Quando la moda fa male

di Mariateresa Truncellito

Collant alzaglutei che regalano sederini da brasiliana, slip con imbottitura strategica che trasformano gli uomini in irresistibili super-macho, reggiseni corazzati con magici tiranti che alzano, espongono ed esaltano anche il nulla: le ultimissime novità in fatto di moda intima puntano decisamente alla seduzione. E, forse, con buoni risultati. Ma quali sono invece gli effetti di questi indumenti sul benessere e la salute di chi li indossa, magari spesso? Partendo dallo spunto offerto dagli articoli lanciati più di recente sul mercato, abbiamo cercato di guardare la moda con un occhio critico. Naturalmente, con l'aiuto di alcuni specialisti.

L'apparenza inganna

Li abbiamo visti sulle passerelle dell'alta moda e hanno subito scatenato sociologi ed esperti di costume: sono gli slip imbottititi e aderentissimi, studiati per esaltare la virilità dell'uomo degli anni Novanta, anche sotto ai pantaloni. Un ritorno al passato: astucci penici di cuoio sono esibiti con civetteria da molti gentiluomini immortalati nelle tele di grandi pittori di secoli lontani. Eppure, paradossalmente, sembra che questi slip, anziché rendere gli uomini più virili, possano comprometterne la fertilità: è il risultato di una ricerca francese pubblicata sulla rivista «The Lancet». «Lo scroto, cioè la "sacca" in cui sono contenuti i testicoli, è un sofisticato sistema di termoregolazione», spiega il professor Giovanni Colpi, andrologo. «La temperatura dei testicoli deve essere sempre inferiore di circa 3 gradi e mezzo rispetto a quella corporea: solo così la maturazione degli spermatozoi può avvenire correttamente. Questi slip imbottiti costituiscono uno spessore posto fra la pelle dello scroto e l'esterno. Possono quindi alterare la temperatura e danneggiare la spermatogenesi di chi li indossa».

Un'ulteriore conferma viene da studi recentissimi: una delle "riserve" più importanti degli spermatozoi si trova nella coda dell'epididimo, ossia nella parte terminale del canale che sormonta il testicolo e che costituisce una delle vie spermatiche. L'epididimo è arrotolato su se stesso e la coda è posta nella zona più bassa dello scroto, la più lontana rispetto al corpo: ricerche sui primati hanno dimostrato che modificando la posizione della coda dell'epididimo, avvicinandola al corpo e quindi variandone la temperatura, la capacità fecondativa degli spermatozoi si riduce nettamente.

La sacca scrotale, sottile e priva di grassi, favorisce la dispersione del calore. Viceversa, l'uso di jeans troppo stretti impedisce l'aerazione e aumenta la temperatura, compromettendo la maturazione degli spermatozoi. «L'uomo ha un alto numero di spermatozoi malformati, anche in assenza di patologie: nelle condizioni migliori, solo il 40-50 per cento sono perfettamente sani. È una peculiarità negativa che non si riscontra negli animali: si sospetta che una delle cause possa essere proprio il vestiario, che, ancora una volta, avrebbe scombussolato i meccanismi di termoregolazione. Ricordiamo che i pantaloni sono di uso relativamente recente: nell'antichità, erano utilizzati solo dalle popolazioni dei paesi freddi, mentre egizi, greci, romani, per esempio, indossavano tuniche».

Effetto maggiorata

Reggiseno di nuovo sotto accusa: «Dressed to Kill», cioè «Vestito per uccidere» è un libro appena uscito negli Stati Uniti che attribuisce a questo strumento di fascino e seduzione la corresponsabilità dei tumori alla mammella. Secondo gli autori, gli antropologi Sydney Ross Singer e Soma Grismaijer, poiché il reggiseno comprime il sistema linfatico, può aumentare le tossine nei tessuti della mammella e quindi favorire lo sviluppo di tumori: ciò vale in particolare se è indossato giorno e notte. «Non mi sembra una teoria valida», ci rassicura il professor Franco Saibene, direttore del Centro di senologia dell'Ospedale San Paolo di Milano. «Sul drammatico problema dei tumori, nonostante tutto, si sa ancora poco. Tanto è vero che si parla di prevenzione secondaria o diagnosi precoce, perché non siamo ancora in grado di individuare le cause. Non c'è quindi nessun elemento che possa far ritenere tale una stasi linfatica. Oltretutto, nel seno è impossibile: anche immaginando di comprimere molto le parti laterali e modificare il flusso linfatico dalla mammella verso l'ascella, il seno possiede altre vie autonome di scarico verso l'interno del torace, sulle quali credo che nessun tipo di reggiseno possa interferire».

E che cosa dire dei modelli push-up, dotati di ferretti e impalcature, tiranti e sostegni che regalano curve da maggiorata anche alle più efebiche? Fa male costringere le mammelle in una posizione non naturale? «Neppure questi reggiseni hanno controindicazioni» ribadisce il professor Saibene, «soprattutto perché non credo possano essere indossati per tutto il giorno. Se normalmente si usano capi confortevoli e il push-up si riserva alle occasioni speciali, le uniche controindicazioni sono di tolleranza individuale. L'importante è che il reggiseno, di qualsiasi modello, sia della misura giusta». Se è troppo stretto, perché, per esempio scelto di una misura inferiore alla nostra per potenziare l'effetto push-up, può infiammare i tessuti sottocutanei e ostacolarne l'ossigenazione. Alla lunga i tessuti invecchiano e si formano rotolini di grasso sotto il seno o vicino alle ascelle. «Un'altra avvertenza importante è che il ferretto sia adeguato alla grandezza della coppa e abbracci tutto il solco sottomammario. Se è troppo corto o non è ben curvato, le mammelle hanno un sostegno disomogeneo, subiscono una posizione innaturale e anche le ghiandole possono infiammarsi».

Con la stagione calda, la tentazione di levarsi il reggiseno è forte. Niente di male, se il seno è piccolo e sodo. «Possono sorgere dei problemi, quanto meno di tipo estetico, se è invece molto voluminoso. Le mammelle, appoggiate al muscolo gran pettorale, sono come sospese, essendo sostenute solo dalla pelle e da alcuni legamenti. Ecco perché subiscono, col tempo, l'effetto della gravità. Se il seno pende molto verso il basso, nel solco sottomammario a volte la cute può infiammarsi, per esempio per un ristagno del sudore». Sì quindi al reggiseno, possibilmente in cotone, per lasciar traspirare la pelle.

Ma le gambe...

Accessorio, indumento intimo, vero e proprio capo d'abbigliamento: i collant, in innumerevoli varianti di colore, tessuto e consistenza a ogni stagione si propongono con qualche elemento di novità. L'ultima ha riguardato la mutandina, trasformata in un modellatore alla portata di tutte le tasche. «Li ho osservati sin dalla progettazione e ritengo che possano essere utili anche per migliorare la circolazione» afferma il professor Giovanni Agus, angiologo. «L'importante è che oltre alla guaina per glutei e ventre, prevedano una contenzione elastica delle gambe. L'avvertenza riguarda, naturalmente, le donne che già hanno problemi di stasi venosa. Più in generale, guaine, body e modellatori vanno scelti sempre con una mutandina che comprenda anche la coscia, tipo "ciclista", così da non creare ostacoli al reflusso del sangue all'altezza dell'inguine». Allo stesso modo di giarrettiere e jeans attillati, tutto ciò che fa da "laccio" tra inguine e caviglia può` procurare un ristagno del sangue.

Ma non sempre gli indumenti più sexy sono anche quelli più dannosi. Così, mentre le calze autoreggenti non creano problemi, purché abbiano una banda di sostegno abbastanza alta e non fastidiosa, gli innocenti e sportivi gambaletti possono essere responsabili di insufficienze venose. «Dipende dal loro elastico molto sottile», spiega il professor Agus, «che stringe sotto al ginocchio. Se c'è una predisposizione alle varici è meglio non indossarli».

Il mercato oggi offre una vasta scelta di calze a compressione graduata, anche molto belle esteticamente. «Sono prodotti di alta qualità, indispensabili per curare i problemi circolatori, ma anche per prevenirne l'insorgenza, soprattutto in chi passa molte ore in piedi. Prima di acquistarle è opportuno chiedere un consiglio al farmacista o al gestore di un negozio di ortopedia. La compressione, misurata in millimetri di mercurio, varia infatti da una marca all'altra. In ogni caso, il massimo (6-8 millimetri) deve essere alla caviglia, il punto più lontano dal cuore, per poi degradare al ginocchio e ancora di più alla coscia». Il contenimento graduato esercita così una sorta di massaggio, favorendo la risalita del sangue verso l'alto.

Alta nota dolente per le gambe, quasi sempre collegata a problemi di circolazione, è la cellulite. «Sarei molto cauta con i collant alza-glutei», sostiene la dottoressa Magda Belmontesi, specialista in dermatologia presso l'Ospedale San Matteo di Pavia, «Se non sono a compressione differenziata nella gamba, possono provocare un rallentamento del ritorno venoso e, alla lunga, ci si può ritrovare con le caviglie gonfie. Se poi si è soggette alla cellulite, questi collant possono peggiorare la situazione, irritando i tessuti interessati». Gli stessi danni possono provocarli fuseaux, jeans attillati, body elasticizzati: la tensione ischemizza i tessuti cutanei e sottocutanei e favorisce l'accumulo di scorie.

Ricordiamoci che il sistema più efficace per avere una bella linea è il movimento. «Guaine, corsetti o pancere migliorano un addome poco tonico solo in apparenza. E impediscono ai muscoli di lavorare: col tempo la situazione peggiorerà, perché i tessuti non sono più capaci di sostenersi da soli». Se proprio non vogliamo farne a meno, togliamo questi capi appena rientrate a casa. Oppure utilizziamo degli slip solo leggermente contenitivi e modellanti, che possono essere portati anche più a lungo.

Sexy? Solo quando serve

Un paio di pantaloni fascianti, che sottolineano le curve, indossati sopra un collant alza-glutei, per migliorare l'effetto. E, ancora, un body modellante. «È un abbigliamento poco igienico», ammonisce la dottoressa Dina Stefanon, ginecologa dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano. «È meglio indossare soltanto uno di questi capi alla volta. Tutti questi strati di tessuto, magari sintetico, creano infatti una situazione occlusiva, e impediscono alla zona genitale la normale traspirazione. Il risultato è una modificazione del ph vaginale che favorisce la virulenza di germi normalmente presenti, come la candida, fino a delle vaginiti. A volte, basta un semplice salvaslip per causare queste infezioni».

Un accessorio molto sexy e ideale per evitare allergie è il reggicalze: «È allacciato alla vita e quindi non comprime in nessun modo le gambe, oltre a non creare occlusioni a livello della vulva. Sconsiglio invece l'uso dei body, che trovo oltretutto scomodi. In particolare, bisogna stare attente ai gancini metallici della chiusura, posti proprio in corrispondenza della vulva. Se il body è molto contenitivo, può creare addirittura dei microtraumi». Senza contare che possono provocare irritazioni cutanee, soprattutto alle donne che trascorrono molte ore sedute, in ambienti caldi.

L'estate scorsa ci fu il boom delle attrici "smutandate": un vezzo poco igienico. «Appoggiare il proprio tessuto genitale senza nessuna protezione su zone a elevata contaminazione, può portare a infettarsi con muffe e, eccezionalmente, con batteri» spiega il dottor Augusto Semprini, ginecologo. «In effetti è meno pericoloso di quanto sembri: il canale vaginale, verso l'esterno, è protetto da uno strato corneo. La possibilità di contrarre infezioni più gravi, quelle definite a trasmissione sessuale, è molto rara, perché si tratta di germi assai labili, che non resistono all'esterno. Tuttavia, noi occidentali abbiamo la fortuna di vestirci con fibre nobili, le migliori per la dispersione dell'umidità corporea e per evitare macerazioni degli strati superficiali della cute che favoriscono la crescita batterica. Indossare un leggero slip di cotone e` quindi sempre consigliabile».

Così preziosi, così trascurati

Sarà perché sono tanto lontani dalla nostra vista: i piedi, da sempre, sono la parte più bistrattata del nostro corpo. Con loro la moda si è accanita spesso con particolare ferocia. Tuttavia «se un piede è geneticamente sano, continua a rimanerlo anche se è maltrattato da una calzatura sbagliata», spiega il professor Paolo Mossa, direttore del Centro di chirurgia del piede dell'Ospedale di San Donato Milanese. Le gravi malformazioni sono quasi sempre congenite o sono conseguenze di malattie reumatologiche o neurologiche. Ci sono però situazioni intermedie che possono essere aggravate da un uso improprio delle calzature. «Le scarpe strette, portate troppo a lungo, oltre che varie deformazioni, causano un'insufficiente irrorazione sanguigna della cute e delle dita. Le conseguenze sono calli, macerazioni e alterazioni della matrice ungueale. Attenzione però: gli stessi danni possono dipendere da collant troppo stretti in punta, che comprimono le dita in una scarpa comoda».

Ricordiamo che le nostre piccole estremità sopportano tutta la massa scheletrica e muscolare. «In condizioni ottimali, il peso corporeo dovrebbe essere distribuito sull'intera volta plantare. Un tacco di 9 centimetri carica il 100 per cento del nostro peso solo sull'avampiede, che non è anatomicamente predisposto per sopportarlo. L'organismo reagisce tentando di aumentare la base di appoggio dei polpastrelli: la cute si ispessisce e le dita si piegano ad artiglio, per diventare più forti. Le dolorose conseguenze sono lussazioni tra metatarso e falange e la comparsa delle dita a martello. Se c'è una tendenza congenita all'alluce valgo, il sovraccarico peggiorerà la situazione».

Anche una scarpa del tutto priva di tacco non è esente da rischi, se portata quotidianamente: «Il baricentro del corpo cade all'indietro e si possono avere problemi al tendine d'Achille, dolore al tallone e tendinopatie anche irreversibili». E sono altrettanto dannose le scarpe molto pesanti, con suola e tacco grossi e spessi, che costringono il piede a compiere sforzi inutili. «L'uomo è nato per camminare scalzo. Perciò bisogna trovare un giusto compromesso tra protezione e sensibilità del piede. Isolarlo completamente dal suolo ci fa perdere tante sensazioni che sono fondamentali per un perfetto equilibrio, come dimostrano i funamboli che camminano sulla corda scalzi o quasi. Più la scarpa è sottile, più è precisa l'andatura».

L'uso inadeguato di una calzatura imposta dalla moda e non dalla fisiologia ha dunque conseguenze che vanno oltre le estremità. «Se il piede non si appoggia in modo stabile o non è comodo, istintivamente alteriamo la postura per compensare il fastidio. Per esempio, se ci fa male la pianta del piede, camminiamo sul bordo esterno: alla lunga, caviglia, ginocchio, anca e colonna vertebrale assumono posizioni non fisiologiche dolorose, a volte definitive. Ancora, se l'equilibrio plantare è inadeguato, spostiamo in avanti o indietro la testa. Quante artrosi cervicali dipendono dalle scarpe!».

E non è finita qui. I piedi giocano un ruolo fondamentale anche nel complesso sistema circolatorio. «Se l'appoggio al suolo è inadeguato, si ha un'insufficiente spremitura della volta plantare. Qui, nella «soletta di Lejars» si raccoglie il sangue venoso che deve faticosamente risalire dagli arti inferiori verso il cuore: a ogni passo, corrisponde una spinta del sangue verso l'alto, che è tanto più` energica quanto più è intimo l'appoggio tra il piede e il suolo». I tacchi troppo alti, che riducono anche l'articolazione della caviglia, possono quindi aggravare anche le vene varicose.

Quali sono allora le scarpe giuste? «Le calzature andrebbero acquistate di sera, il momento più critico per il piede. Il tacco deve essere di 3-4 centimetri e il materiale il più possibile naturale, tanto più adesso che andiamo incontro alla bella stagione: pelle, cuoio, iuta o tela di cotone o di lino, che facilitano la traspirazione e sono sufficientemente flessibili. Gli uomini dovrebbero evitare le stringhe troppo strette e l'uso dei mocassini per lunghe camminate: sono comode, ma permettono al tallone di uscire dalla scarpa. Un'altra regola di buon senso è il rispetto del ruolo della calzatura: se una commessa indossa i tacchi a spillo per andare a teatro, non avrà nessun problema. Viceversa, se li porta al lavoro. Trovo anche assurdo che uno studente non possa mai fare a meno delle scarpe da ginnastica, che andrebbero usate solo per lo scopo per cui sono state costruite. Indossate a lungo, impediscono la traspirazione, favorendo lo sviluppo di micosi, verruche, lesioni, oltre che tendiniti dovute alla suola piatta».

Borchie a fior di pelle

Anellini, palline, barrette di metallo, chiodi e catenelle infilati sotto la cute, sulla lingua, sugli organi genitali, sui capezzoli, sull'ombelico. La moda del piercing, direttamente dall'America, è arrivata anche da noi. Ma quali sono i suoi rischi? «Si tratta di operazioni molto dolorose, che richiedono un elevato tributo di sangue e parecchio tempo per cicatrizzare», spiega la dottoressa Magda Belmontesi, dermatologa. «È indispensabile che l'applicazione avvenga nella totale sterilità. C'è infatti il pericolo di venire in contatto con aghi o superfici infette, per esempio dal virus dell'epatite. Una volta che l'anellino è inserito nella cute, c'è la possibilità di una reazione allergica, con arrossamento, gonfiore, dolore pulsante. Basti pensare che ciò accade spesso con la semplice foratura dei lobi delle orecchie: il rischio è maggiore se il corpo estraneo metallico è inserito in una zona non cartilaginosa, come l'ombelico o i genitali, ricchi di terminazioni nervose». «Il capezzolo è una struttura molto delicata», aggiunge Franco Saibene, senologo, «a cui fa capo un complesso sistema di dotti, destinati al passaggio del latte. Proprio perché è in comunicazione con l'esterno, il capezzolo è pieno di germi: aggiungendo un corpo estraneo si possono avere infezioni, alterazioni del sistema dei dotti, fino a vere e proprie mastiti localizzate e ricorrenti».

da «Starbene» (Mondadori)