Intervista a Irene Grandi

di Mariateresa Truncellito

La bambina "kattiva" è cresciuta. Tanto da dare l'assalto alle classifiche con la prima raccolta dei suoi successi: Irene Grandi, fiorentina doc, 31 anni, sta vivendo un momento magico. È appena uscito Irek, un disco che raggruppa i brani più rappresentativi della sua produzione musicale e due inediti: «Sconvolto così» e la scatenata «Per fare l'amore», rappresentata da un video-shock in cui la cantante fa l'amore con un carcerato chiedendogli addirittura un figlio, ma viene "beccata" dal secondino.

Dopo la partecipazione all'Heineken Jammin' Festival, in giugno, e al Festivalbar, dal 20 luglio 2001 Irene attraverserà l'Italia con il suo tour estivo. E c'è da giurarci che travolgerà spettatori e fan con la sua energia. La stessa che ci regala in questa intervista: abbiamo raggiunto la cantanta in Sicilia e abbiamo chiacchierato in riva al mare, in attesa del pranzo. Irene è esplosiva, proprio come appare sul palco: diretta, semplice, comunicativa (con un accento fiorentino davvero irresistibile) e solare, il suo fisico minuto rivela, a sorpresa, una carica travolgente.

Irek è una raccolta del tuo meglio: ma non sei un po' troppo giovane per uscirtene già con "greatest hit"?
«Sì, appunto. Io non ero proprio d'accordo con la scelta della mia casa discografica di presentarlo come "il primo best di Irene Grandi". È vero, sono tutte canzoni molto conosciute, "Dolcissimo amore", "Bum bum", "In vacanza da una vita", "Eccezionale", "Fuori" sono state in classifica e gettonatissime alla radio. Però non mi va di sentirmi una vecchiarda che già tira le somme. E poi come faccio a scegliere qual è mio peggio? Secondo me Irek è soprattutto un percorso che mi rappresenta, sono le canzoni che più di altre hanno una storia che mi appartiene. Dopo il successo di "La tua ragazza sempre" ho scoperto che la gente che veniva ai miei concerti in realtà conosceva tantissime mie canzoni e aveva ben chiaro il mio percorso artistico. Ho voluto fare questa raccolta per chiarirlo anche a me».

Che significa il titolo?
«È il mio nome di battaglia "elettronico". Ha un suono rock, provocatorio: come un verso da bambine cattive che hanno voglia di ridere, urlare e, qualche volta, fare i dispetti»

Qual è il brano a cui sei più affezionata?
«Mah... è difficile rispondere. Per una qualche ragione sono affezionata a tutti: "Un motivo maledetto" perché è stata la prima canzone che ho inciso e in cui credevo tantissimo, con "La tua ragazza sempre" sono stata riconosciuta come un'artista italiana importante, "Se mi vuoi" mi ricorda un periodo bellissimo, il tour con Pino Daniele, "Eccezionale" è una delle mie preferite in assoluto, ironica e intensa, folgorante e diretta, e poi l'ho scritta con una mia amica, una vera figata... E poi ci sono i due inediti, e già li amo un casino: con "Per fare l'amore" la gente ai concerti salta, balla, si diverte da morire e fa divertire anche me, "Sconvolto così" è una ballad un po' spinta, alla mia maniera, un'evoluzione della "Tua ragazza sempre" che nel frattempo è diventata un po' più sicura di sé».

Il videoclip di Per fare l'amore è piuttosto "bollente". Ma perché hai scelto un carcere come set? Volevi mandare un messaggio o solo una scelta artistica?
«Tutt'e due. Ho ricevuto molte proposte per "visualizzare" il brano. Ma di questa mi sono subito innamorata, perché esasperava la provocazione che c'è nella canzone. In questo periodo mi sento molto forte, un po' esagerata diciamo. Voglio anch'io una vita spericolata, va bene? Ecco perché ho scelto un video che dà molta forza alla canzone. E promuove anche una causa che ritengo giusta: permettere a chi è recluso il contatto fisico col partner. Credo possa essere un sostegno fondamentale per favorire il reintegro di queste persone nella società. Anche se uno ha sbagliato, non vuol dire che non ha più diritto all'amore».

Oltre alla musica, mi pare che ti intrighi anche l'arte visiva...
«Moltissimo. In particolare, mi piace tutto ciò che è moderno. Perciò sono molto orgogliosa di aver fatto da madrina a quello che diventerà il primo museo di arte contemporanea di Firenze, nella vecchia Manifattura tabacchi. La mia città è ricchissima di capolavori medievali e rinascimentali, ma forse, proprio per un eccessivo rispetto del passato, è mancato uno sguardo sul futuro. Adesso, finalmente, il Comune con l'aiuto di alcune fondazioni ha deciso di ristrutturare una fabbrica dismessa per mostre d'arte, spazi fotografici, laboratori per artisti e attori, e anche per dare uno spazio alla musica. E io vorrei essere coinvolta, anche se ancora non so come».

Altre passioni di Irene Grandi?
«Mi piace... mi piace... (guarda davanti a sé, ndr) Il mare! Amo tantissimo la Sicilia, l'aria che si respira qua. E poi mi piace viaggiare e mi piace mangiare».

Qual è il tuo piatto preferito?
«Mmm... Sono talmente tanti... Adesso mi piace il sushi!»

Hobby?
«Boh. Non ho tanto tempo libero. Quando ce l'ho, lo passo in modo molto normale, non cerco niente di particolare perché già faccio tutto ciò che mi piace per lavoro. Vado in giro con gli amici, sto in casa e cucino, mi metto in terrazza a prendere il sole. Cose così».

E l'amore? Nelle tue canzoni ne parli tanto: ma hai un fidanzato?
«Ne parlo tanto perché ne pratico poco... Non ho molto tempo neanche per questo, purtroppo. Ho sempre delle storie, comunque. Io amo gli uomini, tantissimo. E le emozioni che danno. Mi piace soprattutto l'inizio di una storia, l'innamoramento. E poi continuo a voler bene al mio ex anche quando la storia finisce, si rimane amici».

Adesso sei da sola o "accompagnata"?
«Adesso no, sono con la mia personal manager...» (ride)

Ma no! Io volevo dire se sei innamorata!
«Ah, scusa... Adesso? Mmm,... sì! Ma non si può dire, non si può dire! Anzi, no, no! Non sono innamorata. Mi ha detto la mia personal manager di dire di no!»

Pensi di aver già vissuto il grande amore? O lo stai ancora cercando?
«Oddio che domanda... Senti... No, da quello che ho capito, penso che un grande amore non è che lo incontri, ma te lo costruisci. Quindi, alla fine, è la volontà che fa la differenza tra un grande amore e un amore e basta».

Però il disco Per fortuna purtroppo è uscito proprio dopo una storia d'amore che ti ha fatto soffrire molto...
«Sì. È vero. In realtà, anche se è un disco un po' triste, quando l'ho realizzato ero proprio innamoratissima e cantare l'amore mi veniva naturale. Ma ero già conscia che la storia prima o poi sarebbe finita. Il disco successivo, Verde, Rosso e Blu, è il risultato della crisi bestiale che ho vissuto dopo che "lui" mi aveva lasciata. Ci sono brani tristissimi, come "Sto peggiorando", ma anche le canzoni della mia rinascita, la mia riconquista della gioia di vivere».

Non è che anche gli uomini ti trovano troppo "bambina cattiva", come nel titolo di una tua canzone?
«(ride) Eh, può essere. Insomma non è facile stare con me: devi capire accettare un sacco di robe. Perché sono piena di contrasti: dolce e passionale, coccolona ma bisognosa di indipendenza. Devi sempre essere disponbile ad avere tanta gente intorno, a viaggiare molto, ma anche a startene a casa ad aspettarmi. Quindi non è semplice avere a che fare con me. Però è molto interessante!».

Dischi a parte, come reagisci ai periodi "no"?
«Mi taglio i capelli. Oppure mi faccio un tatuaggio, come questa spirale che ho sul braccio. E poi la musica mi consola tantissimo; suonare, stare col mio gruppo. Quando è finita la storia d'amore di cui parlavamo prima non mi sono persa un concerto di Elio e le storie tese. Alla fine abbiamo fatto amicizia, li seguivo e qualche volta salivo sul palco per fare un pezzo con loro, così, a sorpresa. Mi dà felicità vedere l'amicizia negli altri, vedere gente che sta bene insieme. Mi aiuta, mi fa sentire che non sono sola, che in giro c'è gente buona che mi può dare una mano».

Hai avuto dei collaboratori straordinari, che hanno scritto canzoni per te: Jovanotti, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Pino Daniele. Con chi ti sei trovata particolarmente in sintonia?
«E sì, qui lo voglio dire: Vasco. Penso che sia quello a cui somiglio di più».

C'è invece qualche musicista con cui sogni di lavorare?
«Vorrei continuare a collaborare con Vasco Rossi. Uno che non conosco molto bene, ma mi piace, è Gianluca Grignani: è anche parecchio bello! E un pazzo scatenato: è ombroso e incazzosissimo, si arrabbia sempre. Però lo trovo simpatico, proprio perché è reattivo, attento a ciò che succede. C'ha un po' tanto ego, come tutti i cantanti forse...»

Ti sei mai ispirata a un'artista che ti ha preceduta?
«Se mi guardo, mi ricordo un po' Cindy Lauper... Anch'io sono una specie di folletto, il mio look è una mescolanza di cose strane. Quando ero ragazzina mi piaceva molto Shade, perché era dolce, bellissima e cantava sottovoce e mi sono ispirata a lei per i miei pezzi più melodici. Invece, per quelli più rock la mia fonte di ispirazione è Aretha Franklin. Ma anche i Police».

A proposito di look: quanto tempo dedichi alla cura della tua immagine?
«Bè, abbastanza. Mi piace, mi diverte, lo ritengo parte dello show, almeno per quanto mi riguarda: a chi importa di come si veste Pino Daniele? Ma per me è un gioco: perciò ho chiesto anche ai miei fan di votare il look col quale mi preferiscono nel mio sito Internet (http://www.irenegrandi.it, ndr). Ho la fortuna di avere un corpo che sta bene con le cose più strane, ho un viso che mi permette di portare i capelli in tutte le maniere. Se i miei genitori mi hanno fatto brava e pure carina, perché non sfruttarlo per lo spettacolo? (ride)»

L'anno scorso, a Sanremo ti sei presentata con i mezzi guantini, la mini e gli anfibi. Poi altre ti hanno copiato...
«Va bè, è anche giusto così...»

C'è qualcuno che ti consiglia o ti inventi tutto da sola?
«All'inizio erano tutte trovate mie. Sai, quando cominci non è che sei molto organizzata. Però era bello, perché avevo già il mio stile: gli anfibi, appunto, i pizzi, le maglie oversize, gli scolli sghembi. C'avevo sempre qualcosa di strambo addosso. A un certo punto però ho sentito il bisogno di un'assistente, perché gli impegni erano sempre di più e sempre più importanti, e non potevo sempre andare a giro co' le solite cose. Ho incontrato Gaya Mugnani: è una ragazza che mi assomiglia, ha il mio stesso gusto pazzo e un po' fuori dai canoni e mi suggerisce idee e accessori surreali. Come il guanto a metà, e la cavigliera che nun serv'a nulla però è ganza, o gli assurdi bracciali con le frange perché fanno spettacolo o, ancora, le ali di farfalla sulla schiena...». Un cameriere fa cenno che il pranzo è pronto. Irene però accetta di continuare l'intervista, ndr.

Sei stata la prima artista italiana "pescate dalla Rete": i primi siti dedicati a te risalgono al 1995, quando Internet muoveva i primissimi passi. Oggi hai un sito ufficiale nuovo di zecca. Il computer ti piace molto?
«In realtà sono un po' ritardataria: ho cominciato ad amarlo adesso. Ho comprato un portatile e ce l'ho sempre con me. Adoro scrivere e-mail e voglio aprire una casella per stare sempre in contatto con i fan».

Com'è il tuo rapporto con loro?
«Le privilegiate sono le mie "bambine kattive", che rappresentano tutti i miei fan: mi hanno seguito in 50 concerti e ormai sono diventate delle amiche a cui voglio tanto bene. Un fan deve avere pazienza per riuscire ad avvicinarsi a un artista, deve seguirlo molto, molto a lungo. Ma quelli molto tenaci, alla fine, li conosco tutti per nome».

A parte gli affezionati, che succede quando li incontri per strada? Ti assaltano?
«Ma no. Solo raramente, quando sono vestita "da scena". Allora si sentono un po' più autorizzati. Ma se mi vedono per conto mio, sono tranquilli. Anche perché io non sono un "pennellone" come Jovanotti, che si riconosce da lontano... Aaah, è arrivato il cibo, che bello!!! Scusami ma tra un pochino ti ritaglio, perché c'ho una fame tremenda. E poi voglio farmi un tatuaggino sul piede, a penna, e se ritardo troppo il tipo se ne va...».

Ok. Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro e quella che invece odi?
«Più di tutto mi piace andare sul palco e cantare. La cosa che mi piace meno... fare le interviste mentre mangio!»

Un'ultimissima domanda e poi ti lascio pranzare: dopo cinque album, tante hit in classifica, Sanremo, il successo, i fans, tuo padre continua a snobbarti e a dirti che sei "in vacanza da una vita?"
«Noooo! Assolutamente, anzi ho messo sotto pure lui. È andato in pensione e adesso lavora più di prima. È il mio rappresentante legale e mi sistema tutte le faccende burocratiche. Poverino, c'ha sempre una quantità di contratti da leggersi, da guardare, da fare. Così impara a dire che cantare non è un modo per guadagnarsi la vita!».

Grazie, Irene, buon appetito.
«Grazie a voi. E un bacione».

Biografia

Irene Grandi è nata il 6/12/1969. Ha esordito nella Firenze degli anni Ottanta, con varie band giovanili (Goppions, La Forma, Le Matte in Trasferta). Nel 1992 inizia a prendere corpo la sua carriera da solista. Scrive le canzoni con Lorenzo Ternelli, in arte Telonio, e riesce a incidere per la CGD «Un motivo maledetto». Nel '93 partecipa a Sanremo Giovani, l'anno dopo al Festival di Sanremo con «Fuori», che convince critica e pubblico. Nel primo album, Irene Grandi, ci sono due pezzi firmati da Eros Ramazzotti e Jovanotti. Nel 1995 esce In vacanza da una vita (400 mila copie vendute) e va in tour con Pino Daniele. Seguono Per fortuna purtroppo e Verde rosso e blu. Nel 2000 arriva seconda al Festival di Sanremo con una canzone di Vasco Rossi e Curreri: «La tua ragazza sempre» e viene eletta artista femminile dell'anno a Vota la voce.


da «Bella» (Edit), 17 luglio 2001