Quelle cattive ragazze: Sissi e Grace Kelly

Protagoniste di una favola, ma forse vittime del destino

di Mariateresa Truncellito

Sissi: imperatrice triste, madre infelicissima

Sembra uscita da una favola: la principessa ha 24 anni e indossa un vestito bianco, vaporoso come una nuvola. La schiena nuda, la pelle di porcellana e una complessa acconciatura trapunta di stelle di diamanti. Tra le mani, un ventaglio. Guarda divertita l’osservatore, consapevole della sua straordinaria bellezza. È il ritratto più famoso di Elisabetta d’Austria, a tutti nota semplicemente come Sissi o Sisi, nel suo regno. Ma nel quadro preferito da suo marito, l’imperatore Francesco Giuseppe, appare malinconica, con indosso una camicia da notte e i lunghissimi capelli curiosamente annodati sul seno, totalmente disadorna.

Chi è la vera Sissi? La protagonista dell’ultima delle fiabe, come ce l’hanno descritta i tre celebri film interpretati da Romy Schneider? O una donna infelice e tormentata, come appare nella psicobiografia di Gabriele Praschl-Bichler (L’imperatrice Elisabetta, Tea)? Un’anticonformista, vittima della suocera e del rigido cerimoniale della corte Asburgica o una signora altera e lunatica, distaccata dai figli e dal marito perché troppo presa da se stessa? Per cercare conferme o smentite, decine di storici hanno passato la sua vita sotto un’impietosa lente di ingrandimento.

Il destino le corre incontro molto presto, quando è ancora presa dai suoi giochi di bambina. È l’estate del 1853. Sissi ha appena 15 anni: è una ragazza attaccatissima al padre, il duca Massimiliano di Baviera, col quale condivide la passione per il mondo antico, la cetra e il circo. Sua madre, Ludovica, e sua zia, l’arciduchessa Sofia, madre dell’erede al trono d’Austria Francesco Giuseppe, hanno messo a punto un piano perfetto: incontrarsi a Bad Ischl, amena località termale non lontana da Salisburgo, per favorire il fidanzamento dei loro figli. La prescelta però non è Sissi, ma la sorella maggiore Elena, Nenè, che da tempo era stata preparata al ruolo di imperatrice: ha un’indole tranquilla, è obbediente, distinta ed educatissima. Per non destare troppi sospetti, Ludovica porta con sè, in veste di chaperon, anche la piccola Sissi.

L’incontro tra i due giovani però va male: Nenè è agitatissima e "Franzi" trova i suoi lineamenti troppo duri. Di tutt’altro spirito è la sorellina minore, estranea al complotto. La sua allegria e la sua disinvoltura colpiscono il cugino, che se ne innamora a prima vista. Anche se spaventata dalla prospettiva di diventare imperatrice, neppure Sissi rimane indifferente al fascino di Francesco Giuseppe: è bello, giovane (ha 25 anni) ed è lo scapolo più desiderato d’Europa. Ciò che Sissi sa dell’amore lo ha imparato da letture romantiche: se per tutta la vita si lascerà andare ai sogni e alle fantasticherie, figuriamoci a 15 anni. Almeno all’inizio, ricambia sinceramente i sentimenti di Franzi. Ma col passare degli anni sarebbe diventata insofferente al coniuge. E avrebbe detto: «Il matrimonio è un’istituzione insensata. Ti vendono, bambina di quindici anni, e fai un giuramento che non comprendi e che non puoi sciogliere mai più».

Prima delle nozze, Sissi viene sottoposta a un rigido apprendistato del complicato cerimoniale spagnolo della corte Asburgica. Dopotutto, è "solo" la figlia di un duca, e non la rampolla di un sovrano. È molto bella, sì, però ha i denti gialli: perciò deve imparare a contenere le sue risate. Il suo umore peggiora e si sente sempre più malinconica.

Il 24 aprile 1854 la chiesa degli Agostiniani è addobbata di rosso e illuminata da 15 mila candele. Sissi indossa un abito bianco, con strascico, trapuntato d’oro e argento. In testa ha un diadema, dono dell’arciduchessa Sofia, e sul petto un mazzo di rose bianche. È pallida, tesa e non si guarda attorno. Il "sì" è poco più di un sussurro.

La mattina dopo, l’aspetta una sgradita sorpresa: il tavolo per la colazione non è romanticamente apparecchiato solo per due. Tra i presenti, c’è anche la suocera. Anni dopo, Sissi l’avrebbe ricordata come "un’esperienza orribile". Dai resoconti di Franzi alla madre, sappiamo che il matrimonio fu consumato solo durante la terza notte. Elisabetta è molto pudica. I lunghi festeggiamenti la obbligano a udienze, presentazioni, pranzi ufficiali. Ovunque è accolta da grande affetto e entusiasmo. Ma lei si sente a disagio, scrutata da mille curiosissimi occhi.

La vita di Corte non le piace. Le manca la sua famiglia, con la quale terrà per sempre contatti epistolari. Francesco Giuseppe è sempre occupato a governare l’Impero. E tutto fa capo all’arciduchessa Sofia, che non fa altro che criticarla. Se almeno potesse lanciarsi al galoppo, da sola, con i suoi amati cavalli... Ma non si può, per ragioni di sicurezza: Sissi deve muoversi sempre con le dame di compagnia che la suocera ha scelto per lei. Per contrastare la noia, si dedica allo studio delle lingue e della letteratura, e alla poesia. Ogni tanto, invita a Corte i suoi familiari: come la sorellina Maria, con la quale, di notte, si ritrova scalza sui tappeti della Hofburg a fumare di nascosto.

Il conflitto con la suocera peggiora alla nascita della primogenita Sofia: la nonna ritiene che la nuora diciassettenne non sia in grado di occuparsi dell’educazione di sua figlia. Perciò requisisce la neonata nei suoi appartamenti. Lo stesso succederà l’anno dopo, con la nascita di Gisella e, più avanti, con l’erede al trono Rodolfo. Sull’istinto materno di Sissi, però, i biografi non sono tutti d’accordo: secondo alcuni, il solo odore dei lattanti la infastidisce, mentre nelle sue memorie la nipote Maria riferisce questa dichiarazione dell’imperatrice: «I figli sono la maledizione delle madri perché distruggono la loro bellezza, mentre questo è il solo e unico dono che Dio ci manda». Di fatto, nel 1857, quando la piccola Sofia si ammala gravemente, Sissi decide comunque di seguire il marito per un viaggio in Ungheria, dove è molto amata. Tornano, alla fine del giro previsto, appena in tempo per assistere alla morte della bambina. Forse, addirittura dopo.

Nel 1860, la prima fuga solitaria: Sissi è angosciata, i conflitti con la suocera sempre più frequenti. Debilitata da tre parti in quattro anni, col pretesto di trascorrere l’inverno al caldo, parte alla volta del Mediterraneo: Madera, Cadice, Siviglia, Gibilterra, Maiorca, Malta e Corfù. Salvo un velocissimo rientro, sarebbe tornata Vienna quasi due anni dopo.

Nei suoi scritti, Sissi accusa la suocera di averle sottratto i figli. Ma è proprio lei, girando in lungo e in largo per l’Europa, a lasciarli soli per mesi. Solo di fronte all’educazione troppo spartana che gli Asburgo impartiscono a Rodolfo, che non ha ancora 6 anni, Elisabetta annuncia di volersi occupare personalmente di lui. Ma, dopo poche settimane, è di nuovo in viaggio. Con grande delusione del bambino.

Oltre che nei viaggi, nella poesia e nell’occultismo (l’imperatrice sosteneva di essere in contatto mediatico, tra l’altro, col poeta Heinrich Heine) Sissi cerca scampo dall’infelicità in se stessa. In particolare, curando in maniera ossessiva la sua bellezza leggendaria. È alta un metro e settantadue, pesa 48 chili, ha una vita di soli 56 centimetri. Per ottenerla, di notte dorme con panni umidi avvolti attorno ai fianchi e di giorno indossa un busto che richiede un’ora di fatiche per essere stretto al punto giusto. Per sottolineare la silhouette, si fa cucire gli abiti addosso. Ma non solo: si dedica a estenuanti cavalcate e a lunghissime passeggiate di corsa. Pratica la scherma e un paio d’ore di ginnastica quotidiana. Dedica tre ore ai lunghissimi capelli castano dorati, affidati alle cure di Franziska Feifalik, la parrucchiera diventata così intima da sostituirla nelle occasioni ufficiali in cui è visibile solo da lontano.

Sissi mangia pochissimo, a volte nulla. Ama però la cioccolata, le torte alla crema, i gelati e lo champagne. Si lascia andare alla golosità quando può godere della compagnia dei fratelli. Però si prepara a questi incontri sperimentando ogni sorta di dieta dimagrante: latte freddo, uova crude, vino Tokaj, brodo di verdure, carne cruda di manzo. Segna su un diario le misure vitali, prese anche più volte al giorno, e ogni grammo di peso perso. Una leggenda vuole che mangi addirittura seduta su una bilancia. Per curare la pelle, si applica sul viso maschere di carne di cavallo e di fragola, e fa bagni caldi nell’olio d’oliva. Quando cavalca, per non rovinarsi le mani, indossa tre paia di guanti sovrapposti.

A Corte, Sissi non è molto amata: si fa vedere poco, evita i ricevimenti, parla solo in ungherese, perché ha rimpiazzato tutte le dame di compagnia austriache con nobildonne magiare o meno titolate. Come Ida von Ferenczy e la contessa Maria von Festetics e la nipote Maria Larisch-Wallersee, figlia di suo fratello Luigi e di un’attrice, perciò di rango "inferiore". Spesso va con loro a fare shopping in incognito, ma anche a nuotare in mare, contravvenendo a ogni norma di decenza. Queste amicizie femminili, insieme con il vezzo di collezionare ritratti e foto di belle donne di varie nazionalità, avrebbero fatto nascere in più di un biografo il sospetto che Sissi fosse lesbica. Invece è assodato che tali legami non superarono mai i limiti dell’amicizia.

Bella com’e, Elisabetta si diverte a giocare coi sentimenti di numerosi corteggiatori. Compreso il principe di Galles, il futuro Edoardo VII, che, una sera, riceve in vestaglia di pizzo. Ma quando lui si spinge a più ardite avances, l’imperatrice, che aveva prima concordato lo scherzo, si affretta a chiamare a gran voce la nipote Maria. Proprio lei ha scritto: «Era innamorata dell’amore. Si godeva l’adorazione degli uomini come un tributo dovuto alla sua bellezza. Ma i suoi entusiasmi non duravano mai a lungo: la sua sensibilità era troppo artefatta per poter coinvolgere anche i sensi». Di grande importanza è però il legame con il conte Gyula Andrássy, che la coinvolge nella causa ungherese. Bello, attraente, dotato di notevole temperamento, l’imperatrice se ne innamora. Durante i soggiorni in Ungheria, i due passano molto tempo insieme, anche se gli storici ritengono che la relazione non superò mai i limiti delle convenienze.

Francesco Giuseppe (anche se è risaputo che non esita a imbarcarsi nelle avventure) cede a ogni capriccio. Nelle sue molte lettere, non fa che ribadirle il suo amore e supplicarla di tornare a Vienna. Nell’estate 1866, durante la battaglia di Sadowa, dove le truppe imperiali sono sconfitte da quelle prussiane, invoca la sua presenza. Sissi accetta, ma l’incontro non è felice. Lui le scrive: «Torna presto, perché, anche se stavolta sei stata parecchio cattiva e seccante, ti voglio infinitamente bene, al punto che non so vivere senza di te». Proprio per intercessione della moglie, Francesco Giuseppe finisce per assecondare le aspirazioni magiare di pari dignità con l’Austria: nel 1867 lui e Sissi diventano anche re e regina d’Ungheria. Qualche biografo ritiene che la successiva gravidanza dell’imperatrice sia stata un "premio" per l’imperatore. Una voce di popolo, invece, attribuisce la paternità al conte Andrássy. Di fatto, Sissi sceglie di far nascere Maria Valeria proprio in Ungheria, nel 1868. L’ultimogenita sarà la figlia prediletta, l’unica che Sissi porterà con sè nei suoi viaggi.

Alla metà degli anni Ottanta, Sissi lamenta nelle sue poesie l’esaurirsi dell’amore dell’imperatore. Ma è lei, che il più delle volte, voleva essere lasciata sola. Il cameriere personale di Francesco Giuseppe, Eugen Ketterl, ha raccontato: «Se l’imperatore si presentava senza preavviso nelle stanze dell’imperatrice, il personale di servizio spiegava che lei stava ancora dormendo. Invece, non di rado, l’illustre signora era già sui monti, dai quali rientrava solo alla sera: e stanchissima, era meno che mai disposta a ricevere l’imperatore. Capitava spesso che lui la cercasse inutilmente anche per dieci giorni di seguito».

A un certo punto Sissi, forse presa dai rimorsi, decide di trovare una amena compagnia per l’imperatore e gli combina un incontro con l’attrice Katharina Schratt. La loro affettuosa amicizia durerà per tutta la vita.

Nel 1873 la figlia Gisella dà alla luce una bimba: a 37 anni Sissi è nonna. La vecchiaia la terrorrizza: in pubblico, comincia a nascondere il suo viso con velette azzurre o con il ventaglio. Le rughe profonde sono una caratteristica di famiglia: ce lo rivelano le fotografie scattate alle sorelle e alla madre. E il conte Alfons Clary-Aldringen, che ha raccontato così il suo incontro con Sissi, quando era ancora bambino: «Poiché non c’era nessun adulto nelle vicinanze, l’imperatrice non aprì il ventaglio. Ci sorrise... per me fu come una doccia fredda: quello che vidi era un volto che mi sembrò vecchissimo e pieno di rughe».

Senza che nessuno avesse colto le avvisaglie, la tragedia: nel 1889, a Mayerling, il principe ereditario Rodolfo uccide l’amante Maria Vetsera e si suicida. Benché psichicamente instabile fin da ragazzino, dedito all’alcol e alla morfina, per Sissi - che aveva ingnorato i ripetuti appelli della nuora, la principessa Stefania - era un uomo maturo e responsabile, solo un po’ ribelle. Come lei. L’imperatrice cade preda del rimorso e di una profonda depressione: smette di scrivere poesie e veste per sempre di nero, incontrando l’imperatore solo per pochissimo tempo, tra un viaggio e l’altro. Fino al 10 settembre 1898, quando, mentre passeggia lungo il lago di Ginevra, viene pugnalata a morte da un anarchico italiano. «È vissuto solo per i suoi sogni», amava dire Elisabetta d’Austria di Achille, il mitico eroe greco protagonista delle sue fantasticherie. Ma queste parole valgono anche per lei.

Grace: quasi una santa o astuta seduttrice?

«Se il sesso è troppo evidente, non c'è più suspence. Perché scelgo attrici bionde e sofisticate? Bisogna cercare donne di mondo, vere signore che diventano puttane quando sono in camera da letto. Credo che le donne più interessanti, sessualmente parlando, siano le inglesi. Una ragazza inglese, con la sua aria da maestrina, è capace di salire su un taxi con lei e, con sua grande sorpresa, di aprirle i pantaloni. Guardi l'inizio di Caccia al ladro. Ho fotografato Grace Kelly impassibile, fredda, con un'aria classica, molto bella e molto gelida. Ma quando Cary Grant l'accompagna fino alla porta della sua camera, cosa fa? Appoggia improvvisamente le labbra su quelle dell'uomo».

Numerosi biografi si sono affannati per cercare conferme alla descrizione che Alfred Hitchcock fa a Francois Truffaut della sua musa ispiratrice. Troppo bella, inappuntabile e sofisticata per essere vera, Sua Altezza Serenissima Grace Kelly "doveva" nascondere un'anima da dark lady. C'è chi, sotto la sua aria perbene e cool, ha scovato una spregiudicata divoratrice di uomini maturi e sposati, possibilmente utili alla sua ascesa cinematografica e sociale. E chi ha visto convivere il glamour di una principessa e l'infelicità di un'alcolista annoiata. Persino il matrimonio del secolo avrebbe celato un patto d'interesse: ambizione sfrenata per lei e ritorno d'immagine per Ranieri e, soprattutto, per il suo "regno da operetta", come era definito con disprezzo il Principato. La caccia allo scandalo è cominciata subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1982 in un incidente d'auto con circostanze mai chiarite del tutto. Chi sfrecciava al volante sulla Grande Corniche? Grace, colpita da un ictus, secondo la versione ufficiale? O la figlia diciassettenne Stéphanie? Un tragico finale, per quella che era sembrata una bellissima favola.

Ogni ragazza, almeno una volta nella vita, ha sognato il principe azzurro. Ma nel caso di Grace Patricia Kelly, nata il 1 novembre 1929, sognava un'intera famiglia, che mai avrebbe concesso la mano della rampolla a un uomo qualsiasi. Grace, del resto, non era Cenerentola, ma la figlia di un ricco palazzinaro di Filadelfia. Di origine irlandese, ex muratore ed ex campione di canottaggio, John Kelly aveva fatto fortuna con le speculazioni edilizie partendo da un generoso prestito ottenuto dai fratelli, George e Walter, scrittore di spettacoli di vaudeville il primo, e di drammi e commedie il secondo. Grace e i suoi tre fratelli vengono cresciuti nell'agiatezza e nel culto dello sport. Tra gli amici del padre, oltre a potenti politici, ci sono star del cinema del calibro di Frank Sinatra, Ava Gardner, Douglas Fairbanks junior.

Grace è una ragazza timida, di salute cagionevole, poco versata per la matematica ma appassionata di recitazione. A 18 anni riesce a farsi ammettere all'Accademia di arte drammatica di New York. Peter Richardson, il condirettore della scuola si innamora di lei: ma i genitori lo bocciano senza appello, perché non è abbastanza sportivo e muscoloso. A New York vive in un pensionato femminile: è un tipo acqua e sapone, veste abiti semplici, scarpe senza tacco, spesso da tennis, e occhiali da miope. Benché magra, è ossessionata dalla linea e fa una dieta dietro l'altra, a base di tè, miele, pompelmi. Ha poco seno e scarso sex appeal, ma carnagione perfetta, capelli biondo miele, belle gambe e spalle modellate che, insieme col portamento e l'eleganza dei gesti, le permettono di trovare lavoro come modella.

Compare sulle copertine di riviste femminili e nelle reclame di insetticida, birra, sigarette, dentifrici, cosmetici. E conosce la prima testa coronata della sua vita: in occasione di una visita ufficiale negli Stati Uniti dello Scià di Persia, un'amica di famiglia la propone come accompagnatrice. Al termine Reza Pahlavi le regala dei meravigliosi gioielli di Van Cleef: la madre le ordina di restituirli, ma Grace li sfoggia fino al fidanzamento con Ranieri.

Dopo il diploma, debutta in teatro. Ma fatica a trovare dei ruoli: è troppo alta, troppo distinta, troppo carina. Al primo provino per il cinema, incredibilmente, viene giudicata "non bella". Come succede ancora oggi, la fortuna si chiama tivù: conquista una parte in un serial e diventa una beniamina del piccolo schermo. Nel 1951 viene contattata per un film. Deve interpretare la moglie di Gary Cooper: lei ha 22 anni, lui 50. Ma ciò non impedisce che Mezzogiorno di fuoco vinca 4 Oscar. E che tra loro nasca un'amicizia. Forse di più. Comincia così una serie di amori con maturi partner sposati o divorziati.

Grace, in verità, è legata a un coetaneo, Gene Lyons. Ma anche lui non piace alla sua famiglia. L'attrice viene scelta da John Ford come partner di Clark Gable in Mogambo. Tra i due scoppia la passione. Anche Gable ha passato la cinquantina. È divorziato, ma i Kelly, cattolicissimi, non avrebbero mai potuto approvare la loro unione. Grace si consola col cinema: Alfred Hitchock la chiama per Delitto perfetto. Anche questa volta il protagonista, Ray Milland, felicemente sposato da oltre vent'anni, perde la testa per lei. E di nuovo mamma Kelly interviene prontamente per "raddrizzare" la figlia.

Hitchcock "crea" la star Grace Kelly con La finestra sul cortile, accanto a James Stewart. Segue La ragazza di campagna, con William Holden e Bing Crosby. Corteggiata da tutti e due, Grace preferisce il primo, anche se è sposato e la moglie minaccia di "rompere la faccia a quella sgualdrina". Di nuovo, Grace si consola con la carriera, vincendo l'Oscar.
A metà degli anni Cinquanta, mentre è ancora presa dall'attore francese Jean-Pierre Aumont, Grace cede alla corte serrata dello stilista quarantenne Oleg Cassini. Quando lei parte per la Francia, per le riprese di un nuovo film di Hitchcock, Caccia al ladro, lui la segue.

Al ritorno negli Stati Uniti, Grace lo presenta alla sua famiglia. «Furono giorni tremendi», ha raccontato lui. «Suo padre non mi rivolse mai la parola, sua madre era fredda, il fratello ostile». Le ragioni? Le solite: è vecchio, greco-ortodosso, non abbastanza sportivo e, soprattutto, divorziato. E poi è solo uno stilista. La love story si conclude quando Grace decide di sposare il principe Ranieri. «Per una ragazza di Filadelfia, una delle città più snob degli Stati Uniti», ha detto Cassini, «cresciuta in una famiglia borghese la cui massima aspirazione era la scalata sociale, il pensiero di salire su un trono europeo doveva essere inebriante. Era stata tante volte principessa nei suoi sogni di bambina, poi in teatro e al cinema. Le sembrava incredibile di poterlo diventare sul serio, avere un regno da trasformare in un clamoroso palcoscenico dove recitare per sempre».

L'incontro con Ranieri, nella primavera del 1955, in occasione del Festival di Cannes, non era stato un colpo di fulmine. Ma la trovata pubblicitaria di Pierre Galante, un giornalista di Paris Match che pensa ai due per un servizio fotografico nei giardini del palazzo di Montecarlo. Grace riparte per Hollywood, dove l'aspetta la lavorazione del film Il cigno. Ma a questo punto entra in gioco un prete americano, il padre spirituale di Ranieri, Francis Tucker.

Ben al corrente del fatto che la ragion di stato reclamava per il suo nobile protetto un matrimonio e, soprattutto, un erede: altrimenti, come prevede un trattato ancora in vigore, il principato sarebbe diventato territorio francese. Padre Tucker indaga e scopre che Grace, oltre a essere bella, di classe e famosa, ha tutte le carte in regola: è nubile, ricca e cattolica. Perciò organizza un altro appuntamento, a casa dei Kelly, per Natale. Quando Ranieri riparte, Grace ha già un anello di fidanzamento al dito. Con la benedizione di papà e mamma. Quattro mesi dopo, le nozze. Al ritorno dalla luna di miele è già incinta di Caroline.

Il primo anno di matrimonio è, come per molte comuni mortali, il più difficile. Grace è perennemente in vetrina, scrutata e giudicata. I francesi la chiamano "Glace" Kelly, cioè ghiaccio. Si propone di conquistare l'affetto che i monegaschi riservano a suo marito. E il rispetto di re e regine "veri": al suo matrimonio, infatti, l'unico presente era stato Faruk, il sovrano d'Egitto in esilio. Non ci metterà molto. Studia il francese, non manca una manifestazione mondana, si occupa dei malati, dell'arte, della Croce Rossa, di cui è presidentessa, e dell'omonimo ballo benefico, che diventa un'avvenimento di grande risonanza internazionale. È sempre elegantissima e impeccabile. Quando nel marzo 1958 nasce Alberto, il principe ereditario, Monaco impazzisce per Grace.

Il cinema però le manca. Nel 1962 Hichcock, che non si è mai rassegnato alla sua perdita, le offre il ruolo di protagonista in Marnie. Ranieri, dopo Alta società, le aveva proibito di tornare a recitare. E lei ne aveva rispettato la volontà. Del resto, quando nelle rare interviste concesse parlava di lui, diceva sempre "le prince et moi", mai "io e il principe". Ma questa volta non è lui a ribellarsi, ma i sudditi: temono di perdere la loro principessa e che il film, troppo commerciale, non sia degno di lei. Grace, per l'ennesima volta, obbedisce.

Il 13 settembre 2002 Grace, madre e moglie esemplare nella memoria dei monegaschi, sarà morta da vent'anni. A qualcuno, nel frattempo, è già venuto in mente di proporla per la santità.

da «Bella» (Edit) 11 settembre 2001