti "gatteschi" di Colette, Patricia Highsmith, Mark Twain, P. G. Wodehouse, Emile Zola e molti altri, che rendono omaggio a sua maestà il gatto.
- autori vari, Gatti e gattini, le più belle storie in prosa e in versi dei nostri animali preferiti (Newton & Compton Ed, 10,90 E): un’altra bellissima antologia che riunisce racconti, versi, brani di romanzi che hanno per protagonista il gatto, da Esopo a La Fontaine, da Heinrich Heine a Edgar Allan Poe.
da «Bella» (Edit), 16 giugno 2002
