Ogni religione ha il suo divo
di Mariateresa Truncellito
Il divo maledetto, stile “sesso, droga e rock-and roll”? Giurassico. Adesso va di moda il tipo zen: morigerato nei costumi e spirituale nella filosofia. Sono sempre più numerosi, a Hollywood, Cinecittà e dintorni, i vip che si dichiarano seguaci di una qualche religione, votati al culto della natura, della pace, dell’impegno, e che adottano uno stile di vita sanissimo: niente fumo, alcol o, per carità!, droghe, un solo partner, foto con i bambini, battaglie ecologiste e impegno sociale.
Più che le luci della ribalta, hanno fame di “illuminazione”. Quanto alla fame “vera”, sono preferibilmente vegetariani o, ancora meglio, macrobiotici. Evitano le palestre extralusso, il muscolo unto e in mostra: per tenersi in forma praticano lo yoga sul tappetino portatile e il tai-chi all’aria aperta. Alle ville con piscina a cuore e ai rumori della città preferiscono il canto degli uccellini, meglio se in una casa nella campagna scozzese o nel “chiantishire” toscano (ma va bene anche la selvaggia e riservata Pantelleria). Niente vacanze ai Caraibi, meglio i viaggi in Tibet. Il buddismo va per la maggiore, l’induisimo piace, i culti vagamente new age sono alla portata di chiunque, ma anche il Vangelo ha una discreta fortuna: c’è chi, per non perdersi niente, pratica tutte le fedi. Non si sa mai chi si può trovare nell’aldilà....
Il principe cerca... guru
Il pioniere delle monarchie new-age: così il settimanale francese Gala ha definito Carlo d’Inghilterra. Mamma Elisabetta permettendo, il principe un giorno regnerà su una delle principali potenze economiche del tecnologico mondo occidentale. Intanto però si rifiuta di usare il computer, si cura solo con l’omeopatia, parla con le piante quando ha bisogno di rilassarsi e ha dichiarato guerra alla società dei consumi, al materialismo scientifico e agli alimenti transgenici... Islamismo, buddismo e induismo e le relative pratiche di meditazione non hanno più segreti per lui, fedele alla chiesa anglicana per esigenze dinastiche. Ma quando ha bisogno di ritemprare lo spirito, l’erede al trono d’Inghilterra non trova di meglio che ritirarsi tra i monaci del monte Athos, in Grecia.
Almeno un paio di volte all’anno, Carlo affida l’anima a un padre spirituale del monastero ortodosso Vatopedi. E prima di partire, riconoscente, finanzia i restauri del vetusto edificio. Come molti coetanei, anche il principe ha scoperto il fascino dei santoni orientali negli anni Settanta, grazie a un guru: Zoe Sallis, un’attrice d’origine indiana. Carlo diventa vegetariano e comincia a spiegare ai consiglieri di corte la “trasmigrazione delle anime” e la necessità di smettere con la caccia alla volpe. È troppo: il suo segretario particolare fa appello alla regina... e Carlo torna nei ranghi. Almeno per un po’: quando il matrimonio con Lady D comincia a vacillare, il principe ritorna vegetariano, bandisce gli spray dalle residenze reali e convince la regina a rinnovare tutto il suo parco auto a favore di modelli con marmitta catalitica.
Non si è più fermato: da vent’anni Carlo tuona contro i misfatti dell’architettura contemporanea e la distruzione delle specie viventi, testimonia a favore delle medicine dolci, lotta per il miglioramento delle condizioni di vita nei quartieri degradati e delle relazioni tra le diverse comunità etniche del Regno Unito. Nei terreni della sua residenza di Highgrove perfeziona i metodi dell’agricoltura biologica, coltiva piante medicinali e scrive numerosi articoli sull’argomento. Non esita neppure a trascorrere quattro giorni sotto una tenda nel deserto del Kalahari in compagnia del suo nuovo guru, il filosofo d’origine sudafricana Laurens van der Post, per entrare in comunione con una civiltà primitiva che sta per scomparire. Non pago, Carlo ha da poco creato una fondazione destinata a favorire lo sviluppo della creatività nei bambini, per distoglierli dalla tv e dai videogiochi. Non per niente lui è un apprezzato pittore vedutista...
Quanto ci piace Buddha...
Il successo logora chi non ce l’ha. Ma anche chi è baciato dalla fama a volte deve trovare una via di fuga dalla nevrosi: forse è per questo che a Hollywood i riti delle regioni orientali fanno furore. Ormai non c’è divo emergente o affermato che non dica di praticare la meditazione, lo yoga o che, almeno, sia vegetariano: stando alle dichiarazioni degli interessati, queste filosofie di vita permettono alla scatenata ultrasessantenne Tina Turner (buddista da almeno un quarto di secolo) di sgambettare su un palco e a Tobey Maguire, atletico e flessibile, di indossare senza sforzo la calzamaglia dell’Uomo Ragno. E se l’insospettabile Meg Ryan afferma convinta: «Lo yoga è la mia disciplina favorita. Ti scioglie il corpo e la mente. Non potrei vivere senza», Uma Thurman deve il suo nome alla dea della luce e della bellezza della mitologia indiana: «Mio padre era ancora giovanissimo quando divenne il primo monaco buddista americano. Io non sono una praticante, ma il Buddismo ha avuto una profonda influenza sulla mia personalità e sul mio modo di pensare».
Da Richard Gere in giù, lungo è l’elenco dei fulminati sulla via di Dharamsala, confine tra India e Pakistan (quartier generale del quattordicesimo Dalai Lama, capo spirituale del Tibet): in Tibet sono passati anche Goldie Hawn, Harrison Ford e Steven Segal. Ma il testimonial più illustre, in questo momento, è Pierce Brosnan. Cinque figli, marito esemplare, il fascinoso attore irlandese sugli schermi vanta la licenza di uccidere ma nella vita preferisce il politically correct. Da anni si batte a favore della ricerca contro i tumori femminili e per la tutela dell’ambiente. «Ho dei figli, amo la Terra, penso che siamo esseri speciali, ma so che possiamo anche diventare ignoranti e stupidi. Per questo penso sia giusto aiutare qualcuno che ha bisogno, se si ha tempo e pazienza». L’ultima missione speciale? Dopo aver visto le misere condizioni in cui vive la popolazione tibetana in esilio, l’attore ha donato 400 mila dollari per favorire la costruzione di una scuola per i bambini di Katmandu, in Nepal. «Amo l’India», ha dichiarato Brosnan. «Ho incontrato il Dalai Lama due volte e ho letto anche alcuni suoi scritti. Penso sia una persona speciale. Non sono buddista, ma voglio conoscere di più questa filosofia che mi affascina: il buddismo potrebbe darmi tranquillità interiore, serenità mentale, felicità, l’equilibrio giusto per vivere nel mondo oggi così confuso e pieno di dolore».
Orientali di casa nostra
Secondo il Centro studi nuove religioni sono 15 mila gli italiani che professano l’induismo e ben 74 mila quelli che si sono convertiti al buddismo. Tra loro, naturalmente, anche i personaggi dello spettacolo: tra i più noti ci sono l’attrice Sabina Guzzanti e il calciatore Roberto Baggio, pioniere della Soka Gakkai International, l’organizzazione che promuove una concezione laica e “occidentale” della pratica buddista, come risveglio interiore e impegno sociale a favore della pace.
Anche Marco Columbro ha spesso parlato del suo interesse per il buddismo. Astrologo praticante, appena può si rifugia nella Val d’Orcia, in provincia di Siena, dove con la compagna Stefania, naturopata, gestisce Vesuna, una “bio-locanda” in un edificio del 1200 ristrutturato con materiali ecologici e schermato contro l’inquinamento elettromagnetico. Il cibo servito agli ospiti viene dall’oliveto e dall’orto che circondano il casale, coltivati, ovviamente, secondo le regole dell’agricoltura biologica. «Ho avuto un’educazione molto semplice, ma vera. Sono cresciuto in campagna, i miei nonni erano contadini e quando ero bambino mi volevano far diventare prete... Mio padre mi ha insegnato soprattutto l’onesta e il rigore delle cose. A mio figlio Luca cerco di trasmettere le stesse cose». Il piccolo Luca è nato da una precedente relazione del mattatore di Paperissima con una insegnanante di meditazione e di medicina ayurvedica. Columbro, a sua volta, ha aperto un centro spirituale, l’Accademia per il risveglio e lo sviluppo della consapevolezza. Colpito due anni fa da un aneurisma, ritiene che le preghiere e l’amore dei telespettatori siano stati essenziali per la sua guarigione «La preghiera è una delle tecniche più antiche che noi abbiamo a disposizione per dare una mano a chi soffre. Ho ricevuto pacchi di lettere da tutta Italia, da persone che dicevano che avevano pregato per me: sono convinto che queste preghiere siano state una botta energetica che mi ha aiutato».
Ma il “nostro” Richard Gere è (almeno quanto a fascino) l’attore Edoardo Costa. La scorsa estate ha compiuto un viaggio spirituale dalla Sicilia all’Himalaya. Un’esperienza intensa che si è trasformata in un calendario e in un libro fotografico di Daniele Poli e Marco Glaviano, che uscirà a febbraio nelle edicole. «Il viaggio è stato soprattutto un percorso interiore, per capire meglio me stesso», racconta l’attore. «Edoardo desiderava realizzare qualcosa di diverso rispetto ai tanti calendari e poster sexy che ci inondano in questo periodo dell’anno», racconta Luisa Flauto, che con la sorella Elena ha avuto l’idea per questo cammino spirituale raccontato per immagini. Le foto scandiscono una serie di passi verso la consapevolezza. «Abbiamo immaginato che Edoardo partisse per l’India all’inseguimento della fidanzata Alena Seredova che lo ha lasciato perché stanca del suo materialismo», continua Luisa Flauto. «Prima di raggiungerla, lui vive una serie di “prove”: l’incontro col Dalai Lama, il bagno purificatore nel Gange, il colloquio con guru... Ogni foto è accompagnata dalla frase di un pensatore, un filosofo, un maestro religioso che invita alla riflessione».
Costa è un grande appassionato di filosofie orientali e da molti anni studia il buddismo: «Sono un uomo con tanta energia, ma una volta era un po’ dispersa. Il buddismo mi ha insegnato a canalizzare le mie energie e a utilizzarle nel migliore dei modi. Faccio molta meditazione, che mi aiuta a sopravvivere alla vita frenetica. Il buddismo è utile nell’introspezione e un attore, prima di calarsi nei panni di un personaggio diverso da lui, deve conoscersi molto bene. Io credo, attraverso la meditazione, di aver acquisito negli anni un buon controllo e una buona conoscenza di me stesso». Quando il Dalai Lama è venuto in Italia, l’onore di accompagnarlo è toccato proprio a Edoardo Costa. «Ho avuto diversi maestri», spiega. «Lama, guru, esperti di arti marziali. Ma oggi il mio punto di riferimento è il Dalai Lama e sua sorella Jetsun Pema, che sento abbastanza spesso. Sono stato diverse volte a Dharamsala, anche per dare il mio sostengo ai centri che qui si occupano dei bambini abbandonati. Io vivo una vita a due facce: quella esteriore, il piacere di fare il mio lavoro, la popolarità, la televisione, le foto sui giornali. L’altra è la mia vita privata, chi sono io davvero. Dalla vita ho ricevuto tanto e mi sento in dovere di restituire qualcosa, possibilmente in silenzio».
Anche il Vangelo ha i suoi fan
Se le religioni orientali a Hollywood vanno fortissimo, il cristianesimo viene invece percepito come una regressione ai valori della vecchia America puritana. Ma c’è anche chi non teme di passare per retrogrado: Mel Gibson, per esempio. Ex alcolista, ha vissuto la riscoperta della religione come una terapia. Nlla sua proprietà di Malibu ha fatto edificare una cappella e adesso è alle prese con la regia di un film sulla passione di Cristo. Non solo: ha anche messo in pratica il comandamento biblico «crescete e moltiplicatevi». È infatti padre di sette ragazzi. «Io sono profondamente credente e praticante e ho trasmesso questi valori ai miei figli». Tanto che la sua unica figlia femmina ha scelto di entrare in convento.
«Sono cresciuta in una famiglia cattolica, ma intorno ai 10 anni ho cominciato a ribellarmi», ha raccontato invece Madonna. «Mi alzavo prestissimo e andavo in chiesa tutti i giorni, prima della scuola. Lo odiavo, mi sembrava una tortura. Non capivo perché per pregare bisognasse andare in chiesa e che dovessi confessare i miei peccati a un prete. Perché non potevo parlare direttamente con Dio? Ho smesso di frequentare la chiesa a 17 anni, quando me ne sono andata da casa». La ribellione continua negli anni Ottanta: la cantante utilizza in modo scandalosamente disinvolto i simboli cristiani, dalla croce al nome d’arte. Lei lo spiega così: «Lottavo contro i miei demoni. La repressione sessuale dovuta alla mia educazione terribilmente bigotta, l’ipocrisia della società... Ma non ho mai smesso di essere una persona religiosa». Probabilmente è vero: oggi l’ex material girl si è trasformata, a modo suo, in una spiritual girl: ha battezzato i suoi due figli, si è sposata in chiesa e crede in un patchwork spiritualista che mescola buddismo, yoga, kabbala ebraica, new age e gli insegnamenti del guru indiano Deepak Chopra. Pratica tutte le sere la meditazione, alla quale dà il merito del suo successo e della sua grinta e, su consiglio delle sua amiche del cuore Gwyneth Paltrow e Demi Moore, segue un’alimentazione macrobiotica.
Global è bello
«Sono innamorato della pace e della giustizia e confido nelle nuove generazioni per un mondo migliore». Quelle di Sting non sono vuote parole: paladino della globalizzazione “buona”, ha tenuto concerti per beneficenza anche in paesi musulmani, come l’Egitto e la Tunisia. È attivista di Amnesty International, si batte per la salvaguardia della foresta amazzonica e contro la violazione dei diritti umani degli indios. Anticonformista e rivoluzionario nel sociale, Sting è conservatore a al massimo nel privato: da vent’anni è il marito fedele della fortunata Trudie Styler e padre amorevole di sei figli dai 7 ai 25 anni (due nati dal suo primo matrimonio con Frances Tomelty).
Anche nel tempo libero, oscilla tra new age e tradizionalismo: legge, segue le partite di calcio alla televisione, gioca a scacchi o risolve le parole incrociate. Ma pratica anche tanto yoga (oltre al sesso tantrico): «Mi aiuta a ritrovare l’equilibrio. Perciò al polso porto sempre questo bracciale con una preghiera per Shiva, che è il dio dello yoga». Un piccolissimo vezzo: «Se ho stile, lo devo al fatto che cerco sempre di essere il più semplice e naturale possibile. Se dovessi lavorare indossando una parrucca mi sentirei falso». Ha anche dichiarato di non amare sapone, deodoranti e bagnoschiuma, ma «Era una provocazione contro le sostanze chimiche che ci spruzziamo sul corpo». L’atteggiamento zen verso la vita lo ha imparato col passare degli anni: «Da giovane stavo male e ho usato il mio dolore in modo creativo. Ma poi mi sono detto: sono sposato, ho sei figli, ho buon amici. Tra l’arte e la vita preferisco la vita. Di lì in poi la mia sfida è stata comporre buona musica partendo da una situazione di serenità. Uno dei miei idoli è Bach: componeva musica geniale, aveva una famiglia numerosa e serena, senza grandi problemi».
In Italia, il campione dei divi pacifisti è Jovanotti - Lorenzo Cherubini. Dopo la polemica contro la scrittrice Oriana Fallaci, tanto per chiarire subito da che parte sta ha intitolato il suo ultimo album Il quinto mondo. «Vorrei mostrare la “faccia buona” della globalizzazione e come le differenze siano la vera ricchezza di un mondo complesso e difficile come il nostro. Il mio disco è un’appassionata dichiarazione d’amore al Sud del mondo, dove c’è un forte elemento naturalistico e tanta spiritualità». In tema di fede, però, non ama rivelarsi troppo: «Ho avuto un’educazione cattolica e sono molto attratto dalla religione, anche se ho pudore a parlarne: lo considero l’argomento più intimo della mia vita. Per me è una ricerca continua. Faccio fatica a definirmi cattolico, ma sono affascinato dal messaggio del Vangelo». Lavora soprattutto nel suo cascinale di Cortona, nella campagna Toscana, dove vive con la compagna Francesca e la figlia Teresa di tre anni. «Qui tutti mi conoscono da quando ero bambino, nessuno mi tratta da star. Passo giornate tranquille: scrivo le mie canzoni, sto in studio di registrazione, dipingo, leggo, navigo in rete, sto con la mia bambina. A lei cerco di insegnare la bellezza delle cose, il rispetto della natura, l’onestà e la capacità di lottare per i propri sogni». A chi lo accusa di opportunismo, di usare la pace per vendere più dischi, risponde: «Se opportunista significa cogliere un’opportunità per parlare di un argomento che mi sta a cuore, per sostenere un’idea e farla arrivare a più gente possibile, allora mi va bene: sono un opportunista. Per il resto, io faccio l’artista, dico quello che penso con le mie canzoni e vendo dischi per mestiere. Vivo di questo, non ho mai detto di essere Madre Teresa di Calcutta».
da «Bella» (Edit), 2002
